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È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein
Mishna. CHI DEPOSITA DELLE MONETE PRESSO UN SUO AMICO, SE COSTUI LE LEGÒ E SE LE GETTÒ DIETRO ALLE SPALLE O LE CONSEGNÒ A SUO FIGLIO O A SUA FIGLIA MINORI E CHIUSE DI FRONTE A LORO IN MANIERA NON ADEGUATA - È CHAYAV, PERCHÉ NON LE CUSTODÌ COME SON SOLITI FARE I CUSTODI. SE LE CUSTODÌ COME SON SOLITI FARE I CUSTODI È PATUR.
Ghemara.La Ghemara obietta:
Vada per tutti gli altri casi a cui accenna la Mishna in cui il custode è chayav perché non custodì come son soliti fare i custodi, ma se le legò quelle monete e se le gettò dietro alle spalle cosa manca nella custodia? Cosa avrebbe dovuto fare?
La Ghemara risponde:
Disse Rava in nome di R'Yitzchak: Disse il versetto (Deuteronomio 14, 25) a proposito del riscatto del ma'aser sheni: E serrerai il denaro nella tua mano - che vuol dire anche se sono serrati i denari in un fagotto siano nella tua mano e non buttati all'indietro sulla schiena se vuoi che la custodia di essi sia effettiva.
 

La Ghemara riporta altri insegnamenti dello stesso R'Yitzchak in qualche modo connessi all'argomento in discussione:
E disse ancora R'Yitzchak: Che ciascuno tenga sempre il proprio denaro a portata di mano e non lo affidi in posti lontani perché è scritto: E serrerai il denaro nella tua mano.
La Ghemara riporta un secondo insegnamento:
E disse ancora R'Yitzchak: Che ciascuno divida sempre le proprie monete in tre parti, un terzo investa in terreni, un terzo in affari e un terzo a portata di mano.
La Ghemara riporta un terzo insegnamento:
E disse ancora R'Yitzchak: La benedizione non si trova se non nella cosa samui celata alla vista, perché è detto: (Deuteronomio 28, 8) Che il Signore ordini su di te la benedizione sui tuoi asam - depositi. La parola asam - deposito viene collegata con il termine samui - celato per dire che la benedizione viene ordinata sulla cosa celata.
La Ghemara riporta un simile insegnamento da una Baraita:
Insegnavano gli studiosi dell'Accademia di R'Yishmael: LA BENEDIZIONE NON SI TROVA SE NON SULLA COSA SU CUI L'OCCHIO NON DOMINA, PERCHÉ FU DETTO: CHE IL SIGNORE ORDINI SU DI TE LA BENEDIZIONE SUI TUOI DEPOSITI.
La Ghemara porta una Baraita inerente la benedizione sui raccolti:
Insegnarono Rabbanan: CHI SI ACCINGE A MISURARE IL SUO RACCOLTO, DICE: SIA LA TUA VOLONTÀ, SIGNORE NOSTRO DIO, CHE TU INVII LA BENEDIZIONE SULL'OPERA DELLE NOSTRE MANI. COMINCIÒ A MISURARE, DICE: SIA BENEDETTO COLUI CHE INVIA LA BENEDIZIONE SU QUESTO MUCCHIO. MISURÒ E DOPO DI CHE BENEDÌ - QUESTA È UNA PREGHIERA INVANO, PERCHÉ LA BENEDIZIONE NON SI TROVA NELLA COSA PESATA E NON NELLA COSA MISURATA, E NON NELLA COSA CONTATA, MA SULLA COSA CELATA ALL'OCCHIO, PERCHÉ FU DETTO: CHE IL SIGNORE ORDINI SU DI TE LA BENEDIZIONE SUI TUOI DEPOSITI.
 

La Ghemara torna all'argomento della custodia del denaro:
Disse Shmuel: Il denaro non ha altra custodia se non nel terreno.
La Ghemara aggiunge:
Disse Rava: Tuttavia Shmuel ammette che se il denaro venne affidato ad un custode alla vigilia del Sabato vicino al tramonto, non gli imposero Rabbanan di seppellire il denaro perché la custodia venga considerata adeguata e il custode non venga ritenuto colpevole nel caso di furto. Ma se aspettò all'uscita del Sabato il tempo che si impiega per seppellirlo e non lo seppellì - è chayav. Ma se quello che affidò il denaro è uno studioso della Tora il custode non è ritenuto colpevole se non si è affrettato a seppellire il denaro perché ha pensato: Forse gli servono i soldi per l'avdala - la cerimonia di separazione dal Sabato che uno studioso della Tora certo si premura di fare con un calice di vino, per l'acquisto del quale potrebbe servirgli parte del danaro dato in deposito.
La Ghemara fa notare come la disposizione di Shmuel di seppellire il denaro non era valida se non nella sua epoca:
Ma oggigiorno che pullulano i battitori che battendo il terreno con delle picche vanno in cerca dei buchi in cui è conservato il danaro - non vi è per essi i denari custodia se non al di sopra della trave che regge il tetto della casa.
La Ghemara fa notare come in un'altra epoca anche sopra la trave non è sicuro:
Ma oggigiorno che pullulano gli scoperchiatori che aprono da sopra il tetto per impadronirsi del danaro nascosto sulle travi - non vi è per essi i denari custodia se non tra le file di mattoni che formano i muri della casa.
La Ghemara riporta un parere discordante:
Disse Rava: Ma Shmuel ammette che la custodia si valida nel muro anche senza infilarli tra le file dei mattoni. 
La Ghemara fa notare come in un'altra epoca anche tra le fine dei mattoni non è sicuro:
Ma oggigiorno che pullulano quelli che sanno percuotere i muri in modo da sentire dal suono dove son nascosti i denari - non vi è per essi i denari custodia se non nella parte inferiore del muro nel palmo prossimo al terreno o nella parte superiore del muro nel palmo prossimo alla trave. In tali posti è impossibile sentire la presenza di buchi tramite la percussione.
 

La Ghemara si sofferma sulla profondità a cui il denaro deve essere seppellito secondo l'insegnamento di Shmuel:
Disse R'Acha il figlio di R'Yosef a R'Ashi: Là in Pesachim 31b la Mishna insegna: LA SOSTANZA LIEVITATA SU CUI È CROLLATO UN MURO SI CONSIDERA ELIMINATO, RABBAN SHIMON BEN GAMLIEL DICE: QUELLO CHE IL CANE NON PUÒ ANDARE IN CERCA. Ed insegna al proposito una Baraita: QUANTO È LA RICERCA DEL CANE - TRE PALMI.
La Ghemara arriva alla sua domanda:
Qui nel caso del seppellimento del denaro quale è la regola? Forse che ci vogliono i tre palmi o no?
La Ghemara spiega:
Gli disse R'Ashi: nel caso delle sostanze lievitate per via dell'odore che stimola il cane a cercare ci vogliono i tre palmi, qui nel caso del denaro in cui lo si seppellisce per celarlo alla vista - non ci vogliono i tre palmi.
La Ghemara conclude:
E quanto si seppellisce il danaro? Disse Rafram da Sichra: Un palmo.
 

La Ghemara riporta una serie di episodi concernenti la custodia del denaro:
C'era un tale che depositò i soldi presso un suo amico, quello li nascose in una capanna di rami di salice, e furono rubati. Disse R'Yosef: Benché una capanna di rami di salice nei riguardi dei ladri si possa considerare una valida custodia, perché i ladri non vanna a cercare denaro in capanne di rami di salice, nei riguardi del fuoco - è da considerarsi una negligenza, vi è in questo caso un inizio caratterizzato da negligenza in quanto non ha sepolto il danaro per proteggerlo dal fuoco e una fine caratterizzata da ones quando il danaro fu rubato dalla capanna - e in tal caso il custode è chayav.
La Ghemara riporta una formulazione alternativa  dell'insegnamento di R'Yosef:
E c'è chi dice: Benché una capanna di rami di salice nei riguardi del fuoco - è da considerarsi una negligenza, nei riguardi dei ladri può considerarsi una valida custodia, e quando l'inizio è caratterizzato da negligenza e la fine da ones - il custode è patur.
La Ghemara stabilisce l'halacha:
E questa è l'halacha: Un inizio caratterizzato da negligenza e una fine caratterizzata da ones - rende il custode chayav.
 

La Ghemara porta un altro episodio:
C'era un tale che depositò i soldi presso un suo amico, quando gli disse: Dammi i mie soldi, quello gli disse: Non so dove li ho nascosti. Il custode si presentò a Rava per essere giudicato e Rava gli disse: Ogni "non so" - è da considerarsi una negligenza, va e paga.
 

La Ghemara porta un altro episodio:
C'era un tale che depositò i soldi presso un suo amico, questi li consegnò a sua madre perché li mettesse viae costei li nascose in una cassa, e vennero rubati. Disse Rava: Come giudicheranno i giudici un simile caso? Se diciamo a lui al custode: Va e paga perché hai tutta la reponsabilità sul pegno come ogni custode che delegò un altro custode all'insaputa del proprietario, quello potrebbe dire: [daf 42b] Ognuno che deposita - con l'idea della moglie e dei figli maggiori e degli altri membri responsabili della famiglia egli deposita - come dire che li deposita presso quella famiglia nel suo complesso. Se diciamo a sua madre: Va e paga perché non hai sepolto il denaro e la tua custodia non era valida. Lei potrebbe dire: Non mi disse che non erano suoi, perché se me lo avesse detto avrei capito che dovevano essere custoditi per lungo tempo e allora li avrei seppelliti. Se gli diciamo: Perché non glielo hai detto? Potrebbe dire: Tanto più, se le avessi detto che erano miei vi avrebbe fatto ancora più attenzione. Se lei pensò che i soldi fossero miei e ne avessi bisogno tra breve, questa è stata solo una sua supposizione indipendente dalla mia responsabiltà.
La Ghemara decide l'halacha:
Disse invece Rava: Giuri lui il custode che quei soldi li dette a sua madre, e giuri sua madre che nascose quei soldi nella cassa, e il custode è patur dall'obbligo di risarcire il proprietario.
 

La Ghemara riporta un altro episodio:
C'era un certo tutore di orfani che a quegli orfani comprò un bue e lo consegnò al mandriano, ma quel bue non aveva molari e incisivi per mangiare e morì. Disse Rami bar Chama: Come giudicheranno i giudici un simile caso? Se diciamo al tutore: Va e paga, potrebbe dire: Io lo consegnai al mandriano. Se diciamo al mandriano: Va e paga, potrebbe dire: Io l'ho messo il bue degli orfani assieme agli altri buoi, gli ho gettato il cibo, non sapevo che non mangiava.
La Ghemara si meraviglia:
Insomma, il mandriano è un custode a pagamento degli orfani, doveva fare attenzione se il bue mangia o no!
La Ghemara spiega:
Se c'è una perdita per gli orfani - certo, ma qui di cosa ci stiamo occupando? Di un caso in cui non c'è una perdita per gli orfani, perché venne fuori il proprietario del bue sdentato e gli orfani ricevettero da lui i soldi indietro.
La Ghemara domanda:
Ma allora chi sporge causa?
La Ghemara risponde:
Il proprietario del bue sporge causa contro il tutore che prese da lui il bue e presso il quale il bue è morto: Egli doveva farmelo sapere che il bue era senza denti e me lo sarei ripreso!
La Ghemara obietta:
Cosa c'era da fargli sapere che lui già non sapesse? Egli lo sapeva che era una vendita fasulla!
La Ghemara spiega:
Il venditore non era l'allevatore del bue ma si tratta di un mediatore che vende qui e compra là e non conosce così bene gli animali.
La Ghemara decide l'halacha:
Quindi, quello il venditore giura che non sapeva che il bue non aveva denti e il mandriano gli paga il prezzo della carne a buon prezzo cioé i due terzi del prezzo regolare.
 

La Ghemara porta un quinto episodio:
C'era un tale che depositò del luppolo presso un suo amico, e anche quello l'amico possedeva per conto suo un mucchio di luppolo. Disse l'amico al suo fattore: Prendi da questo mucchio del mio luppolo per fare la nostra birra. Il fattore andò e prese dall'altro mucchio, quello dato in custodia. Disse R'Amram: Come giudicheranno i giudici un simile caso? Se diciamo a lui stesso che aveva preso in custodia il luppolo dell'amico: Va e paga - potrebbe dire: Io gli dissi al mio fattore prendi da questo. Se diciamo al suo fattore: Va e paga, potrebbe dire: Non mi ha detto da quello prendi e da quello non prendere. 
La Ghemara obietta:
Ma se il fattore si attardò il tempo necessario per portargli il luppolo dal suo mucchio che era vicino e non glielo portò perché andò a prenderlo dal mucchio dato in consegna che era più lontano, è chiaro al custode che il fattore ha preso il luppolo dal mucchio in consegna, e se egli non gli dice niente vuol dire che gli va bene! Come mai R'Amram non trovò il modo di incriminare in base a ciò il custode?
La Ghemara risponde:
Stiamo parlando del caso in cui non si attardò perché i due mucchi erano alla stessa distanza.
La Ghemara obietta ancora:
Alla fin fine che perdita c'é, egli ci ha guadagnato dal fatto che fu usato il luppolo dell'amico, che venga obbligato a risarcire il luppolo usato prendendolo dal mucchio suo!
La Ghemara spiega:
Disse R'Samma il figlio di Rava: C'é sì una perdita nel caso in cui la birra inacidì ed il custode non ebbe nessun vantaggio dal luppolo preso dal mucchio dato in custodia. 
La Ghemara riporta una seconda spiegazione:
R'Ashi disse: C'é sì una perdita nel caso in cui il luppolo dato in custodia era cattivo perché misto con spini

È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein