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26a CHOMER BAKODESH CAPITOLO TERZO CHAGHIGA

 
 
 
È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein

 
 
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Mishna  [da Daf 25b: Questa Mishna presenta un altro esempio in cui la legge della teruma è più restrittiva di quella del kodesh:
Da la città di Modiim e verso l'interno, verso Yerushalaym, ['ame haarez] sono degni di fede circa la tahara di recipienti di terracotta, di cui non c'è un sufficiente rifornimento a Yerushalaym. Da Modiim e verso l'esterno, via da Yerushalaym, ['ame haarez] non sono degni di fede. In che maniera? Il vasaio che vendette i recipienti: Se egli entrò nella direzione interna di Modiim, questo vasaio, questi recipienti e da questi compratori, sono degni di fede. Se uscì da Modiim, nella direzione opposta a Yerushalaym. egli non è degno di fede.
Ghemara La Mishna dichiarò Modiim il confine per l'affidabilità degli 'ame haarez circa la tahara dei recipienti di terracotta. La Ghemara discute lo status di Modiim stessa a questo riguardo:
Una Baraita insegnò: Riguardo all'affidabilità di un vasaio 'am haarez, la città di MODIIM stessa è A VOLTE considerata COME VERSO L'INTERNO di Modiim, a A VOLTE COME VERSO L'ESTERNO di Modiim. COME SAREBBE? Se ILVASAIO STA USCENDO dalla parte interna della città , E ILCHAVER STA ENTRANDO a Modiim dall'esterno, e si incontrano a Modiim, la città stessa è COME l'area che va VERSO L'INTERNO. Così, il chaver può acquistare il recipiente qui. Se TUTTI E DUE STANNO ENTRANDO nella città dall'esterno, -- fino a qui da Daf 25b] O se ENTRAMBI STANNO USCENDO dalla parte interna della città, la città stessa è COME l'area che va VERSO L'ESTERNO. Così, il chaver non può acquistare il recipiente qui.
La Ghemara fornisce una prova per questa distinzione a partire dalla nostra Mishna:
Disse Abbaye: Noi anche imparammo ciò nella nostra Mishna. Perchè la Mishna prima affermò: IL VASAIO CHE VENDETTE I RECIPIENTI: Se EGLI ENTRÒ NELLA DIREZIONE INTERNA DI MODIIM . . . egli è degno di fede. Questo implica che la ragione per cui egli è degno di fede è perchè egli si trova nella direzione interna di Modiim, ma se si trovasse a Modiim stessa, egli non sarebbe degno di fede. Ma prendiamo in considerazione la fine della Mishna. Se USCÌ da Modiim, EGLI NON È DEGNO DI FEDE. Questo implica che soltanto nel caso in cui egli si trova fuori da Modiim egli non è degno di fede, ma se si trova in Modiim stessa, egli è degno di fede. A quanto pare le due assezioni della Mishna sono in contraddizione tra loro!
La Ghemara riporta la conclusione di Abbaye:
Ma da questa apparente contraddizione non impariamo dunque che qui (nella fine della Mishna) si parla del caso in cui il vasaio sta uscendo dalla parte volta verso l'interno della città e il chaver sta entrando nella città dall'esterno, mentre qui (nell'inizio della Mishna) si parla del caso  in cui essi stanno tutti e due uscendo dalla parte volta verso l'interno o tutti due entrando nella città dall'esterno. Nel secondo caso della Mishna, il vasaio è degno di fede a Modiim stessa, nel primo caso, non lo è.
La Ghemara approva la conclusione di Abbaye:
In effetti, possiamo imparare ciò da qui.

La Mishna affermò che da Modiim e verso l'interno, gli 'ame haarez sono degni di fede circa la tahara dei recipienti di terracotta. La Ghemara scende ora in particolari:
Una Baraita insegnò: essi sono degni di fede circa la taharadi piccoli recipienti di terracotta da usarsi per il kodesh. Non sono tuttavia degni di fede circa grandi recipienti di terracotta o anche piccoli ma da usarsi per la teruma.
La Ghemara cita una disputa di Amoraim intorno a questo argomento:
Disse Resh Lakish: [Rabbanan] non insegnarono questa legge se non per [recipienti] vuoti, ma nel caso di [recipienti] pieni - no, lo 'am haarez non è degno di fede. Ma R'Yochanan disse: Lo 'am haarez è degno di fede anche nel caso di [recipienti] pieni, e persino se la sua veste è all'interno [del recipiente].
La Ghemara mette in chiaro la posizione di R'Yochanan:
E disse Rava: Ma R'Yochanan ammette riguardo ai liquidi stessi che essi sono tame, nonostante che il recipiente sia tahor. E non meravigliarti dell'apparente incongruenza, perchè ne troviamo di simili altrove. Perchè nel caso di una borraccia di legno piena di liquido che è protetta dalla tuma del cadavere da un recipiente di terracotta, la borraccia è tame della tuma di sette giorni del cadavere per decreto rabbinico, mentre il liquido è tahor. Lo status della borraccia non è dipendente dallo status del liquido e viceversa. Vediamo dunque che nell'ambito di decreti rabbinici, questo tipo di situazioni sono possibili.

Mishna Questa Mishna presenta due ultimi esempi in cui la legge della teruma è più restrittiva di quella del kodesh:
Gli addetti alla riscossione dei tributi che entrarono nella casa e similmente i ladri che restituirono i recipienti di terracotta che avevano rubato sono degni di fede se dicono: "Non abbiamo toccato." Tuttavia, noi li riteniamo degni di fede solo riguardo al kodesh, ma non riguardo alla teruma.
Il secondo esempio:
E a Yerushalaym, [gli 'ame haarez] sono degni di fede circa la tahara del kodesh, ma non circa la tahara della teruma. E durante le feste, essi sono degni di fede anche circa la tahara della teruma.
Ghemara La Mishna affermò che si gli addetti alla riscossione dichiarano di non aver toccato gli altri recipienti della casa, essi sono degni di fede. La Ghemara mette ciò in discussione a partire da un'altra Mishna:
Ma mettila a confronto con la seguente Mishna del Trattato Taharot (7:6): Se gli addetti alla riscossione dei tributi entrarono nella casa, tutto il contenuto della casa è tame, perchè noi presupponiamo che essi rovistarono dappertutto nella casa. Essi non son ritenuti degni di fede circa la tahara di alcun oggetto, persino quelli da essere usati per il kodesh.
La Mishna non ritiene degni di fede gli addetti alla riscossione circa la tahara degli oggetti della casa e ciò contraddice quanto apprendemmo dalla nostra Mishna.
La Ghemara risolve la contraddizione:
Non vi è difficoltà. Questa (la Mishna di Taharot) sta parlando del caso in cui c'era un gentile con loro durante la loro ricerca, questa (la nostra Mishna ) sta parlando del caso in cui non c'era un gentile con loro durante la loro ricerca. Perchè imparammo nella stessa Mishna di Taharot: SE C'È UN GENTILE CON LORO, ESSI SONO DEGNI DI FEDE SE DICONO:"NON ENTRAMMO", MA NON SONO DEGNI DI FEDE SE DICONO: "ENTRAMMO, MA NON TOCCAMMO".
La Ghemara chiede:
E quando c'è un gentile con loro, che fa? In che modo questo inficia la loro credibilità circa la tahara?
La Ghemara risponde:
Questa domanda fu rivolta a R'Yochanan e R'Elazar. Uno disse: La paura del gentile incombe su di loro. Gli addetti temono che egli li punisca per mancanza di zelo, e perciò rovistano dappertutto e non sono più degni di fede se dicono: "Questo non toccammo". E l'altro disse: La paura della monarchia incombe su di loro. Essi temono che il gentile faccia rapporto al re e perciò gli fanno vedere che rovistano dappertutto.
La Ghemara chiede:
Quale è la differenza pratica tra le loro opinioni  [di R'Yochanan e R'Elazar]?
La Ghemara spiega:
C'è una pratica differenza tra le loro opinioni nel caso di un gentile che non è autorevole. Uno che non è autorevole non può personalmente punirli, anche se può far rapporto al re sul loro operato.

La Ghemara riporta il passo successivo della Mishna:
E SIMILMENTE I LADRI CHE RESTITUIRONO I RECIPIENTIdi terracotta che avevano rubato.
La Ghemara mette in evidenza una contraddizione tra questo ordinamento e la continuazione della Mishna di Taharot sopra citata:
Ma mettila a confronto con la seguente Mishna del Trattato Taharot: Se i ladri entrarono in casa, non è tame che il posto dove i ladri hanno messo i piedi, in quell'area è presumibile che essi hanno toccato ogni cosa. Essi non sono degni di fede circa la tahara di alcun oggetto. Ora, se i recipienti nel luogo dove sono passati son ritenuti tame, tanto più devono esserlo i recipienti che essi rubarono e ora restituiscono! Ma la nosta Mishna dice che essi sono degni di fede quando dicono che i recipienti da loro rubati sono tahor!
La Ghemara risolve la contraddizione:
Disse Rav Pinchas in nome di Rava: La nostra Mishna sta parlando del caso in cui [i ladri] fecero teshuva, siccome si pentirono, essi sono degni di fede.
La Ghemara sostiene questa spiegazione:
Questo è anche indicato da una precisa [lettura] della Mishna, perchè nel descrivere i ladri, [la Mishna] afferma: CHE RESTITUIRONO I RECIPIENTI. Senza dubbio sta parlando di ladri pentiti.
La Ghemara conclude:
In effetti noi possiamo imparare da qui che la Mishna parla di ladri pentiti.

La Ghemara riporta il passo successivo della Mishna:
E A YERUSHALAYM, [GLI 'AME HAAREZ] SONO DEGNI DI FEDE CIRCA la tahara del KODESH.
La Ghemara cita una Baraita esplicativa:
Una Baraita insegnò: Questo significa che a Yerushalaym essi sono degni di fede circa la tahara di grandi recipienti di terracotta che saranno usati per il kodesh. Perciò a Yerushalaym, i chaverim possono acquistare tali recipienti dagli 'ame haarez.
La Ghemara chiede:
Ma perchè tanto? - perchè Rabbanan dovettero concedere una tale facilitazione, di comperare recipienti grandi a Yerushalaym e piccoli persino a Modiim, dagli 'ame haarez?
La Ghemara spiega:
È perchè non si fanno fornaci a Yerushalaym, e quindi vi è scarsezza di recipienti di terracotta. Perciò, nella zona di Yerushalaym, non c'è altra soluzione che il permettere di comperare i recipienti dagli 'ame haarez.

La Ghemara riporta il passo conclusivo della Mishna:
E DURANTE LE FESTE, essi sono degni di fede ANCHE CIRCA la tahara delLA TERUMA.
La Ghemara si chiede quale sia la fonte di questo permesso:
Da dove sono note queste cose? Disse R'Yehoshua ben Levi: Perchè un versetto affermò: E si riuniscano tutti gli uomini di Israel nella città come un sol uomo, compagni (chaverim). Noi vediamo da questo versetto che quando gli Yehudim si raccolgono in un luogo, la Scrittura li considera tutti chaverim, anche quelli che di solito sono nello status di 'am haarez. Rabbanan interpretarono il versetto come un permesso di sospendere i normali decreti degli 'ame haarez durante le tre feste di pellegrinaggio - Pesach, Sukkot e Shavuot - quando tutti gli Yehudim si riuniscono a Yerushalaym. Durante questi periodi gli 'ame haarez sono considerati chaverim e perciò degni di fede circa la tahara della teruma.

Mishna La Mishna presenta una disputa rilevante agli effetti della sospensione della tuma dello 'am haarez durante le feste di pellegrinaggio:
Se [un mercante chaver] apre la sua botte di vino o comincia a impastare uno nuovo impasto per venderlo a Yerushalaym in occasione della festa, e gliene resta un po' dopo la festa, R'Yehuda dice: egli può finire di venderlo dopo la festa, ma i Chachamim dicono: egli non può finire di venderlo dopo la festa, perchè è stato reso tame dal contatto con gli 'ame haarez
Ghemara La Ghemara presenta un'inchiesta circa l'opinione dei Chachamim:
Sedevano R'Ami e R'Yzchak Nafcha nella veranda di R'Yzchak Nafcha. Uno aprì la discussione e disse: Secondo i Chachamim , che proibiscono la vendita del vino e dell'impasto dopo la festa, quale è [la legge] riguardo a che [il chaver] li metta da parte per la prossima festa, e li venda allora? L'altro gli disse: Per tutta la festa, le mani di tutti lo toccano, e tu dici: "Mettilo via per la prossima festa"? I cibi sono stati resi tame e non possono più esser venduti! [Il primo] gli disse: E fino ad ora, per tutta la festa, non è anche che le mani di tutti lo toccano? Ciononostante, noi permettiamo al chaver di venderli durante la festa. Perchè, dunque, non gli permettiamo anche di venderli nella prossima festa? [L'altro] gli disse: Così tu dici ora? È comprensibile che fino ad ora, cioè durante la festa, il cibo possa essere venduto, perchè durante la festa il Misericordioso ha reso tahor la tuma dello 'am haarez. Anche se gli 'ame haarez toccano e contaminano i cibi, noi non consideriamo questa tuma durante la festa. Tuttavia, ora che la festa è passata, [il cibo] è tame retroattivamente, dal momento che venne in contatto con lo 'am haarez! Perciò al chaver è proibito venderlo nella prossima festa.
La Ghemara tenta di risolvere il problema:
Diciamo che [questa disputa tra R'Ami e R'Yzchak Nafcha] è la stessa di una disputa tra Tannaim. Perchè una Baraita insegnò, riguardo al cibo rimasto dopo la festa: LO METTE DA PARTE PER LA PROSSIMA FESTA e lo vende allora. Ed un'altra Baraita insegnò:NON LO METTE DA PARTE PER LA PROSSIMA FESTA. Non è, dunque, [questa disputa] la stessa di una disputa tra Tannaim? A quanto pare, lo è. 
La Ghemara respinge questa soluzione:
No, questa disputa non verte affatto sull'opinione dei Chachamim.Piuttosto, quello che [la prima Baraita] ha insegnato, LO METTE DA PARTE, riflette l'opinione di R'Yehuda (della nostra Mishna), che permette di vendere il cibo dopo la festa, e quello che [la seconda Baraita] ha insegnato, NON LO METTE DA PARTE, riflette l'opinione di Rabbanan (cioè i Chachamim della nostra Mishna) che non permetto di vendere il cibo dopo la festa. Tuttavia le Baraitot non rappresentano un disaccordo tannaitico sull'opinione dei Chachamim della nostra Mishna.
La Ghemara obietta:
Ma tu veramente pensi che la Baraita che permette la vendita del cibo nella prossima festa rappresenta l'opinione di R'Yehuda? Ma nella Mishna R'Yehuda disse: EGLI PUÒ FINIREdi vendere il cibo dopo la festa, che significa che egli non deve attendere fino alla prossima festa! È evidente che questa Baraita non riflette il parere di R'Yehuda.
La Ghemara perciò interpreta le Baraitot differentemente:
Piuttosto, quello che [la seconda Baraita] ha insegnato, NON LO METTE DA PARTE,  riflette l'opinione di R'Yehuda, e quello che [la prima Baraita] ha insegnato, LO METTE DA PARTE,  riflette l'opinione di Rabbanan. E che cosa significa NON LO METTE DA PARTE? Che non gli viene richiesto di metterlo da parte per la prossima festa, ma può venderlo immediatamente, in accordo con quanto disse R'Yehuda nella Mishna.
Mishna Questa Mishna presenta un'altra legge connessa con la tahara degli 'ame haarez durante la festa:
Una volta passata la festa, essi rimuovono i recipienti del Tempio per la purificazione del Cortile. Siccome gli 'ame haarez avevano via libera nel Cortile durante la festa, i recipienti con i quali essi erano venuti in contatto dovevano essere rimossi dal loro posto e resi tahor. Se la festa passò entrando nel Venerdì, essi non rimovevano i recipienti in quel giorno, in considerazione dell'onore dello Shabbat. R'Yehuda dice: Essi non rimuavevano i recipienti neppure nel Giovedì, perchè in quel giorno i Kohanim non sono liberi.
Ghemara La Ghemara cita una Baraita che spiega l'affermazione di R'Yehuda:
Una Baraita insegnò: R'Yehuda vuol dire che i kohanim non sono liberi dall'incombenza di portar fuori la cenere che si era accumulata sull'Altare durante la festa. Questa pesante incombenza occupava il loro tempo, ed impediva loro di occuparsi della purificazione dei recipienti.
Mishna Questa Mishna tratta dei particolari della rimozione dei recipienti:
Come rimuovono i recipienti per la purificazione del Cortile? Essi immergono i recipienti che erano nel Tempio durante la festa.
E durante la festa essi dicono loro [ai Kohanim che erano 'ame haarez], "State attenti 
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a non toccare il Tavolo!" Il Tavolo non può venir immerso dopo la festa, perciò è assolutamente necessario che gli 'ame haarez si trattengano dal toccarlo.
Tutti i recipienti che erano nel Tempio avevano dei secondi e dei terzi identici in grado di rimpiazzarli, in modo che se i primi si fossero resi tame essi avrebbero portato i secondi al loro posto.
Tutti i recipienti che erano nel Tempio richiedevano immersione dopo la festa, fuori che l'Altare d'Oro e l'Altare di Rame, perchè essi sono come il terreno, e quindi non sono suscettibili di tuma. Parole di R'Eliezer. Ma i Chachamim dicono: Perchè essi sono ricoperti.
Ghemara La Mishna affermò che i Kohanim che erano 'ame haarez venivano ammoniti di non toccare il Tavolo. La Ghemara ora cita una Baraita che insegna che questo ammonimento veniva indirizzato ai Kohanim anche per i recipienti del secondo Tempio:
Una Baraita insegnò: Essi dicevano: "STATE ATTENTI A NON TOCCARE IL TAVOLO E LA MENORA!" La Menora anche non poteva venir immersa dopo la festa, perciò, gli 'ame haarez non dovenano toccarla.
La Ghemara chiede:
E il nostro Tanna (cioè il Tanna della nostra Mishna), per quale ragione non insegna questa legge riguardante la Menora?
La Ghemara spiega:
Quanto al Tavolo, è scritto che deve essere al suo posto sempre, quanto alla Menora, non è scritto che deve essere al suo posto sempre. Siccome la Menora può essere rimossa dal suo posto e immersa, noi non ammoniamo gli 'ame haarez di non toccarla.
La Ghemara si volge ora al punto di vista della Baraita:
E l'altro [Tanna] sostiene che siccome è scritto: e la Menora di fronte al Tavolo, è come se fosse scritto riguardo ad essa sempre. Questo versetto implica che la Menora deve restare costantemente di fronte al Tavolo, quindi se il Tavolo non può venir mosso dal suo posto, neppure la Menora lo può.
La Ghemara spiega come il Tanna della nostra Mishna tratta il versetto:
E l'altro [Tanna] sostiene che questo versetto viene semplicemente a stabilire il posto [della Menora] nel Tempio. Noi non dobbiamo da questo dedurre che la Menora non può muoversi da lì.
La Mishna implica che se lo 'am haarez tocca il Tavolo, esso ne diviene tame. La Ghemara mette ciò in discussione:
Ma che ciò mi risulti cioè che il Tavolo non è suscettibile da tuma da contatto, dal fatto che esso è un utensile ligneo fatto per star fermo, ed è una regola che ogni utensile ligneo fatto per star fermo non acquista tuma per contatto. Per quale ragione? Perchè un utensile sia suscettibile di questa forma di tuma, bisogna che sia simile ad un sacco. Proprio come un sacco, nel suo normale uso, viene trasportato sia pieno di altri oggetti o vuoto, così anche ogni [contenitore] che è trasportato sia pieno che vuoto è suscettibile di tuma di contatto. Utensili non fatti per essere trasportati con possono acquistare tuma di contatto. Siccome il Tavolo non deve essere mosso esso è per difinizione un oggetto fisso, e quindi anche si gli 'ame haarez lo toccano, non contrae tuma. Perchè allora noi li ammoniamo di non toccarlo?
La Ghemara risponde:
Anche questo (cioè il Tavolo) è fatto per essere portato sia pieno che vuoto, secondo le parole di Resh Lakish. Perchè disse Resh Lakish: Quello che è scritto: E tu metterai [il lechem hapanim] . . . sul Tavolo incontaminato implica che [il Tavolo] è suscettibile di essere contaminato. Ma perchè dovrebbe esserlo?  È un utensile ligneo fatto per star fermo, e non acquista tuma! E invece questo ci insegna che lo sollevano e fanno vedere su di esso ai pellegrini convenuti in occasione della festa il lechem hapanim, e dicono loro: "Vedete la vostra benevolenza dinnanzi all'Onnipresente, perchè il pane al momento della sua rimozione dal Tavolo è cosìcaldo e croccante come lo era al momento della sua sistemazione sul Tavolo nello Shabbat precedente. Perchè disse R'Yehoshua ben Levi: Un grande miracolo veniva fatto con il lechem hapanim: Così come esso era al momento della sua sistemazione, tale e quale era al momento della sua rimozione.Come venne affermato a proposito di questo pane: porre pane che è caldo nel giorno che è preso via. Siccome una funzione del Tavolo era quella di essere sollevato per farvi vedere i pani, esso è considerato un utensile fatto per essere trasportato quando pieno, e così è suscettibile di tuma. Questo spiega l'implicazione del versetto sul Tavolo incontaminato. Ed ora che Resh Lakish ha dimostrato che il Tavolo è un utensile fatto per essere trasportato quando pieno, è per questa ragione che noi ammoniamo gli 'ame haarez di non toccarlo durante la festa.
La Ghemara mette in discussione questa risposta:
Ma che ciò mi risulti cioè che il Tavolo è suscettibile di tuma dal fatto che ha un rivestimento. Perchè imparammo in una Mishna nel Trattato Kelim: Quanto a ILTAVOLO di legno O LA SEDIAdi legno CHE SI RIDUSSERO cioè persero dei pezzi con risultante perdita di volume e superficie O CHE UNO RICOPRÌ DI MARMO, SE EGLI VI LASCIÒ IL POSTO PER POSARE DEI BICCHIERI, ESSI POSSONO ancora DIVENIRE TAME. R'YEHUDA DICE: Deve rimanere anche IL POSTO PER POSARE LE PORZIONI di carne o di pane, il posto per i bicchieri non basta. Se, tuttavia, la copertura in marmo copre tanto della superficie di legno del tavolo da non lasciarvi abbastanza posto per mettere i bicchieri (o i bicchieri e le porzioni di carne), il tavolo non è più suscettibile di tuma, perchè perde il suo status di utensile ligneo, ed assume il nuovo status di utensile di pietra e come tale non è suscettibile di tuma.
Vediamo da questa Mishna che un utensile ricoperto si identifica con la sua copertura. Il Tavolo, quindi, che è ricoperto d'oro, deve essere considerato un utensile metallico. Come tale esso acquista tuma anche se è fisso. Perchè allora dicemmo che la suscettibilità alla tuma gli viene dall'essere sollevato e mostrato ai pellegrini durante la festa? Di', piuttosto, che la suscettibilità alla tuma gli viene dall'essere rivestito d'oro.
La Ghemara anticipa una possibile risposta:
E se tu dirai che il legno di shittim (con cui il Tavolo è costruito) è differente, perchè è molto pregiato, e perciò non diviene subordinato rispetto al suo rivestimento, questo va bene secondo Resh Lakish, che disse: [Rabbanan] non insegnarono che il legno si subordina al suo rivestimento se non riguardo a utensili di legno di achsilghis che viene da oltremare, che non è tanto pregiato, e perciò assume l'identità del proprio rivestimento, ma nel caso di utensili fatti di legno di mismim, che è un legno di gran pregio, essi non diventano subordinati al loro rivestimento. Secondo l'opinione di Resh Lakish, va tutto bene, perchè il Tavolo, essendo di pregiato legno di shittim, non assume l'identità del proprio rivestimento. Ma secondo R'Yochanan, che disse che anche gli utensili di legno di mismim diventano subordinati al proprio rivestimento, cosa c'è da dire? Secondo R'Yochanan, il Tavolo acquisterebbe tuma a causa del proprio rivestimento, anche se non fosse fatto per essere trasportato.
La Ghemara anticipa un'altra possibile risposta:
E se tu dirai che qui (in Kelim) ci si occupa di un rivestimento fissato all'oggetto sottostante, mentre qui (riguardo al Tavolo del Tempio) ci si occupa di un rivestimento non fissato all'oggetto sottostante, questa non è una buona ragione perchè il Tavolo mantenga la sua identità di utensile ligneo. Perchè Resh Lakish interrogò R'Yochanan: La legge che un tavolo diviene subordinato al suo rivestimento si applica solo nel caso di un rivestimento fissato o anche nel caso di un rivestimento non fissato? Si applica solo quando [il rivestimento] ricopre il suo bordo [del tavolo] o anche quando non ricopre il suo bordo? E gli disse [R'Yochanan]: Non cambia nel caso di un rivestimento fissato e non cambia nel caso di un rivestimento non fissato, non cambiaquando [il rivestimento] ricopre il suo bordo [del tavolo] e non cambiaquando non ricopre il suo bordo, il tavolo assume sempre l'identità del suo rivestimento.
Vediamo, quindi, che, indifferentemente da come sia il rivestimento, un utensile di legno rivestito di metallo è considerato come un utensile di metallo. Perciò il Tavolo del Tempio, anche senza essere fatto per il trasporto, è suscettibile di tuma a causa del suo rivestimento d'oro. Perchè allora gli attribuimmo questa suscettibilità in quanto veniva sollevato dinnanzi ai pellegrini?
La Ghemara risponde:
Di' piuttosto che il Tavolo è differente dagli altri utensili ricoperti,  [da Daf 27a: perchè il Misericordioso lo descrisse come fatto "di legno". Perchè è scritto: L'Altare era di legno, alto tre amot, e la lunghezza di due amot, e i suoi spigoli e la sua lunghezza e le sue pareti erano di legno. Ed egli (cioè l'angelo) mi disse: "Questo è il Tavolo che sta dinnanzi Hashem".Questo versetto descrive il Tavolo come "di legno". Siccome la Scrittura si riferisce al Tavolo in questa maniera, esso mantiene il suo status di utensile ligneo nonostante il rivestimento d'oro.
Siccome il Tavolo è considerato un utensile ligneo, siamo costretti a dire che esso è suscettibile di tuma in quanto fatto per essere trasportato pieno, infatti viene sollevato e fatto vedere con il suo carico di lechem hapanim ai pellegrini durante la festa. -- fino a qui da Daf 27a
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