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È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein
La Ghemara aggiunge:
E secondo R'Yehuda che obbliga a risarcire i danni di oggetti ricoperti e danneggiati dal fuoco, il fuoco di cui parla la Tora viene a insegnare che cosa? [daf 6a] .Il fuoco viene a insegnare che il danneggiatore deve risarcire il danno anche nel caso in cui il fuoco lambì il suo campo già  arato e annerì le sue pietre.
 

La Ghemara prende in considerazione un altro passo della nostra Mishna e chiede:
IL LATO COMUNE AD ESSI È CHE SONO SON SOLITI RECAR DANNO E TU DEVI AVERLI SOTTO CONTROLLO. Quindi tutti quelli che hanno tale peculiarità - di esser soliti far danno e di dover essere tentui sotto controllo - danno luogo a risarcimento. Quali altri casi del genere questa espressione della nostra Mishna viene ad insegnare?
La Ghemara riporta l'interpretazione di Abbaye:
Disse Abbaye: IL LATO COMUNE AD ESSI viene per insegnare l'obbligo del risarcimento nel caso in cui la suo pietra il suo coltello o il suo carico che egli posò in cima al suo tetto caddero in presenza di un vento normale e arrecarono danno.
La Ghemara esamina altre circostanze rilevanti ai fini di stabilire l'obbligo del risarcimento:
Come sarebbe a dire? Se uno di questi oggetti ha arrecato danno mentre cadeva - allora si tratta di un derivato del fuoco!
La Ghemara spiega l'implicazione di quanto detto:
E i derivati del fuoco creano obbligo di risarcimento come il fuoco stesso infatti in cosa è diverso il fuoco il quale arreca danno perché una forza estranea vi è implicata cioé il vento ed è denaro tuo e tu sei tenuto alla sua custodia, anche quelli la sua pietra il suo coltello o il suo carico arrecano danno perché una forza estranea vi è implicata cioé il vento e son denaro tuo e tu sei tenuto alla loro custodia! Ritorna quindi la domanda: Cosa ci insegna quell'espressione della nostra Mishna: IL LATO COMUNE AD ESSI ecc.
La Ghemara esamina una seconda possibilità:
Ma invece se prendiamo in considerazione il caso in cui uno di questi oggetti abbia recato danno dopo essersi posato sul terreno, e qualcuno vi inciampò e ne ebbe un danno, se gli originali proprietari li hanno abbandonati, sia per Rav che per Shmuel si tatta di un derivato del pozzo.
La Ghemara spiega l'implicazione di quanto detto:
E i derivati del pozzo creano obbligo di risarcimento come il pozzo stesso infatti in cosa è diverso il pozzo che fin dall'inizio della sua esecuzione è tale da recar danno, è denaro tuo e tu sei tenuto alla sua custodia, anche quelli la suo pietra il suo coltello o il suo carico arrecano danno fin dall'inizio della loro esecuzione sono tali da recar danno cadendo dal tetto per un po' di vento, son denaro tuo e tu sei tenuto alla loro custodia!Ritorna ancora la domanda: Cosa ci insegna quell'espressione della nostra Mishna: IL LATO COMUNE AD ESSI ecc.
La Ghemara esamina la secondo alternativa:
Invece se dobbiamo concludere che gli originali proprietari non li hanno abbandonati, per Shmuel che disse tutti gli arrecatori di danni li impariamo dal pozzo, si tratta sempre di un derivato del pozzo!
La Ghemara conclude:
Resta fermo che si parla del caso in cui i proprietari li hanno abbandonati, e ciò nonostante non sono simili al pozzo, infatti quando volessimo imparare dal pozzo le regole che regolano i danni da loro arrecati, potremmo obiettare: cos'è che tu dici del pozzo, in cui perché rechi danno non ci vuole alcuna forza estranea come il vento, che puoi dire di essi la suo pietra il suo coltello o il suo carico nei quali perché rechino danno ci vuole una forza estranea il vento che li fa cadere dal tetto?
La Ghemara risponde:
Il fuoco che dà luogo all'obbligo al risarcimento, nonostante che rechi danno con l'aiuto di una forza estranea, come il vento, dimostrerà che il danno da loro arrecato crea l'obbligo al risarcimento, anche se non lo puoi imparare dal pozzo.
La Ghemara obietta:
Quando volessimo imparare le regole che regolano i danni da loro arrecati dal fuoco, potremmo obiettare: cos'è che tu dici del fuoco, che è solito propagarsi e far danno, che puoi dire di essi, la suo pietra il suo coltello o il suo carico i quali non son soliti muoversi per recar danno?
La Ghemara risponde:
Il pozzo che dà luogo all'obbligo al risarcimento, nonostante che non sia solito muoversi e recar danno, dimostrerà che il danno da loro arrecato crea l'obbligo al risarcimento, anche se non son soliti muoversi per recar danno. E il ragionamento ritorna su sé stesso quando obietterai che dal pozzo non si può imparare perché reca danno senza il coninvolgimento di forze estranee. Tuttavia, benché dal fuoco e dal pozzo separatamente non possiamo imparare, dal lato comune ad entrambi, che sono soliti recar danno, son denaro tuo e tu sei tenuto alla loro custodia, puoi imparare che anche la suo pietra il suo coltello o il suo carico, quando siano abbandonati dai loro proprietari e recano danno, creano l'obbligo al risarcimento.
 

La Ghemara riporta l'interpretazione di Rava:
Disse Rava: IL LATO COMUNE AD ESSI viene per insegnare l'obbligo del risarcimento nel caso in cui un pozzo che rotola tra le gambe della gente e degli animali cioé un ostacolo, come un sasso, che fu lasciato nel dominio pubblico, solo che nel posto in cui era stato messo all'inizio non dava fastidio ad alcuno, ma rotolò tra le gambe dei passanti e degli animali fino ad arrivare in un punto in cui un bue o un asino vi inciamparono e vennero danneggati.
La Ghemara prende in esame le circostanze rilevanti ai fini di stabilire l'obbligo del risarcimento:
Come sarebbe a dire? Se gli originali proprietari lo hanno abbandonato, sia per Rav che per Shmuel si tatta di un derivato del pozzo.
La Ghemara spiega l'implicazione di quanto detto:
E i derivati del pozzo creano obbligo di risarcimento come il pozzo stesso infatti in cosa è diverso il pozzo che fin dall'inizio della sua esecuzione è tale da recar danno e tu sei tenuto alla sua custodia, anche quelli la suo pietra il suo coltello o il suo carico arrecano danno fin dall'inizio della loro esecuzione sono tali da recar danno cadendo dal tetto per un po' di vento e tu sei tenuto alla loro custodia! Ritorna ancora la domanda: Cosa ci insegna quell'espressione della nostra Mishna: IL LATO COMUNE AD ESSI ecc.
La Ghemara esamina la secondo alternativa:
Invece se dobbiamo concludere che gli originali proprietari non li hanno abbandonati, per Shmuel che disse tutti gli arrecatori di danni li impariamo dal pozzo, si tratta sempre di un derivato del pozzo!
La Ghemara conclude:
Resta fermo che si parla del caso in cui i proprietari li hanno abbandonati, e ciò nonostante non sono simili al pozzo, infatti quando volessimo imparare dal pozzo le regole che regolano i danni arrecati da questo sasso che rotolò tra le gambe di uomini e animale, potremmo obiettare: cos'è che tu dici del pozzo, in cui le sue azioni di colui che ha scavato quel pozzo gli hanno causato di arrecar danno, potrai dire di quello il sasso che rotolò tra le gambe di uomini e animali finché arrivò nel posto in cui recò danno per il quale non furono le sue azioni di colui che lasciò il sasso nella posizione iniziale a causargli di recar danno ma le azioni congiunte di tutti quelli che lo hanno spinto nella posizione finale nella quale recò danno.
La Ghemara risponde:
Il toro che dà luogo all'obbligo al risarcimento, nonostante non siano le azioni del padrone ma quelle del toro a recar danno, dimostrerà che il danno arrecato da un sasso che rotola tra i piedi di uomini e animali, crea l'obbligo al risarcimento, anche se non lo puoi imparare dal pozzo.
La Ghemara obietta:
Quando volessimo imparare dal toro le regole che regolano il danno arrecato da un sasso che rotola tra i piedi di uomini e animali, potremmo obiettare: cos'è che tu dici del toro, che è solito camminare e far danno, che puoi dire del sasso in questione, il quale non è capace di muoversi per recar danno?
La Ghemara risponde:
Il pozzo che dà luogo all'obbligo al risarcimento, nonostante che non sia solito muoversi e recar danno, dimostrerà che il danno arrecato dal sasso rotolante crea l'obbligo al risarcimento, anche se non è capace di muoversi per recar danno. E il ragionamento ritorna su sé stesso quando obietterai che dal pozzo non si può imparare perché esso è frutto dell'azione di chi lo ha scavato mentre la pietra rotolante non danneggia a causa dell'azione di chi la ha depositata. Tuttavia, benché dal toro e dal pozzo separatamente non possiamo imparare, dal lato comune ad entrambi, che sono soliti recar danno, son denaro tuo e tu sei tenuto alla loro custodia, puoi imparare che anche il sasso rotolante, quando sia stato abbandonato da qualcuno e reca danno, crea l'obbligo al risarcimento.
 

La Ghemara riporta l'interpretazione di R'Ada bar Ahava:
R'Ada bar Ahava disse: IL LATO COMUNE AD ESSI viene per insegnare l'obbligo del risarcimento in un caso come quello di cui parla la Baraita: TUTTI COLORO DI CUI DISSERO: APRONO I LORO SCARICHI E RIPULISCONO LE LORO GROTTE - NELLA STAGIONE SICCITOSA NON NE HANNO IL PERMESSO, NELLA STAGIONE DELLE PIOGGE NE HANNO IL PERMESSO, PERSINO QUANDO NE AVESSERO IL PERMESSO, SE HANNO CAUSATO UN DANNO - SONO TENUTI AL RISARCIMENTO.
La Ghemara esamina le circostanze ai fini di stabilire l'obbligo del risarcimento:
Come sarebbe a dire? Se questi scarichi hanno arrecato danno mentre uscivano - allora si tratta della sua stessa forza cioé della forza di un uomo che reca danno e questo certo non lo dobbiamo imparare da IL LATO COMUNE AD ESSI!
La Ghemara esamina una seconda possibilità:
Prendiamo invece in considerazione il caso in cui uno di questi scarichi abbia recato danno dopo essersi depositato sul terreno, e qualche animale vi inciampò e ne ebbe un danno.
La Ghemara esamina le circostanze:
Come sarebbe a dire? Se gli originali proprietari lo hanno abbandonato, sia per Rav che per Shmuel si tatta di un derivato del pozzo.
La Ghemara spiega l'implicazione di quanto detto:
E i derivati del pozzo creano obbligo di risarcimento come il pozzo stesso infatti in cosa è diverso il pozzo che fin dall'inizio della sua esecuzione è tale da recar danno, è denaro tuo e tu sei tenuto alla sua custodia, anche quelli gli scarichi in questione fin dall'inizio della loro esecuzione sono tali da recar danno, son denaro tuo e tu sei tenuto alla loro custodia!Ritorna quindi la domanda: Cosa ci insegna quell'espressione della nostra Mishna: IL LATO COMUNE AD ESSI ecc.
La Ghemara esamina la secondo alternativa:
Invece se dobbiamo concludere che gli originali proprietari non li hanno abbandonati, per Shmuel che disse tutti gli arrecatori di danni li impariamo dal pozzo, si tratta sempre di un derivato del pozzo!
La Ghemara conclude:
Resta fermo che si parla del caso in cui i proprietari li hanno abbandonati, e ciò nonostante non sono simili al pozzo, infatti quando volessimo imparare dal pozzo le regole che regolano i danni arrecati da questi scarichi, potremmo obiettare: cos'è che tu dici del pozzo, che certo fu scavato senza permesso, che tu potrai dire di questi gli scarichi in questione che furono depositati nel dominio pubblico nei tempi delle piogge con permesso?
La Ghemara risponde:
Il toro che dà luogo all'obbligo al risarcimento, nonostante che il suo andare in giro è cosa permessa, dimostrerà che il danno arrecato da uno scarico, legittimamente depositato nel dominio pubblico, crea l'obbligo al risarcimento, anche se non lo puoi imparare dal pozzo.
La Ghemara obietta:
Quando volessimo imparare dal toro le regole che regolano il danno arrecato dagli scarichi in questione, potremmo obiettare: cos'è che tu dici del toro, che è solito camminare e far danno, che puoi dire degli scarichi in questione, i quali non sono capaci di muoversi per recar danno?
La Ghemara risponde:
Il pozzo che dà luogo all'obbligo al risarcimento, nonostante che non sia solito muoversi e recar danno, dimostrerà che il danno arrecato dagli scarichi crea l'obbligo al risarcimento, anche se essi non son capaci di muoversi per recar danno. E il ragionamento ritorna su sé stesso quando obietterai che dal pozzo non si può imparare perché esso è stato scavato senza permesso mentre gli scarichi sono stati depositati con permesso.. Tuttavia, benché dal toro e dal pozzo separatamente non possiamo imparare, dal lato comune ad entrambi, che sono soliti recar danno, son denaro tuo e tu sei tenuto alla loro custodia, puoi imparare che anche gli scarichi in questione, quando siano stati abbandonato da qualcuno e rechino danno, creano l'obbligo al risarcimento.
 

La Ghemara riporta l'interpretazione di Ravina:
Ravina disse: IL LATO COMUNE AD ESSI viene per insegnare l'obbligo del risarcimento in un caso come quello di cui parla la Mishna (Baba Metzya 117b): IL MURO E L'ALBERO CHE CADDERO NEL DOMINIO PUBBLICO E FECERO DANNO - il loro proprietario È ESENTE DA RISARCIMENTO. SE i giudici del Bet Din GLI STABILIRONO UNA DATA ENTRO LA QUALE TAGLIARE QUELL'ALBERO O DEMOLIRE QUEL MURO, MA QUELLI CADDERO ENTRO QUELLA DATA E RECARONO DANNO - È ESENTE, DOPO QUELLA DATA - È OBBLIGATO al risarcimento.
La Ghemara prende in esame le circostanze rilevanti ai fini di stabilire l'obbligo del risarcimento:
Come sarebbe a dire? Se il proprietario dell'albero o del muro lo ha abbandonato, sia per Rav che per Shmuel si tatta di un derivato del pozzo.
La Ghemara spiega l'implicazione di quanto detto:
E i derivati del pozzo creano obbligo di risarcimento come il pozzo stesso infatti in cosa è diverso il pozzo il cui danno è comune e tu sei tenuto alla sua custodia, anche quelli l'albero e il muro pericolanti il loro danno è comune una volta che sono caduti nel dominio pubblico, e tu sei tenuto alla loro custodia! Ritorna ancora la domanda: Cosa ci insegna quell'espressione della nostra Mishna: IL LATO COMUNE AD ESSI ecc.
La Ghemara esamina la secondo alternativa:
Se invece diciamo che il proprietario non li ha abbandonati, per Shmuel che disse tutti gli arrecatori di danni li impariamo dal pozzo, si tratta sempre di un derivato del pozzo!
La Ghemara conclude:
Resta fermo che si parla del caso in cui il proprietario li ha abbandonati, e ciò nonostante non sono simili al pozzo, infatti quando volessimo imparare dal pozzo le regole che regolano i danni arrecati da un albero o un muro caduti nel dominio pubblico, potremmo obiettare: cos'è che tu dici del pozzo che fin dall'inizio della sua esecuzione è tale da recar danno, potrai dire di quelli l'albero e il muro pericolanti che non sono tali da recar danno fin dall'inizio ma solo dopo che son caduti nel dominio pubblico?
La Ghemara risponde:
Il toro che dà luogo all'obbligo al risarcimento, nonostante non sia tale da recar danno fin dall'inizio, dimostrerà che il danno arrecato da un albero o da un muro pericolanti, crea l'obbligo al risarcimento, anche se non lo puoi imparare dal pozzo.
La Ghemara obietta:
Quando volessimo imparare dal toro le regole che regolano il danno arrecato da un albero o un muro pericolanti, potremmo obiettare: cos'è che tu dici del toro, che è solito camminare e far danno, che puoi dire dell'albero o del muro in questione, i quali non sono capaci di muoversi per recar danno?
La Ghemara risponde:
Il pozzo che dà luogo all'obbligo al risarcimento, nonostante che non sia solito muoversi e recar danno, dimostrerà che il danno arrecato dall'albero o dal muro pericolanti crea l'obbligo al risarcimento, anche se non son capaci di muoversi per recar danno. E il ragionamento ritorna su sé stesso quando obietterai che dal pozzo non si può imparare perché esso è tale da recar danno fin dall'inizio mentre l'albero o il muro pericolanti non sono tali da recar danno fin dall'inizio. Tuttavia, benché dal toro e dal pozzo separatamente non possiamo imparare, dal lato comune ad entrambi puoi imparare che anche l'albero o il muro pericolanti caduti nel dominio pubblico, quando siano stati abbandonati da qualcuno e recano danno, creano l'obbligo al risarcimento.
 

La Ghemara osserva un particolare nella formulazione della nostra Mishna: 
E QUANDO ABBIANO FATTO DANNO, CHI NE È IL RESPONSABILE  È TENUTO. 
La Ghemara si meraviglia sul linguaggio della Mishna:
Il responsabile "è tenuto"? Il responsabile "è obbligato" bisogna dire!
La Ghemara spiega:
Disse R'Yehuda in nome di Rav: Quel Tanna della nostra Mishna era certo un gerosolimitano, abituato a redigere il suo insegnamento in un linguaggio approssimativo.
 

La Ghemara prende in esame un altro passo della nostra Mishna:
CHI NE È IL RESPONSABILE  È TENUTO A PAGARE IL RISARCIMENTO DEL DANNO CON LA MIGLIOR TERRA.
La Ghemara porta una Baraita che tratta dell'argomento:
Rabbanan insegnarono in una Baraita: Quello che la Tora scrive a proposito dei progenitori di danni il dente e lo zoccolo (Esodo 22, 4) CON IL SUO MIGLIOR CAMPO E CON LA SUA MIGLIOR VIGNA EGLI DOVRÀ PAGARE - noi lo interpretiamo IL MIGLIOR CAMPO DEL DANNEGGIATO E LA MIGLIOR VIGNA DEL DANNEGGIATO, PAROLE DI R' YISHMAEL. L'intenzione di R'Yishmael, a questo punto della trattazione talmudica, è che il danno venga calcolato prendendo in considerazione un appezzamento di terra pregiata del danneggiato e calcolando il prezzo del degrado di tale appezzamento. R'AKIVA DICE: LA SCRITTURA ALTRO NON VIENE AD INSEGNARE CHE IL RISARCIMENTO DEI DANNI SI FA DALLA TERRA MIGLIORE cioé che quando il danneggiatore vuol risarcire con un terreno, deve risarcire con il migliore terreno in suo possesso E KAL VACHOMER NEI RIGUARDI DELL'HEKDESH
La Ghemara si chiede:
Ma R'Yishmael cosa pensa? Posso capire che se l'animale del danneggiatore mangiò il raccolto del terreno grasso egli il danneggiatore deve pagare il danno arrecato ad un terreno grasso, ma perché mai se mangiò il raccolto di un terreno magro, deve pagare secondo il danno arrecato ad un terreno grasso?
La Ghemara offre una spiegazione:
Disse R'Idi bar Avin: Di quale caso ci stiamo occupando? Per esempio del caso in cui l'animale del danneggiatore mangiò ilraccolto di un appezzamento qualsiasi tra gli appezzamenti di proprietà del danneggiato, e noi non sappiamo se abbia mangiato il raccolto di un appezzamento magro o se abbia mangiato  il raccolto di un appezzamento grasso, nel qual caso la Baraita ci insegna che deve pagare con un appezzamento grasso. 
La Ghemara lancia la sua obiezione:
Disse Rava: Ma cosa - se sapevamo che mangiò il raccolto di un appezzamento magro - non paga altro che con un appezzamento magro, ora che non sappiamo se abbia mangiato il raccolto di un appezzamento magro o se abbia mangiato  il raccolto di un appezzamento grasso, paga uno grasso? Ma vige il principio chi vuol far uscire qualcosa dalle mani di un altro, è lui che deve portare le prove che la cosa in mano dell'altro gli appartiene!
La Ghemara propone una nuova spiegazione:
Piuttosto disse R'Acha bar Ya'akov:  Non è che R'Yishmael sia dell'opinione che il danneggiatore debba pagare più di quanto ha danneggiato, solo di quale caso ci stiamo occupando? Per esempio del caso in cui la terra pregiata del danneggiato valeva come la terra mediocre del danneggiatore e su questo divergevano le opinioni di R'Yishmael e R'Akiva, R'Yishmael pensava: Ci si deve basare in forza del versetto della Tora, sulla terra del danneggiato, e il danneggiatore paga in base ad un terreno che sia pregiato per il danneggiato, e non di più, anche se presso di lui quel terreno è considerato mediocre. R'Akiva pensava: Ci si basa sulla terra del danneggiatore.
La Ghemara chiede quale sia la base del ragionamento di R'Yishmael:
Quale è il ragionamento di R'Yishmal? È detto nella Tora (Esodo 22, 4) campo sotto alla fine del versetto, e è detto campo sopra all'inizio del versetto, come il campo nominato sopra appartiene al danneggiato, così il campo nominato sotto dove si parla del risarcimento del danno arrecato appartiene al danneggiato, e ciò si impara da una ghezera shava.
La Ghemara chiede quale sia la base del ragionamento di R'Akiva:
E R'Akiva? Quale è la base del suo ragionamento? Il versetto sopra citato dice a proposito del risarcimento del danno con il suo miglior campo e con la sua miglior vigna dovrà pagare - che letteralmente vuol dire che il campo a cui ci riferisce per il risarcimento del danno appartiene a quello che deve pagare e quindi al danneggiatore e non al danneggiato.
La Ghemara sollecita una risposta di R'Yishmael a R'Akiva:
E R'Yishmael cosa ha da rispondere a R'Akiva? Vale l'interpretazione ottenuta grazie alla ghezera shava e vale il versetto nella sua interpretazione letterale. Vale la ghezera shava - come abbiamo detto sopra, e vale il versetto - come ad esempio nel caso in cui il danneggiatore abbia terreni pregiati e mediocri e il danneggiato abbia pregiati ma di valore inferiore ai pregiati del danneggiatore, e il mediocre del danneggiatore non vale come il pregiato del danneggiato, quindi il danneggiatore non ha un terreno del valore del terreno pregiato del danneggiato, e si potrebbe pensare che il danneggiatore non è tenuto a pagare con un suo terreno pregiato che vale più del pregiato del danneggiato. Il versetto dice che in tal caso il danneggiatore lo deve risarcire con un terreno pregiato in suo possesso, e non può dirgli al danneggiato: Vieni a prenderti uno dei terreni mediocri, ma deve dirgli: Prenditi uno dei terreni pregiati.
 

La Ghemara prende ora in considerazione il seguito delle parole di R'Akiva nella Baraita:
R'AKIVA DICE: LA SCRITTURA ALTRO NON VIENE AD INSEGNARE CHE IL RISARCIMENTO DEI DANNI SI FA DALLA TERRA MIGLIORE E KAL VACHOMER NEI RIGUARDI DELL'HEKDESH
La Ghemara chiede:
Cosa vuol dire: Kal vachomer nei riguardi dell'hekdesh? Forse vuol dire che quando un toro nostro abbia incornato un toro dell'hekdesh siamo esenti dal risarcimento, come impariamo dal versetto (Esodo 21, 35) il toro del suo compagno ha detto il Misericordioso  - da cui si deduce e non il toro dell'hekdesh.
La Ghemara propone una soluzione alternativa:
Piuttosto la frase "kal vachomer nei riguardi dell'hekdesh" si riferisce a uno che dice: "Sia su di me l'obbligo di versare un mane al tesoro del Tempio" che in tal caso viene il tesoriere e riscuote da un suo terreno pergiato. 
La Ghemara obietta:
Non può essere. Infatti in tal caso l'hekdesh non sarebbe altro nei riguardi del privato che un creditore,

È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein