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besiata dishmaya

 


 
È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein

Massechet Niddà - Daf 41
Sommario


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Dopo aver dimostrato la correttezza dell'insegnamento di Rabbi Yochanan per cui Rabbi Shimon ammette che agli effetti della sacrificabilità sull'altare, l'animale nato con parto cesareo non è adatto, la Ghemara passa a citare un'altra Baraita che parla di un altro problema in cui Rabbanan e Rabbi Shimon sono divisi circa un caso di parto cesareo.
Qui si tratta di un parto che avvenne dopo tre giorni di travaglio e si concluse con un parto cesareo. La puerpera, che per Rabbanan non ha tuma di nascita e per Rabbi Shimon la ha, ha partorito da zava o no? Per Rabbanan ha partorito in stato di zava in quanto il sangue che ha perso non può essere purificato dal parto che non è considerato legalmente tale, mentre per Rabbi Shimon che considera il parto cesareo legalmente valido come un parto naturale, il parto purifica il sangue e la puerpera non ha partorito da zava. Ovviamente ciò ha rilevanza agli effetti dei sacrifici di purificazione che la donna deve portare.
La Baraita citata ha una seconda clausola che decide sullo stato del sangue stesso implicato in tale parto. Per Rabbanan è impuro, per Rabbi Shimon è puro. Per Rab Yosef la Baraita parla del sangue uscito dall'utero durante il taglio cesareo. Rabbi Yochanan precisa che la machlochet tra Rabbanan e Rabbi Shimon sussiste anche nel caso in cui il sangue sia uscito anche per via vaginale durante il travaglio.
Dopo aver esaminato altri casi di perdite uterine, la Ghemara passa a considerare la seconda affermazione della nostra Mishna la quale dice: 
TUTTE LE DONNE PASSANO LA TUMA GIA' QUANDO IL SANGUE SI TROVA NELLA VAGINA, e non è ancora uscito all'esterno, PERCHE' E' STATO DETTO: LA SUA PERDITA SARA' SANGUE "NELLA SUA CARNE", INVECE IL ZAV E CHI HA AVUTO UNA PERDITA DI SEME NON PASSANO LA TUMA FINCHE' LA LORO TUMA NON SIA USCITA ALL'ESTERNO.
Nel tradurre la nostra Mishna noi abbiamo parlato di "VAGINA", tuttavia il testo originale porta un termine più sibillino, parla infatti di "CASA ESTERNA", ora la Ghemara si domanda quali siano i confini legali di questa "casa esterna", dove il sangue confluendo determina già lo stato di impurità rituale pur senza essere ancora uscito all'esterno. Vengono fatte varie proposte.
Ora la Ghemara passa alla fonte scritturale del din trattato dalla nostra Mishna. Se esso è chiaro per il sangue mestruale della nidda e per quello patologico della zava ci si chiede cosa avvenga quando la donna emette il seme dopo l'intercorso. Anche qui pare esserci una machloket tra Rabbanan e Rabbi Shimon. Per Rabbanan c'è una fonte scritturale che insegna che il seme segue la stessa regola del sangue, cioè determina tuma già quando si trova nella vagina. Per Rabbi Shimon invece il seme che esce dalla donna segue le stesse regole del seme nel maschio - non passa tuma finché non arriva all'esterno. 
Siccome però secondo una Baraita la Tora prescrive un'immersione nel bagno rituale per eliminare l'impurità da intercorso già dopo il tramonto, le cose si complicano in presenza di un'insegnamento di Rava per cui la donna che ha avuto un intercorso è legalmente esclusa dalla teruma per tre giorni, nei quali certamente espelle seme impuro (il seme resta capace di convogliare impurità rituale per tre giorni, dopo di che si deteriora, perdendo anche la capacità di passare la tuma). Quando dovrebbe avvenire il bagno rituale che la rende pura dopo il tramonto quando è comunque impura per tre giorni? Che senso ha la macholoket tra Rabbi Shimon e Rabbanan a questo proposito? La Ghemara risponde che la Baraita che prescrive il bagno rituale al tramonto parla di un caso molto ristretto, cioé del caso in cui la donna, per poter mangiare la teruma del marito Kohen, viene immersa nel bagno rituale con tutto il letto e vi resta immobile. In questo caso, secondo Rabbi Shimon, diviene pura e, finché il seme non fuoriesce, può consumare la teruma. Rabba invece parla di una donna che dopo esser stata immersa nel letto ed esser momentaneamente diventata pura, si volta sulla pancia, ridiventa impura e per tre giorni non può mangiare la teruma.

 
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