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La Ghemara riporta una fonte circa l'obbligo del fuggitivo di completare il proprio servizio:
Infatti insegna una Baraita: DA DOVE CHE IL FUGGITIVO È TENUTO A COMPLETARE? LA TORA DICE: (Esodo 21, 2) SEI ANNI SERVA da qui che deve completare i sei anni di servizio [daf 17a]. PUÒ ESSERE CHE PERSINO SE SI AMMALÒ? LA TORA DICE: E IL SETTIMO USCIRÀ. Ordunque se il fuggitivo deve completare i sei anni di servizio, una volta completati egli è come qualsiasi altro servo che quando esce riceve la buonuscita. Perché Tanna Kamma e R'Meyr dissero nella Baraita che il fuggitivo non riceve la buonuscita?
La Ghemara risponde:
Disse R'Sheshet: Di cosa ci stiamo occupando qui? Del caso di uno che fuggì ed incappò l'indomani nello Yovel prima di riuscire a tornare dal padrone e così con può più completare i sei anni di servizio che è la condizione per ricevere la buonunscita. Ma la cosa è ovvia, perché bisogna insegnarla? Che tu non dica: Siccome fu lo Yovel a farlo uscire, potremmo considerare che la sua liberazione sia venuta da te e non lo puniamo e gli concediamo la buonuscita, per questo ci informa il Tanna che non diamo la buonuscita ad un simile fuggitivo, anche se fu lo Yovel a farlo uscire.
 

La Ghemara prende in considerazione la Baraita riportata sopra:
Disse uno degli studiosi della Baraita riportata sopra: PUÒ ESSERE CHE PERSINO SE SI AMMALÒ? LA TORA DICE: E IL SETTIMO USCIRÀ. e riceverà la buonuscita anche se in pratica lavorò meno di sei anni completi.
La Ghemara chiede:
Riceverà la buonuscita persino se fu ammalato tutti i sei anni? Eppure insegna una Baraita: FU AMMALATO TRE E LAVORÒ TRE - NON È TENUTO A COMPLETARE, FU AMMALATO TUTTI E SEI - DEVE COMPLETARE! 
La Ghemara spiega:
Disse R'Sheshet: La prima Baraita da cui si intende che lo schiavo ebreo riceve la buonuscita persino se fu ammalato tutti i sei anni, parla di uno che esegue delle cuciture e con questo presta il suo servizio.
 

La Ghemara si concentra sull'ultima Baraita:
Quella Baraita è di per sé contraddittoria, hai detto. FU AMMALATO TRE E LAVORÒ TRE - NON È TENUTO A COMPLETARE, ma se lavorò quattro - è tenuto a completare, prendiamo in considerazione la sefa: FU AMMALATO TUTTI E SEI - DEVE COMPLETARE, ma se lavorò quattro - non è tenuto a completare!? 
La Ghemara risolve la contraddizione:
Così voleva dire il Tanna della Baraita: Se fu ammalato quattro - diventa come uno che fu ammalato sei e deve completare.
 

La Ghemara porta una Baraita che tratta dell'entità della buonuscita:
Insegnarono Rabbanan: QUANTO GLI DANNO DI BUONUSCITA? CINQUE SELA'IM DI OGNI SPECIE, CHE SONO QUINDICI SELA'IM, PAROLE DI R'MEYR - R'YEHUDA DICE: TRENTA, COME I TRENTA DELLO SCHIAVO - R'SHIMON DICE: CINQUANTA, COME I CINQUANTA CHE SONO TRA I VALORI che la Tora stabilisce per chi fa il neder di dare all'hekdesh il valore di sé stesso.
 

La Ghemara prende in considerazione le parole di R'Meyr:
Disse uno degli studiosi della Baraita riportata sopra: CINQUE SELA'IM DI OGNI SPECIE, CHE SONO QUINDICI SELA'IM, PAROLE DI R'MEYR. E R'Meyr viene ad insegnarci a fare il conto di tre volte cinque? 
La Ghemara spiega:
Questo ci viene ad insegnare R'Meyr: Scendere da quel numero finale di quindici sela'im è ciò che non deve, se prende di meno di questa specie e prende di più di quest'altra specie - non ci importa.
 

La Ghemara riporta le fonti dei vari responsi compresi nella Baraita e inizia con R'Meyr:
Quale è la ragione di R'Meyr?
La Ghemara risponde:
Egli impara dalla ghezera shava a mani vuote - a mani vuote dal primogenito nel brano della buonuscita (Deuteronomio 13-14) e nel brano del primogenito (Esodo 34, 20) appare il termine rekam - a mani vuote e da qui R'Meyr impara che come là nel caso del primogenito la somma che il padre dà al Kohen è cinque sela'im, anche qua nel caso della buonauscita la base del pagamento è cinque sela'imper ognuna delle specie (gregge, aia e tino) menzionate nel versetto della buonuscita.
La Ghemara obietta: 
E se dicessi: Cinque sela'im in tutto?
La Ghemara risponde:
Se fosse scritto "a mani vuote" alla fine del versetto - sia come hai detto tu, ora che "a mani vuote" è scritto all'inizio del versetto vuol dire: Butta "a mani vuote" sul gregge non mandarlo via a mani vuote del gregge, "a mani vuote" sull'aia non mandarlo via a mani vuote dell'aia, "a mani vuote" sul tino non mandarlo via a mani vuote del tino.
La Ghemara propone: 
Anche nel brano dell'olocausto di comparizione appare l'espressione rekam - a mani vuote! E se imparassimo la ghezera shava a mani vuote - a mani vuote dall'olocausto di comparizione che è un obbligo di due monete d'argento e così la buonuscita obbligatoria non sarebbe più di sei monete d'argento?
La Ghemara risponde:
Disse il versetto a proposito della buona uscita (Deuteronomio 15-14): Quello che ti benedisse il Signore tuo Dio da a lui, come Iddio è stato largo con te tu sii largo con lui e quindi si deve optare per l'interpretazione che dà luogo alla somma più generosa.
 

La Ghemara rivela la fonte di R'Yehuda:
R'YEHUDA DICE: TRENTA, COME I TRENTA DELLO SCHIAVO. Quale è la ragione di R'Yehuda? Egli impara dalla ghezera shava donazione - donazione dallo schiavo. Sia nel brano della buonuscita (Deuteronomio 13-14) che nel brano dello schiavo cananeo ucciso dal toro segnalato (Esodo 21, 32) appare un'espressione di netina - donazione e da qui R'Yehuda impara che come là nel caso dello schiavo cananeo la somma che il padrone del toro dà al padrone dello schiavo è trenta sela'im, anche qua nel caso della buonauscita il pagamento è trenta sela'im.
La Ghemara propone: 
Anche nel brano relativo ai valori (Levitico 27, 23) appare un'espressione di netina - donazione! E se imparassimo la ghezera shava donazione - donazione dai valori che la Tora stabilisce per chi fa il neder di dare all'hekdesh il valore di sé stesso? Come là la Tora stabilisce che si dia cinquanta sela'im, anche qua nel caso della buonauscita il pagamento è cinquanta sela'im.
La Ghemara fornisce una risposta duplice:
Uno, che vige il principio "se hai preso il più non hai preso, se hai preso il meno hai preso" e inoltre schiavo da schiavo il Tanna doveva imparare e l'argomento dei valori non ha nulla a che fare con gli schiavi.
 

La Ghemara rivela la fonte di R'Shimon:
R'SHIMON DICE: CINQUANTA, COME I CINQUANTA CHE SONO TRA I VALORI che la Tora stabilisce per chi fa il neder di dare all'hekdesh il valore di sé stesso. Quale è la ragione di R'Shimon? Egli impara dalla ghezera shava donazione - donazione dai valori. Sia nel brano della buonuscita (Deuteronomio 13-14) che nel brano dei valori (Levitico 27, 23) appare un'espressione di netina - donazione e da qui R'Shimon impara che come là nel caso dei valori, la somma che la Tora stabilisce per chi fa il neder di dare all'hekdesh il valore di sé stesso è cinquanta sela'im, anche qua nel caso della buonauscita il pagamento è cinquanta sela'im
La Ghemara obietta: 
E se dicessi: La buonuscita viene concessa secondo il più piccolo dei valori? Cioé tre sela'im che è il più piccolo dei valori?
La Ghemara respinge questa possibilità:
Disse il versetto a proposito della buona uscita (Deuteronomio 15-14): Quello che ti benedisse il Signore tuo Dio da a lui, come Iddio è stato largo con te tu sii largo con lui e quindi si deve optare per l'interpretazione che dà luogo alla somma più generosa.
La Ghemara propone: 
Anche nel brano dello schiavo cananeo ucciso dal toro segnalato (Esodo 21, 32) appare un'espressione di netina - donazione! E se imparassimo la ghezera shava donazione - donazione dallo schiavo cananeo? Come là la Tora stabilisce che si dia trenta sela'im, anche qua nel caso della buonauscita il pagamento è trenta sela'im? E la ragione per cui sarebbe preferibile imparare dallo schiavo è: uno, che vige il principio "se hai preso il più non hai preso" e inoltre schiavo da schiavo il Tanna doveva imparare e l'argomento dei valori non ha nulla a che fare con gli schiavi!
La Ghemara passa a spiegare la ragione di R'Shimon in un'altra maniera:
R'Shimon impara dalla ghezera shava discesa - discesa. Sia nel brano dei valori (Levitico 27, 8) che nel brano della buonuscita (Levitico 25, 39) si trova un'espressione di discesa e da questa ghezera shava R'Shimon impara che la buonuscita deve essere di cinquanta sela'im.
 

La Ghemara spiega perché la Scrittura debba portare le tre specie (greggie, aia e tino) in connessione con la buonuscita e domanda:
Si capisce per R'Meyr perché è scritto greggie, aia e tino, infatti tramite essi egli arriva alla somma che chiede per la buonuscita, ma per R'Yehuda e per R'Shimon quei greggie, aia e tino a cosa mi servono?
La Ghemara  risponde:
Quelli mi servono per quel che insegna la Baraita: PUÒ ESSERE CHE NON CONCEDANO LA BUONUSCITA CHE DAL GREGGE DALL'AIA E DAL TINO, DA DOVE INCLUDIAMO OGNI COSA? LA TORA DICE: QUELLO CHE TI BENEDISSE IL SIGNORE TUO DIO, E ALLORA COSA DICE LA TORA GREGGE, AIA E TINO? PER DIRTI: COME GREGGE, AIA E TINO SONO PARTICOLARI PERCHÉ SON SOGGETTI A CRESCERE E MOLTIPLICARSI, COSÌ OGNI COSA CHE È SOGGETTA A CRESCERE E A MOLTIPLICARSI, ESCE IL DANARO, PAROLE DI R'SHIMON, R'ELIEZER BEN YA'AKOV DICE: ESCONO I MULI.
La Ghemara chiarisce quale sia la machloket tra R'Shimon e R'Eliezer ben Ya'akov:
E R'Shimon? I muli anche se non si riproducono migliorano il loro corpo cioé diventano più grandi e più forti quindi son anche essi soggetti alla crescita e perciò R'Shimon non li esclude. E R'Eliezer ben Ya'akov? Il danaro con esso si fanno affari e quindi anch'esso cresce e si moltiplica e per questo R'Eliezer ben Ya'akov non lo esclude.
La Ghemara dimostra la necessità che vengano ricordati tutti e tre:
Ed è necessario menzionarli tutti e tre perché se il Misericordioso avesse scritto solo gregge, avrei detto animali sì, piante no, perciò il Misericordioso scrisse aia e se il Misericordioso avesse scritto solo aia, avrei detto piante sì, animali no, perciò il Misericordioso scrisse gregge. Il tino a che mi serve? [daf 17b]A uno a R'Shimon serve per escludere il danaro, a uno a R'Eliezer ben Ya'akov serve per escludere i muli.
 

La Ghemara riporta un'altra Baraita che parla della buonuscita:
Insegnarono Rabbanan: QUELLO CHE TI BENEDISSE IL SIGNORE TUO DIO - PUÒ ESSERE CHE SE LA CASA VIEN BENEDETTA PER MERITO SUO GLI SI DÀ LA BUONUSCITA, SE LA CASA NON VIEN BENEDETTA PER MERITO SUO NON GLI SI DÀ LA BUONUSCITA? LA TORA DICE:  SUVVIA CONCEDIGLI LA BUONUSCITA, IN OGNI CASO. E ALLORA COSA DICE LA TORA QUELLO CHE TI BENEDISSE? TUTTO SECONDO LA BENEDIZIONE tuttavia DAGLI il minimo stabilito dalla Tora. R'ELAZAR BEN AZARYA DICE: SI FA COME È SCRITTO, SE LA CASA FU BENEDETTA PER MERITO SUO - GLI SI DÀ LA BUONUSCITA, SE LA CASA NON FU BENEDETTA PER MERITO SUO - NON GLI SI DÀ LA BUONUSCITA. E ALLORA COSA DICE LA TORA SUVVIA CONCEDIGLI LA BUONUSCITA? LA TORA HA PARLATO CON IL LINGUAGGIO DEGLI UOMINI e quel suvvia è solo un modo di dire.
 

La Ghemara riporta una Baraita che parla dello schiavo ebreo:
Insegnarono Rabbanan: UNO SCHIAVO EBREO - SERVE IL FIGLIO MA NON SERVE LA FIGLIA, UNA SCHIAVA EBREA - NON SERVE NÉ IL FIGLIO NÉ LA FIGLIA, IL NIRTZA' E QUELLO CHE FU VENDUTO ALL'IDOLATRA - NON SERVE NÉ IL FIGLIO NÉ LA FIGLIA.
La Ghemara prende in esame la resha della Baraita:
Disse uno degli studiosi che prendono la parola nella Baraita: UNO SCHIAVO EBREO - SERVE IL FIGLIO MA NON SERVE LA FIGLIA. Da dove ci deriva questo insegnamento? Da ciò che insegnarono Rabbanan: E SERVIRÀ TE SEI ANNI, TE - E NON L'EREDE. TU DICI: TE - E NON L'EREDE O NON È ALTRO CHE TE - E NON IL FIGLIO? QUANDO LUI DICE: SEI ANNI SERVIRÀ - PER IL FIGLIO È DETTO, COSA STABILISCO ALLORA CON E SERVIRÀ TE SEI ANNI, TE - E NON L'EREDE. COSA HAI VISTO di particolare PER INCLUDERE IL FIGLIO ED ESCLUDERE IL FRATELLO? IO INCLUDO IL FIGLIO, PERCHÉ VIENE AL POSTO DI SUO PADRE NELLA DESTINAZIONE della schiava ebrea a sé come moglie E NEL CAMPO DELLA PROPRIETÀ perché se il figlio riscattò un campo che suo padre aveva consacrato all'hekdesh, tale campo torna a far parte stabilmente della proprietà della famiglia e non va ai Kohanim al sopraggiungere dello Yovel come se lo avesse riscattato un altro che non è suo figlio. Infatti un fratello non può destinare a sé come moglie la schiava ebrea del fratello e se riscatta un campo di suo fratello esso va ai Kohanim al sopraggiungere dello Yovel. AL CONTRARIO, IO INCLUDO IL FRATELLO, CHE VIENE AL POSTO DI SUO FRATELLO NELLO YIBBUM! NON VI È YIBBUM SE NON DOVE NON VI È UN FIGLIO, MA SE C'È UN FIGLIO NIENTE YIBBUM.
 

La Ghemara chiede:
Ma la ragione per  cui la Baraita ha incluso il figlio ed escluso il fratello è soltanto perché vi è quella risposta "non vi è yibbum se non dove non c'è un figlio, ma se c'è un figlio niente yibbum" tuttavia se non fosse così il fratello sarebbe preferibile al figlio? Ma a me l'insegnamento che il figlio è incluso e il fratello è escluso esce da ciò che qui nel caso del figlio ci son due dinim, la dedicazione della schiava e il campo di proprietà, in cui egli viene al posto del padre, mentre qui nel caso del fratello ce n'è uno soltanto, lo yibbum.
La Ghemara risponde:
Anche il campo di proprietà risulta al Tanna che se viene riscattato dal figlio non viene diviso tra i Kohanim allo Yovel ma se viene riscattato dal fratello viene diviso dalla stessa risposta "non vi è yibbum se non dove non c'è un figlio".
 

La Ghemara prende in esame il secondo din della Baraita:
UNA SCHIAVA EBREA - NON SERVE NÉ IL FIGLIO NÉ LA FIGLIA. Da dove ci deriva questo insegnamento? Disse R'Pada che disse un versetto: (Deuteronomio 15, 17) E anche alla tua serva fa lo stesso, la Scrittura stabilì un hekkesh con il nirtza', come il nirtza' non serve né il figlio né la figlia, così la schiava ebrea non serve né il figlio né la figlia. 
La Ghemara obietta a tale argomentazione:
E quel versetto E anche alla tua serva fa lo stesso è per insegnare questo che viene? Esso serve a quello che insegna una Baraita: E ANCHE ALLA TUA SERVA FA LO STESSO - PER DARE LA BUONUSCITA. TU LO DICI PER DARE LA BUONUSCITA O NON È PER LA RETZY'A? QUANDO EGLI DICE: E SE ASSERIRÀ LO SCHIAVO - E NON LA SCHIAVA EBREA - ORA SI PARLA DELLA RETZY'A, E ALLORA CHE COSA ADEMPIO CON E ANCHE ALLA TUA SERVA FA LO STESSO - PER DARE LA BUONUSCITA.
La Ghemara spiega:
Se così fosse, scriviamo il versetto: E lo stesso alla tua serva, cos'è la parola "fa"? Impara da ciò entrambi i dinim cioé l'hekkesh con il nirtza' e la buonuscita.
 

La Ghemara prende in esame la sefa della Baraita:
 IL NIRTZA' E QUELLO CHE FU VENDUTO ALL'IDOLATRA - NON SERVE NÉ IL FIGLIO NÉ LA FIGLIA. 
La Ghemara riporta le fonti per i dinim riportati:
Il nirtza'? Perché è scritto: (Esodo 21, 6)E traforerà il suo padrone la sua orecchia con un punteruolo ed egli lo servirà per sempre - lui e non il figlio o la figlia.
Quello venduto all'idolatra? Disse Chezkya: Disse il versetto: (Levitico 25, 50) E calcolerà con il suo compratore - con lui e non con gli eredi del compratore.
 

La Ghemara riporta alcuni dinim di cui il primo connesso all'interpretazione del versetto portata da Chazkya:
Disse Rava: Parola della Tora: L'idolatra eredita suo padre, perché è detto: E calcolerà con il suo compratore - con lui e non con gli eredi del compratore, da qui concludiamo che l'idolatra ha eredi.
La Ghemara continua con l'insegnamento di Rava:
Il gher eredita il padre idolatra - non è deoraita ma è derabbanan, come insegna la Mishna (Demai 6, 10): UN GHER ED UN IDOLATRA CHE EREDITARONO IL LORO PADRE IDOLATRA, IL GHER PUÒ DIRE ALL'IDOLATRA: PRENDI TU GLI IDOLI ED IO LE MONETE, PRENDI TU IL VINO DELLE LIBAGIONI ED IO LA FRUTTA, DAL MOMENTO IN CUI idoli e vino VENISSERO IN POSSESSO DEL GHER - SAREBBERO PROIBITI e se tu pensassi che l'eredità del gher è deoraita anche quando non fossero venuti in suo possesso sarebbero lo stesso proibiti, infatti quando ha preso - cose scambiate con gli idoli egli ha preso! Invece l'eredità del gher è derabbanan, è un editto che emisero Rabbanan in modo che non ritorni alle sue abitudini di idolatra per non perdere l'eredità paterna.
 

La Ghemara porta una Baraita a sostegno di quanto detto da Rava:
Anche una Baraita dice così: DI COSA SI È PARLATO? DI QUANDO HANNO EREDITATO, MA SE HANNO FATTO UNA SOCIETÀ - È PROIBITO.
 

La Ghemara continua a riportare l'insegnamento di Rava:
Un idolatra che eredita un gher e un gher che eredita un gher - non è né deoraitaderabbanan, come dice la Baraita: UNO CHE SI PRESTA MONETE DA UN GHER I CUI FIGLI SI CONVERTIRONO CON LUI - NON LE RESTITUISCA AI SUOI FIGLI, E SE LE HA RESTITUITE - I CHACHAMIM NON GLI MOSTRANO GRATITUDINE. 
La Ghemara obietta:
Eppure dice una Baraita: I CHACHAMIM GLI MOSTRANO GRATITUDINE!
La Ghemara spiega:
Non è difficile: Qui che non gli dimostrano gratitudine è quando il suo concepimento e la sua nascita non sono nella santità di Israel,