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Yevamot - Mitzvat Chalitza - 106
106a MITZVAT CHALITZA CAPITOLO DODICESIMO YEVAMOT

 
È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein

 
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106b
Mishna Così si compie la mitzva della chalitza: Lui e la sua yevama vengono al tribunale rabbinico, ed essi, i membri del tribunale, gli danno il consiglio adatto al suo caso, come è detto: (Deuteronomio 25) "Lo chiameranno gli anziani della sua città e gli parleranno". E lei dice: "Il mio yavam si rifiuta di edificare un nome in Israel per suo fratello, non vuole prendermi in sposa per yibbum". E lui dice: "Non ci tengo a prenderla". E lo dicevano nella lingua sacra, "E la sua yevama gli si avvicinerà sotto gli occhi degli anziani e gli toglierà la scarpa dal piede e sputerà di fronte a lui" - uno sputo visibile ai giudici, "E continuerà dicendo: così sia fatto all'uomo che non edificherà la casa di suo fratello". Un tempo si faceva leggere fino a qui, e quando R'Urkanos, sotto il pistacchio del villaggio di Etam, fece leggere fino alla fine tutto il brano relativo alla chalitza, ritennero confermata l'usanza di finire tutto il brano. "E sarà il suo nome in Israel: la casa dello scalzato".
È un precetto che tale frase venga ripetuta da parte dei giudici e non da parte degli studenti che hanno assistito all'esecuzione della chalitza.
R'Yehuda dice:
È un precetto per tutti coloro che sono presenti dire: "scalzato".
Sessantacinquesima Mishna
Ghemara La Ghemara ci informa:
Disse R'Yehuda: Questa è la sequenza delle azioni quando si esegue la mitzva della chalitza: lei legge "Il mio yavam si rifiuta . . . " , e lui legge "Non ci tengo . . ." e lei scalza e sputa, poi legge.
La Ghemara chiede:
Che cosa ci insegna? È già scritto nella Mishna!
La Ghemara risponde:
Quello che dice R'Yehuda ci insegna che, in effetti, è mitzva procedere così, tuttavia se si invertì l'ordine, non abbiamo trasgredito con ciò ad alcuna proibizione. E vi è anche una Baraita che insegna così: SIA CHE ABBIA ANTICIPATO LA CHALITZA ALLO SPUTO, SIACHE ABBIA ANTICIPATO LO SPUTO ALLA CHALITZA - CIÒ CHE HAFATTO È FATTO, cioè bediavad ha validità.

La Ghemara ci informa:
Disse Abbaye: Colui che detta allo yavam e alla yevamail ghet chalitza, la formula della chalitza, non detti a lei "non" da solo e"vuole prendermi" da solo, perchè ciò ha il significato di "vuole prendermi". Invece detti "non vuole prendermi" tutto di seguito, in modo che non vi siano dubbi sul significato di quanto viene detto. E non detti a lui "non" da solo e"ci tengo a prenderla" da solo, perchè ciò ha il significato di "ci tengo a prenderla".  Invece detti "non ci tengo a prenderla" tutto di seguito.
La Ghemara obietta:
Rava disse: Si tratta solo di un'interruzione del discorso, e una semplice interruzione del discorso non ha importanza per noi.
La Ghemara narra a proposito:
Rav Ashi trovò Rav Kahana che si sforzava di dettarle a una yevama "non vuole prendermi" tutto di seguito. Gli disse Rav Ashi: Forse il signore non condivide l'opinione di Rava, che questa cosa non ha importanza? Gli disse Rav Kahana: Rava riconosce valida l'opinione di Abbaye per quanto riguarda la lettura del versetto "non vuole prendermi", anche se dissente quanto alla lettura di "non ci tengo a prenderla".

La Ghemara ci informa:
Disse Abbaye: Colui che scrive il documento della chalitza scriva così: Abbiamo dettato a lei da "Il mio yavam si rifiuta" fino a "non vuole prendermi", e abbiamo dettato a lui da "non" fino a "a prenderla". E abbiamo dettato a lei da "così" fino a "scalzato".
La Ghemara riporta una diversa procedura:
Mar Zutra tracciava le righe sulla pergamena e poi scriveva tutto il brano che si legge durante la chalitza.
La Ghemara attacca questa procedura:
Lo attaccò Mar Bar Ydi dicendo: Ma questo brano non è permesso scriverlo da solo! Vi è infatti la proibizione di scrivere brani della Tora isolati sulla pergamena se non a scopo di mitzva.
La Ghemara conclude:
Ciononostante l'halacha segue il parere di Mar Zutra, in quanto sussiste un lato di mitzva.

La Ghemara ci informa:
Disse Abbaye: Se la yevama sputò e lo sputo lo trascinò via il vento impedendogli di passare dinnanzi allo yavam, non ha fatto nulla cioè questa azione non è valida.
La Ghemara chiede:
Quale è la ragione di ciò?
La Ghemara risponde:
Ci vuole "e sputerà di fronte a lui". 
La Ghemara spiega: 
Perciò se lui è alto e lei è bassa e lo sputo lo trascinò via il vento - c'è, si realizza quanto è scritto, "di fronte a lui". Tuttavia se lui è basso e lei è alta, dobbiamo ripetere l'azione finchè lo sputo gli giunga di fronte e poi se ne vada via trascinato dal vento.

La Ghemara ci informa:
Disse Rava: Se la yevama mangiò aglio e sputò, mangiò argilla e sputò a causa di questo -  non ha fatto nulla cioè questa azione non è valida.
La Ghemara chiede:
Quale è la ragione di ciò?
La Ghemara risponde:
Ci vuole "e sputerà" da sola e qui ciò non avviene perchè lei sputò a causa di quello che aveva messo in bocca.
La Ghemara aggiunge:
E disse Rava: I giudici debbono essere in grado di vedere lo sputo che esce dalla bocca della yevama, perchè è scritto: "sotto gli occhi degli anziani . . . e sputerà".

La Ghemara riporta un passo della nostra Mishna:
"E SARÀ IL SUO NOME IN ISRAEL: LA CASA DELLO SCALZATO". È UN PRECETTO che tale frase venga ripetuta DA PARTE DEI GIUDICI E NON DA PARTE DEGLISTUDENTIche hanno assistito all'esecuzione della chalitza.
La Ghemara cita una Baraita:
DISSE R'YEHUDA: UNA VOLTA SEDEVAMO DINNANZI A R'TARFON, E VENNE UNA YEVAMA A FARE LA CHALITZA, E LUI R'Tarfon CI DISSE: RIPETETE TUTTI: "SCALZATO","SCALZATO", "SCALZATO" - tre volte.


 
Hadran 'Alach Mitzvat Chalitza
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