Make your own free website on Tripod.com
 
[da daf 14b]La Ghemara respinge questa interpretazione della machloket:
No! Su una persona sana che manda un regalo, nessuno dissente che se il destinatario muore prima di ricevere il denaro esso ritorna al mittente, in quanto "porta" non è come "acquista", e qui di cosa ci stiamo occupando? Di un moribondo che manda un regalo, e i Tannaim della Baraita sono divisi intorno alla machloket tra R'Elazar e Rabbanan riportata in questa Mishna (Baba Batra 156,1): UNO CHE FA LA DIVISIONE DEI PROPRI BENI A VOCE, R'ELAZAR DICE: SIA UNO SANO CHE UNO IN PERICOLO DI VITA, QUEI BENI SUI QUALI C'È RESPONSABILITÀ come case e terreni VENGONO ACQUISITI CON DENARO, SHTARO CHAZAKAcome gli altri beni immobili E QUELLI SUI QUALI NON C'È RESPONSABILITÀ i beni mobili NON VENGONO ACQUISITI ALTRO CHE COL TIRARLI A SÉ cioé con un'azione di kinyan, E I CHACHAMIM DICONO: QUESTI E QUELLI SI ACQUISISCONO TRAMITE LA VOLONTÀ ESPRESSA dal padre sul letto di morte, e il figlio non deve fare una qualche azione di kinyan. GLI DISSERO i Chachamim a R'Elazar: ACCADDE ALLA MADRE DEI FIGLI DI ROCHEL CHE ERA gravemente AMMALATA, E DISSE: SIA DATA 
 [fino a qui da daf 14b] A MIA FIGLIA LA MIA SPILLA, CHE VALE MILLEDUECENTO ZUZ, E MORÌ, E I CHACHAMIM ADEMPIRONO LA SUA VOLONTÀ. DISSE LORO R'Elazar: I FIGLI DI ROCHEL, ANDATEVI A SEPPELLIRE CON ESSI! Secondo R'Elazar essi erano dei malvagi da cui non si doveva trarre nessun insegnamento. 
La Ghemara (che qui parte da due assunzioni: a- per una persona sana che manda un regalo "porta" non è come "acquista"; b- la Baraita parla di un moribondo)assegna i Tannaim della Baraita alle due shitot (R'Elazar e Chachamim) della Mishna (Baba Batra 156,1) testé citata:
Tanna Kammache disse che se il mittente è vivo il denaro torna a lui, la pensa come R'Elazar, che anche nel caso di un moribondo senza azione di kiniyan non vi è acquisto,
R'Natan e R'Yaakov che dissero che se il mittente muore il denaro torna ai suoi eredi, la pensano anch'essi come R'Elazar, ma aggiunsero che nonostante il mittente sia morto quando il destinatario era ancora vivo, non diciamo: È una mitzva adempiere la volontà del defunto,
e "ci sono quelli che dicono" che il denaro va agli eredi del destinatario, la pensano come Rabbanan per i quali la volontà del moribondo è come un documento "scritto e consegnato",
e R'Yehuda Hanasi che disse in nome di R'Meyr che è una mitzva adempiere la volontà del defunto, la pensa come R'Elazar per il quale non vi è differenza tra il dono del moribondo e quello del sano, e quindi se il mittente è ancora in vita e il destinatario muore i soldi tornano a lui, tuttavia nel caso in cui muore il mittente prima del destinatario, noi diciamo: È una mitzva adempiere la volontà del defunto e il denaro sia dato al destinatario o ai suoi eredi,
e i Chachamim dicono: Dividano il denaro tra le parti in causa, perché essi erano in dubbio su due dinim (a) la volontà del defunto è come un documento "scritto e consegnato", (b) è una mitzva adempiere la volontà del defunto,
e qui a Bavel dissero: Che lo shaliach faccia quello che vuole, perché è meglio che vi sia un criterio in un caso in cui si è in dubbio sui due dinim di cui sopra,
e R'Yehuda Hanasi cosa viene ad insegnarci? Sembra infatti che le sue parole altro non siano che una ripetizione di quello che dissero R'Natan e R'Yaakov. Egli viene ad insegnarci un episodio che avvenne in cui i Chachamim decisero secondo la shita di R'Natan e R'Yaakov. 
 

La Ghemara chiede chi fosse R'Shimon Hanasi ricordato nella Baraita:
Si chiesero: R'Shimon Hanasi, era lui stesso Nasi, Presidente, o parlò in nome del Nasi?
La Ghemara porta una prova che dovrebbe dimostrare che R'Shimon era Nasi:
Vieni a sentire quello che disse R'Yosef: L'halacha è secondo la shita di R'Shimon Hanasi.
La Ghemara respinge tale prova:
Ancora sussiste il dubbio: R'Shimon Hanasi, era lui stesso Nasi, o parlò in nome del Nasi perché a volte anche gli Amoraim come R'Yosef  riportano in maniera abbreviata e "R'Shimon Hanasi" può voler dire "R'Shimon secondo il Nasi".
La Ghemara conclude:
Rimanga il problema irrisolto.
 

La Ghemara ritorna sulle parole di R'Yosef:
A proposito di quello che disse R'Yosef: L'halacha è secondo la shita di R'Shimon Hanasi che il denaro torni agli eredi del mittente. Ma vale per noi il principio: Le volontà del moribondo sono come un documento scritto e consegnato! Come si può decidere secondo R'Shimon Hanasi che va secondo R'Elazar per il quale non vi è differenza tra sano e moribondo?
La Ghemara spiega: 
R'Yosef ritiene che la Baraita parli di una persona sana che manda un regalo, come del resto fece la Ghemara all'inizio, e insegni che in questo caso "porta" non è come "acquista". 
La Ghemara obietta:
Ma R'Shimon Hanasi disse che il denaro torna agli eredi del mittente, mentre vale per noi il principio: È una mitzva adempiere la volontà del defunto anche se la espresse quando era ancora sano. Come si può decidere secondo R'Shimon Hanasi per il quale anche se il mittente muore, il denaro deve tornare ai suoi eredi e la volontà del defunto non viene rispettata?
La Ghemara spiega:
Per R'Yosef la Baraita insegna che così disse R'Shimon Hanasi: Tornino al mittente perché si trattava del caso in cui il mittente rimase in vita, e solo in tal caso i Chachamim dissero che il denaro torna a lui. Ma nel caso in cui il mittente muore, R'Shimon Hanasi ammette che è una mitzva adempiere la volontà del defunto e il denaro venga dato al destinatario.

TORNI A NOI HAMEVI KAMMA

Mishna. UNO CHE PORTA UN GHETDA UN PAESE D'OLTREMARE, E DISSE: 
DINNANZI A ME FU SCRITTO MA NON DINNANZI A ME FU FIRMATO, 
DINNANZI A ME FU FIRMATO MA NON DINNANZI A ME FU SCRITTO, 
DINNANZI A ME FU SCRITTO TUTTO E DINNANZI A ME FU FIRMATO METÀ, 
DINNANZI A ME FU SCRITTO METÀ E DINNANZI A ME FU FIRMATO TUTTO, PASUL
UNO DICE DINNANZI A ME FU SCRITTO E UNO DICE DINNANZI A ME FU FIRMATO, PASUL
DUE DICONO DINNANZI A NOI FU SCRITTO E UNO DICE DINNANZI A ME FU FIRMATO, PASUL, MA R'YEHUDA DICHIARA KASHER
UNO DICE DINNANZI A ME FU SCRITTO E DUE DICONO DINNANZI A NOI FU FIRMATO, KASHER.
 
 

Ghemara. La Ghemara chiede:
Questo che insegna la nostra Mishna, me lo insegna di nuovo! Cosa ci guadagno? Infatti me lo insegnò già una volta: UNO CHE PORTA UN GHET DA UN PAESE D'OLTREMARE, DEVE DIRE: DINNANZI A ME FU SCRITTO E DINNANZI A ME FU FIRMATO. Va da sé che una dichiarazione dello shalich incompleta non ottempera  alla disposizione dei Chachamim e ciò inficia la validità del ghet.
La Ghemara spiega:
Se avessi dovuto imparare solo da quella Mishna che hai citato avrei detto che "Dinnanzi a me fu scritto e dinnanzi a me fu firmato" è ciò che bisogna in linea di principio che lo shaliach dica, ma se non lo disse, bediavadè kasher, perciò viene la nostra Mishna e ci insegna che così non è.
 
 

La Ghemara riporta un altro passo della nostra Mishna:
DINNANZI A ME FU SCRITTO METÀ E DINNANZI A ME FU FIRMATO TUTTO, PASUL
La Ghemara chiede:
Quale metà? Se diremo la prima metà, ma disse R'Elazar: Persino se lo shaliach fu presente al momento in cui lo scriba non vi scrisse che la sola riga uno, in cui sono scritti i nomi dell'uomo e della donna e la data, lishmah, in seguito non deve essere presente!
La Ghemara spiega:
Invece disse R'Ashi: La nostra Mishna insegna che il ghet è pasul se lo shaliach disse: Dinnanzi a me fu scritta solo l'ultima metà.
 
 

La Ghemara riporta un altro passo della nostra Mishna:
DINNANZI A ME FU SCRITTO TUTTO E DINNANZI A ME FU FIRMATO METÀ, cioé assistetti solo alla firma di un testimone, il ghet è PASUL
La Ghemara aggiunge:
Disse R'Chisda: E persino se ci sono due che testimoniano sulla autenticità della firma del secondo testimone che appare sul ghet, esso è pasul. E se tu chiederai per quale ragione? Se una firma viene convalidata dallo shaliach a cui i Chachamim credono come a due testimoni, e una da due testimoni, che sono universalmente degli di fede, cosa c'è che non va? R'Chisda ti risponderà che il ghet deve essere convalidato con una delle due shitot: O tutto per mezzo della convalida del ghettramite testimoni delle due firme, o tutto per mezzo della disposizione dei Chachamim che istituirono lo shaliach che dice: Dinnanzi a me fu scritto e dinnanzi a me fu firmato.
La Ghemara respinge questa aggiunta di R'Chisda:
L'attaccò Rava: Vi è forse qualcosa di questo genere, che se dichiarò uno, lo shaliach, che nei riguardi della seconda firma vale come un testimone , il ghet è kasher, ora che ce ne sono due nei riguardi della seconda firma è pasul? Ora è chiaro che se la seconda firma ha due testimoni il ghet è kasher! Piuttosto disse Rava: Questo è quello che si può dire, persino [daf 15b] lui lo shaliach, e un altro testimoniano sulla firma del secondo, il ghetè pasul. Lo shaliach può convalidare le due firme, sia dicendo che furono fatte in sua presenza sia dicendo che le conosce, tuttavia se si unisce ad un altro testimone per convalidare una firma, la sua testimonianza non è più sufficiente per l'altra firma.
La Ghemara chiede:
Quale è la ragione? Cosa non va se una firma la convalida da solo e una assieme ad un altro?
La Ghemara risponde:
Il motivo per cui non si deve convalidare un tale ghet è perché andrebbe a finire che le persone scambierebbero la convalida di un ghet con la convalida degli altri documenti. 
Un documento viene convalidato (a) tramite la testimonianza di due testimoni sulle firme portate dal documento, (b) tramite la testimonianza dei firmatari che vengnono, ognuno per proprio conto a riconoscere le proprie firme. 
Ora potrebbe darsi che un firmatario venisse a riconoscere la propria firma e anche volesse testimoniare, assieme ad un altro, sulla seconda firma. In questo caso non si deve accettare la convalida del documento perché vorrebbe dire far uscire tre quarti del denaro di cui parla il documento in base alla testimonianza di un solo testimone e questo contraddice il requisito che la testimonianza sia di due, che vi contribuiscono in maniera paritaria.
La Ghemara obietta:
L'attaccò R'Ashiquesta spiegazione di Rava: Forse che esiste una tal cosa, che se uno fornisce tutta la testimonianza nel caso in cui lo shaliach disse: "Dinnanzi a me firmò l'uno, e conosco la firma dell'altro" il ghet è kasher, ora che c'è un altro con lui che riconosce la firma di quello che non firmò dinnanzi allo shaliach, il ghet è pasul? Sicuramente, siccome la testimonianza dello shaliach da sola basta a convalidare il ghet la testimonianza dell'altro verrà considerata superflua ma non invalidante!
La Ghemara riporta il nuovo chiddush di R'Ashi:
Piuttosto disse R'Ashi: Persino se lo shaliach dice: "Dinnanzi a me firmò l'uno, ed io sono il secondo testimone che firmò il ghet, è pasul. Per quale ragione? Perché il ghet deve essere convalidato con una delle due shitot: O tutto per mezzo della convalida del ghet tramite due testimoni delle due firme, o tutto per mezzo della disposizione dei Chachamim che istituirono lo shaliach che dice: Dinnanzi a me fu scritto e dinnanzi a me fu firmato. Ma mezzo con un sistema e mezzo con l'altro, no.
 
 

La Ghemara muove un'obiezione contro il chiddush di R'Chisda:
Insegnò la nostra Mishna: DINNANZI A ME FU SCRITTO TUTTO E DINNANZI A ME FU FIRMATO METÀ, . . . PASUL.
La Ghemara chiede:
Quella metà di cui parla la Mishna come sarebbe?
La Ghemara propone una possibilità per poi respingerla:
Se diciamo che non vi è chi testimoni su di essa affatto, ora se come dice la Mishna: UNO DICE DINNANZI A ME FU SCRITTO E UNO DICE DINNANZI A ME FU FIRMATO, nel qual caso questo testimonia su tutta la scrittura e questo testimonia su tutta la firma,  ciò nonostante il ghet è PASUL, nel caso in cui vi è una testimonianza solo sulla metà, occorre chiederselo?
La Ghemara conclude:
Invece o decidiamo come Rava o come R'Ashi, ma al contrario di R'Chisda. 
La Ghemara respinge questa conclusione:
Ti direbbe R'Chisda: Secondo il tuo ragionamento, da DINNANZI A ME FU SCRITTO MA NON DINNANZI A ME FU FIRMATO che insegnamento ci viene? Concludi invece che il Tanna si espresse secondo lo stile "non solo questo ma anche questo", anche qui il Tanna si esprime secondo lo stile "non solo questo ma anche questo".
 

La Ghemara riporta il responso di R'Chisda su un argomento, diverso da quello trattato nella nostra Mishna, ma ad esso correlato perché riguardante la combinazione di due fattori halachici diversi:
Disse R'Chisda: Uno scavo di cinque palmi e un pannello di cinque palmi non si combinano per formare i dieci palmi che chiudono il dominio privato nei riguardi delle leggi del Sabato, e tale dominio non è chiuso finché la separazione non sia o tutta di pannello o tutta di scavo.
La Ghemara riporta un'opinione dissenziente:
Spiegava Meremar: Uno scavo di cinque palmi e un pannello di cinque palmi si combinano.
La Ghemara riporta la conclusione halachica:
E l'halachasegue Meremar e stabilisce che uno scavo di cinque palmi e un pannello di cinque palmi si combinano al fine di definire al loro interno il dominio privato.
 

La Ghemara riporta una simile questione da un altro settore della halacha:
Era difficile capire a Ilfa: Le mani, possono essere tehorotper metà o non possono essere tehorot per metà?
La Ghemara cerca di mettere a fuoco il problema di Ilfa:
Come sarebbe a dire? Diciamo che ciò si realizza quando fecero la lavanda delle mani in due da un quarto di log di acqua, quando per la lavanda delle mani si deve usare un recipiente che contenga al minimo un quarto di log. Ciò non può essere! Infatti insegna la Mishna (Yadaym 1, 1 e Chullin 107, 1): DA UN QUARTO SI FA LA LAVANDA DELLE MANI A UNO E PERSINO A DUE.
La Ghemara propone una spiegazione del dubbio di Ilfa per poi respingerla:
Piuttosto diremo che il dubbio di Ilfa riguarda il caso in cui si fece la lavanda delle mani una mano alla volta, in tempi diversi, e il dubbio di Ilfa era se le due lavande si combinano per dare alle mani la purità rituale richiesta o no. Anche questo non può essere! Infatti insegna una Baraita: UNO CHE FA LA LAVANDA DI UNA MANO DA UN RECIPIENTE E DELL'ALTRA TRAMITE IMMERSIONE - LE SUE MANI SONO TEHOROT.
La Ghemara propone un'altra spiegazione:
Piuttosto diremo che il dubbio di Ilfa riguarda il caso in cui si fece la lavanda delle mani mezza mano alla volta, asciugandosi tra questa metà e quella. 
La Ghemara si chiede:
Dobbiamo aver dubbi su un tale din? Eppure dissero quelli della Yeshiva di R'Yanai: Le mani non possono essere tehorot a metà. Quindi il dubbio di Ilfa non ha luogo.
La Ghemara spiega:
No, il dubbio di Ilfa è rilevante e deve essere discusso, perché c'è il caso di un liquido che bagna la mano e la lascia bagnata, e il dubbio di Ilfa non riguadava il caso in cui uno si asciuga tra la lavanda di mezza mano e l'altra, ma il caso in cui uno si fa la prima lavanda di mezza mano e, mentre la mano è ancora bagnata, fa la lavanda della seconda metà. Il dubbio di Ilfa era se l'umidità della mano fa combinare le due mezze lavande per dare la purità rituale richiesta o no.
La Ghemara si chiede:
E quand'anche c'è questo liquido che bagna cosa gli fa? Forse che esso è utile per combinare la prima alla seconda lavanda? Ma nella Mishna si insegna (Taharot 8, 9):