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[da daf 13b] La Ghemara si chiede quale sia la ragione per cui l'acquisizione in presenza "di loro tre" ha valore anche quando essa riguarda un prestito:
E quale è la ragione che l'acquisizione in presenza "di loro tre" ha valore anche nel caso di un prestito? Disse Amemar: Diviene come se quello che prende a prestito dicesse al prestatore nel momento in cui gli dà il denaro: Mi impegno a restituire questo debito a te stesso e a chiunque venga in tua vece. Quindi fin dall'inizio il debitore si impegnò nei riguardi di questo terzo.
La Ghemara obietta:
Disse R'Ashi ad Amemar: Allora da qui, chi fece acquisire, tramite acquisizione in presenza "di loro tre", un prestito a dei terzi nati dopo l'epoca del prestito che non c'erano al momento in cui il denaro fu dato, ecco che anch'essi in accordo con il tuo ragionamento non acquisirebbero perché persino R'Meyr, che disse: Uno fa acquisire qualcosa che non è venuto al mondo, ciò vale quando lo fa acquisire a qualcosa che è al mondo, tuttavia ad una cosa che non è al mondo, no! Ora non ci è nota una tale divisione e uno può far acquisire il diritto a riscuotere un debito anche ad uno nato dopo l'epoca del prestito. 

La Ghemara propone un'altra ragione:
Piuttosto, disse R'Ashi: [fino a qui da daf 13b] Per il piacere di passare da un prestito vecchio per il cui pagamento non avrebbe ottenuto con facilità altre proroghe ad uno nuovo con un nuovo termine di pagamento, egli decide di assoggettarsi ad un nuovo creditore.
La Ghemara solleva un'obiezione anche a questa spiegazione:
Disse Huna il figlio di R'Nechemia a R'Ashi: Allora da qui, nel caso di creditori come quelli della famiglia di Bar Eliashiv che legano i debitori e prendono loro i soldi immediatamente al sopraggiungere della data del  pagamento, anche questi non acquistano? Infatti è difficile pensare che un debitore abbia molto piacere ad impegnarsi con loro! E se dirai: Così è che un creditore violento non può acquisire un prestito tramite "acquisizione in presenza di loro tre", perché nessuno vuol diventare suo debitore, allora hai affidato le tue parole a diverse misure e a seconda del grado di violenza del creditore e del piacere che ha il debitore ad assoggettarvisi, questo acquisterà e questo no! Evidentemente questa ragione va rigettata.
La Ghemara conclude:
Invece disse Mar Zutra, questi tre dinim lasciarono Rabbanan come halacha senza motivazione: Uno, questo dell'acquisizione "in presenza di loro tre". E il secondo din quello che disse R'Yehuda in nome di Shmuel: Chi scrive tutti i suoi beni a sua moglie non l'ha resa che affidataria dei suoi beni ma non proprietaria. E il terzo din quello che disse R'Channania: Chi fa sposare il figlio maggiore in una casa che liberò per lui in occasione della festa di nozze, di questa casa il figlio entra in possesso. 
 

La Ghemara riporta un episodio di acquisizione "in presenza di loro tre":
Disse Rav a R'Acha Bardela in presenza di un terzo uomo: Ho un kav di zafferano depositato in pegno presso di te, consegnalo al tale qui presente. Alla presenza di lui ti dico che non mi ricrederò.
La Ghemara trae con meraviglia una conclusione dalle parole di Rav:
Da cui deduci che se vuole ricredersi, può ricredersi? Perché Rav promette di non ricredersi? Ma quell'uomo è già entrato in possesso dello zafferano per acquisizione "in presenza di loro tre"!
La Ghemara spiega le parole di Rav in maniera diversa:
Così voleva dire: Da simili cose non è dato di ricredersi essendo avvenuta l'acquisizione "in presenza di loro tre".
La Ghemara obietta:
Ma Rav lo disse già una volta perché disse R'Huna in nome di Rav: Uno che dice: La somma che posseggo presso di te dagliela al tale, se lo disse in presenza di loro tre, il padrone della somma, il detentore e il destinatario, quest'ultimo ha acquistato la somma! Perché Rav si sentì di doverlo ripetere a R'Acha Bardela?
La Ghemara spiega:
Se si dovesse imparare solo da quello che disse R'Huna in nome di Rav, direi che quelle parole si riferiscono ad una donazione cospicua, ma un dono modesto non occorre che venga fatto alla presenza di lui del destinatario, ma basta che lo dica al detentore del pegno. Per questo Rav ci insegna espressamente che non è così.
 

La Ghemara riporta un episodio connesso con l'argomento trattato:
C'erano dei giardinieri che tenevano i conti assieme, rimase la somma in eccesso di cinque istare zuze nel conto di uno di loro, gli dissero i soci: Consegnali al padrone dei campi in cui lavoriamo, e lo dissero alla presenza del padrone dei campi e costui li acquistò da lui sollevando un fazzoletto. Alla fine il coltivatore presso cui era risultato un eccesso se ne andò, rifece il calcolo per conto suo, gli risultò che nulla era restato presso di lui e il calcolo precedente era sbagliato, si presentò da R'Nachman, il quale, dopo aver sentito il racconto del caso, gli disse: Cosa posso fare per te? Per cominciare c'è il din che disse R'Huna in nome di Rav che vale l'acquisizione "in presenza di loro tre" e inoltre quello ha acquisito da te quel denaro sollevando il fazzoletto.
La Ghemara chiarisce la situazione del coltivatore e conclude:
Disse Rava a R'Nachman: Ma costui forse che ha detto che non darà quel danaro? Che non vi è danaro in più presso di lui, ha detto! Gli rispose R'Nachman: Se è così, si tratta di un'acquisizione per errore, e ogni acquisizione per errore torna indietro e viene annullata.

La Ghemara passa ad occuparsi di un debitore che consegnò il denaro per il pagamento ad uno shaliach:
Fu detto: Uno che consegna il denaro per pagare un prestito ad uno shaliach e gli dice: Porta questa somma al tale perché gliela devo. Disse Rav: È responsabile di essa della somma fino al momento che verrà consegnata al creditore e se viene rubata allo shaliach deve rimpiazzarla, tuttavia se vuole ricredersi e recuperarla dallo shaliach prima che questi l'abbia consegnata non può ricredersi. E Shmuel disse: Visto che è responsabile di essa fino al momento della consegna e se succede qualcosa deve rimpiazzarla, se vuole ricredersi, può ricredersi.
La Ghemara propone un'interpretazione della machloket tra Rav e Shmuel:
Diciamo che in questo dissentono: Uno studioso (Rav) era dell'opinione che "porta" equivale a "acquista"cioé "acquista la somma per il tale" e uno studioso (Shmuel) era dell'opinione che "porta" non equivale a "acquista".
La Ghemara respinge questa interpretazione:
No, perché per tutti "porta" equivale a "acquista", ma qui in che cosa dissentono? Uno studioso (Rav) era dell'opinione che non si dice: Visto che . . . , e uno studioso (Shmuel) era dell'opinione che si dice: Visto che . . .
La Ghemara riporta una Baraita a favore di Rav:
Ecco quello che insegna una Baraita a favore di Rav: PORTA QUESTA SOMMA AL TALE PERCHÉ GLIELA DEVO, DAI QUESTA SOMMA AL TALE PERCHÉ GLIELA DEVO, PORTA QUESTA SOMMA AL TALE PERCHÉ È UN PEGNO CHE EGLI HA PRESSO DI ME, DAI QUESTA SOMMA AL TALE PERCHÉ È UN PEGNO CHE EGLI HA PRESSO DI ME, È RESPONSABILE PER ESSA, E SE VUOLE RICREDERSI NON PUÒ RICREDERSI.
La Ghemara ribatte:
Così tale problema cisarebbe anche per un pegno?! Per recuperare il pegno, che il depositario gli dica allo shaliach: Non è sua volontà del padrone del pegno che il suo pegno sia in mano di altri che nelle mie in cui lo affidò.
La Ghemara spiega:
Disse R'Zera: La Baraita parla nel caso in cui il depositario è ritenuto un tipo che è solito negare che il pegno si trovi da lui. In tal caso non vi è dubbio che il padrone del pegno preferisce che esso resti in mano allo shaliach, per cui egli può prendere il pegno e non è tenuto a restituirlo al depositario.
 

La Ghemara riferisce un episodio relativo all'argomento trattato.
R'Sheshet aveva un credito di alcune vesti che aveva venduto a Mechoza, disse a R'Yosef bar Chama:  quei soldi che mi devono colà. R'Yosef andò, glieli dettero. Gli dissero: Beninteso che son da te acquisiti con un kinyan sollevando il fazzoletto! Disse loro: D'accordo! Alla fine si liberò da loro senza fare il kinyan che essi pretendevano e i soldi restarono sotto la loro responsabilità. Quando arrivò da lui, da R'Sheshet e gli narrò l'accaduto, questi gli disse: Hai fatto bene a rifiutarti di fare il kinyan e a non prenderti addosso la responsabilità di quei soldi, a non diventare quello che dice il versetto dei Proverbi 22, 7: Chi prende a prestito diviene schiavo del prestatore. 
Secondo un'altra versione R'Sheshet gli disse: Hai fatto bene a rifiutarti di fare il kinyan perché dice il versetto dei Proverbi 22, 7: Chi prende a prestito diviene schiavo del prestatore cioé quei tali di Mechoza che presero gli abiti a credito, e quindi è loro la responsabilità del denaro fino alla consegna e non tua.
 

La Ghemara riferisce un altro episodio:
R'Achai berabi Yoshiya possedeva un oggetto d'argento a Nehardea, [daf 14b] disse a R'Dostai berav Yannai e a R'Yose bar Kefar: Quando tornate da Nehardea portatemelo. Andarono, glielo dettero. Dissero loro: Acconsentite  che sia da voi acquisito con un kinyan sollevando il fazzoletto? Dissero loro: No. Dissero loro: Datecelo di ritorno. R'Dostai berav Yannai disse loro: D'accordo. R'Yose bar Kefar disse loro: No. Cominciarono a malmenarlo. Gli dissero a R'Dostai berav Yannai quelli che malmenavano R'Yose bar Kefar: Guardi Sua Signoria come si comporta questo suo collega, che non vuole prendersi la responsabilità dell'oggetto e nemmeno vuol restituircelo. Disse loro R'Dostai berav Yannai: Fate bene a pestarlo! Quando vennero da lui da R'Achai berabi Yoshiya, gli disse R'Yose bar Kefar: Guardi Sua Signoria, non basta che non mi ha aiutato a liberarmi da quelli che mi malmenavano, ma gli disse anche: Fate bene a pestarlo! Gli disse R'Achai berabi Yoshiya a R'Dostai berav Yannai: Perché ti sei comportato così? Gli disse R'Dostai berav Yannai: Quegli uomini sono giganteschi e tali sono i loro cappelli, parlano con una voce che gli viene dalla metà del loro corpo, e i loro nomi sono spaventosi: Asino selvatico, Cammello da corsa, ed Elefante è il loro capo. Dicono: Legatelo, lo legano. Dicono: Ammazzatelo, lo ammazzano. E se ammazzavano Dostai, chi dava a papà Yannai un figlio come me? Gli disse R'Achai berabi Yoshiya a R'Dostai berav Yannai: Quegli uomini sono parenti della casa regnante? Gli disse R'Dostai berav Yannai: Certo. Gli disse ancora R'Achai berabi Yoshiya: Hanno cavalli e muli che corrono dietro a loro dovunque vadano? Gli disse R'Dostai berav Yannai: Certo. Gli disse allora R'Achai berabi Yoshiya: Se è così hai fatto bene.
 

La Ghemara ritorna sull'argomento "Porta" equivale a "acquista per lui" o no:
Chi dà una somma al suo shaliach e dice: Porta questa somma al tale a cui la mando per regalo, e quello andò, lo cercò ma non lo trovò più tra i viventi, una Baraita insegna: Si restituisca a colui che mandò, un'altra Baraita insegna: Si dia agli eredi di colui a cui era stata mandata.
La Ghemara propone un'interpretazione della machloket partendo dal presupposto che la somma fu consegnata allo shaliach prima della morte di chi la doveva ricevere:
Diciamo che in questo dissentono: Uno studioso era dell'opinione che "porta" è come "acquista"cioé "acquista la somma per il tale" e quindi dal momento in cui il denaro giunge in mano allo shaliach passa già in possesso del ricevente, e se questo nel frattempo muore, va ai suoi eredi, e uno studioso era dell'opinione che "porta" non è come "acquista" e se il ricevente muore prima di averli in mano, i soldi tornano al mittente.
La Ghemara respinge questa interpretazione:
Disse R'Abba bar Mamal: Tutti quanti gli studiosi sono dell'opinione che "porta" non è come "acquista", ma non è difficile spiegare la apparente contraddizione tra le due Baraitaot: Questa Baraita, la prima, che insegna che la somma torna al mittente, tratta di una persona sana che manda il dono ad uno che prima di riceverlo in mano, muore. Questa, la seconda Baraita che insegna che la somma va agli eredi del destinatario, tratta di un moribondo che manda il dono ad uno che, a sua volta, prima di riceverlo in mano, muore.
La Ghemara riporta un'interpretazione alternativa:
R'Zvid disse invece: Sia questa che quella trattano di un moribondo, solo che questa la seconda Baraita che insegna che la somma va agli eredi del destinatario, parla del caso in cui il destinatario era in vita al momento della consegna del denaro allo shaliach. Mentre questa la prima Baraita, che insegna che la somma torna al mittente, parla del caso in cui il destinatario non era in vita al momento della consegna del denaro allo shaliach
La Ghemara riporta ancora un'interpretazione alternativa:
R'Pappa disse invece: Sia questa che quella trattano di una persona sana, solo che questa la prima Baraita, che insegna che la somma torna al mittente, parla del caso in cui il destinatario morì quando il donatore era in vita, mentre questa la seconda Baraita che insegna che la somma va agli eredi del destinatario, parla del caso in cui il donatore morì quando il destinatario era ancora in vita.
La Ghemara tenta di dimostrare che il din "porta" è come "acquista" dipende da una machloket tra Tannaim e per questo riporta una Baraita dalle molte shitot:
Diciamo che il din "porta" è come "acquista"dipende da una machloket tra Tannaim, perché un Baraita insegna: 
PORTA UNA SOMMA AL TALE, LA PORTÒ, LO CERCÒ MA NON LO TROVÒ - RESTITUISCANO AL MITTENTE, MORÌ IL MITTENTE 
R'NATAN E R'YAAKOV DICONO: RESTITUISCANO AGLI EREDI DEL MITTENTE, 
E CI SON QUELLI CHE DICONO: AGLI EREDI DEL DESTINATARIO, 
R'YEHUDA HANASI DICE A NOME DI R'YAAKOV CHE DISSE IN NOME DI R'MEYR: È UNA MITZVA ADEMPIERE I DESIDERI DEL DEFUNTO, 
E I CHACHAMIM DICONO: DIVIDANO, 
E QUI DICONO: TUTTO QUELLO CHE LO SHALIACH VUOLE - FACCIA, 
E DISSERO: RESTITUISCANO AGLI EREDI DEL MITTENTE.
La Ghemara tenta di chiarire su cosa dissentirono le varie shitot:
Perché non dire che in questo dissentirono, che Tanna Kamma pensava: "porta" non è come "acquista", e R'Natan e R'Yaakov anche pensavano: "porta" non è come "acquista", ma nonostante che morì, non diciamo: È una mitzva adempiere i desideri del defunto. E "ci sono quelli che dicono" pensano: "porta" è come "acquista". R'Yehuda Hanasi disse in nome di R'Yaakov che disse in nome di R'Meyr: "porta" non è come "acquista", tuttavia nel caso in cui morì, diciamo: È una mitzva adempiere i desideri del defunto. E i Chachamim dicono: Dividano, tra i due lati sia che il mittente sia vivo sia che sia morto perché essi sono in dubbio su entrambi i dinim: a) Se "porta" è come "acquista" o no, b) Se è una mitzva adempiere i desideri del defunto o no. E qui a Bavel dissero: Quel che lo shaliach vuole - faccia, perché in caso di dubbio è meglio affidarsi ad un criterio, in questo caso quello dello shaliach, piuttosto che dividere semplicemente. E R'Yehuda Hanasi viene a dirci che in un caso che si presentò loro, i Chachamim decisero come R'Natan e R'Yaakov.
La Ghemara respinge questa interpretazione della machloket:
No! Su una persona sana che manda un regalo, nessuno dissente che se il destinatario muore prima di ricevere il denaro esso ritorna al mittente, in quanto "porta" non è come "acquista", e qui di cosa ci stiamo occupando? Di un moribondo che manda un regalo, e i Tannaim della Baraita sono divisi intorno alla machloket tra R'Elazar e Rabbanan riportata in questa Mishna: UNO CHE FA LA DIVISIONE DEI PROPRI BENI A VOCE, R'ELAZAR DICE: SIA UNO SANO CHE UNO IN PERICOLO DI VITA, QUEI BENI SUI QUALI C'È RESPONSABILITÀ come case e terreni VENGONO ACQUISITI CON DENARO, SHTAR O CHAZAKA come gli altri beni immobili E QUELLI SUI QUALI NON C'È RESPONSABILITÀ i beni mobili NON VENGONO ACQUISITI ALTRO CHE COL TIRARLI A SÉ. E I CHACHAMIM DICONO: QUESTI E QUELLI SI ACQUISISCONO TRAMITE LA VOLONTÀ ESPRESSA dal padre sul letto di morte, e il figlio non deve fare una qualche azione di kinyan. GLI DISSERO i Chachamim a R'Elazar: ACCADDE ALLA MADRE DEI FIGLI DI ROCHEL CHE ERA gravemente AMMALATA, E DISSE: SIA DATA