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È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein
La Ghemara chiede:
Che differenza c'è tra quelle proprietà che chiamarono netushim, e queste che chiamarono retushim? [39a] 
La Ghemara risponde:
Alcuni campi vengono chiamati netushimperché abbandonati contro la propria volontà, come è scritto (Esodo 23, 11): E il settimo anno li lascerai stare e li abbandonerai - il che denota un hefker per ordine del re cioé Ha Kadosh Baruchu, che non deriva dalla volontà del proprietario dei campi. Altri campi vengono chiamati retushim perché abbandonati di propria volontà, come è scritto (Osea 10, 14): La madre fu abbandonata assieme ai figli, quando per evitare la cattura gli uomini abbandonarono volontariamente le famiglie.
 

La Ghemara riporta la fine della Baraita precedentemente citata:
E A TUTTI SI FA IL CONTO COME A UN MEZZADRO. 
La Ghemara analizza questo passo:
A quale dei beni menzionati nella Baraita si riferisce questo passo? Se diciamo che si riferisce ai beni dei prigionieri - ora la Baraita dice che se il parente insediatosi nel campo del prigioniero, sentendo che questi sta tornando, ha fatto in tempo a mangiare tutti i frutti dell'annata viene ricompensato per la sua sollecitudine, occorre insegnare che sulle migliorie apportate al terreno riceve il trattamento di un mezzadro? 
La Ghemara propone un'altra spiegazione per respingerla subito:
Piuttosto diremo che tale passo si riferisce ai beni retushim? Ma la Baraita insegna GLIELE TOGLIAMO DI MANO e certo non riceve il trattamento di un mezzadro!
La Ghemara propone una terza spiegazione per respingere anche questa:
Piuttosto diremo che tale passo si riferisce ai beni netushim? Secondo chi? Se diciamo che il passo finale che stiamo considerando va secondo la shita di Rabbanan - Ma essi dissero a proposito del parente che si insedia in beni netushim GLIELO TOGLIAMO DI MANO e non che egli riceve il trattamento di un mezzadro! Se diciamoche il passo va secondo la shitadi Rabban Shimon ben Gamliel - Ma egli disse: HO SENTITO DIRE CHE le proprietà NETUSCHIM SONO COME le proprietà DI PRIGIONIERI! Quindi per Rabban Shimon ben Gamliel è ovvio che riceve il trattamento del mezzadro e la Baraita non doveva insegnarlo!
La Ghemara conclude:
Il passo in questione va secondo la shita di Rabban Shimon ben Gamliel, infatti egli dice che le proprietà netushim sono "come" le proprietà dei prigionieri, e non vere e proprie proprietà dei prigionieri. Come le proprietà dei prigionieri - in ciò che non gliele togliamo di mano, e non vere e proprie proprietà dei prigionieri - perché là se il parente fa presto e mangia tutti i frutti è detto VIENE RICOMPENSATO PER LA SUA SOLLECITUDINE, mentre qui nelle proprietà che sono "come" quelle dei prigionieri è detto SI FA A LUI IL CONTO COME A UN MEZZADRO. Infatti, siccome non si sa con certezza che il prigioniero è morto, anche se il parente viene deliberatamente fatto insediare nella sua proprietà, i prodotti dei campi vengono messi da parte e divisi secondo l'uso della mezzadria e non possono essere consumati tutti dal parente, come nel caso di proprietà di prigionieri, vere e proprie.
 

La Ghemara porta una Mishna che contraddice la spiegazione testè riportata:
In che cosa differisce il caso della Baraita da quello che fu insegnato in questa Mishna del Trattato di Ketubbot 75b: SE UNO HA FATTO DELLE SPESE PER I BENI melog DI SUA MOGLIE, SPESE - MOLTO E MANGIÒ POCO, POCO E MANGIÒ MOLTO - QUELLO CHE HA SPESO HA SPESO, E QUELLO CHE HA MANGIATO HA MANGIATO? Vediamo dunque che non caso in cui spese molto e mangiò poco non gli spetta una ricompensa proporzionale al suo investimento come spetterebbe ad un mezzadro!
La Ghemara spiega:
Questo il caso dei beni netushim non assomiglia che al caso: (che insegnarono) se uno ha fatto delle spese per i beni melogdi sua moglie minorenne che gli fu data in sposa dalla madre o dai fratelli - è simile a uno che ha fatto delle spese per i beni di un altro di un estraneo, caso in cui lo si considera come un mezzadro. Ne deriva che, siccome non ci fa conto su quei beni della moglie che potrebbe fare il miun ed annullare il matrimonio riprendendosi tutti i beni, stabilirono per lui i Chachamim che egli venga considerato come un mezzadro anche se lei fa il miun, in modo che egli non li danneggi sfruttandoli in maniera intensiva nell'incertezza del futuro. Qui nel caso dei beni netushim anche, stabilirono per lui i Chachamim che egli venga considerato come un mezzadro in modo che egli non li danneggi sfruttandoli in maniera intensiva nell'incertezza del futuro.
 

La Ghemara prende in esame un passo della Baraita:
E A TUTTI SI FA IL CONTO COME A UN MEZZADRO. 
La Ghemara chiede:
L'espressione E A TUTTI quale caso viene ad insegnare?
La Ghemara risponde:
Viene ad insegnare quello che disse R'Nachman in nome di Shmuel: Nel caso di uno che è stato fatto prigioniero - si fa insediare un parente nelle sue proprietà, se invece uno uscì di propria volontà abbandonò i suoi campi di propria volontà cioé retushim - non si fa insediare un parente nelle sue proprietà. E R'Nachman disse a nome proprio: Uno che fugge è come un prigioniero. L'espressione E A TUTTI viene ad aggiungere il caso di un fuggitivo a quelli in cui si fa insediare un parente nelle sue proprietà perché si presume che se non fosse stato spaventato e avesse avuto tempo lo avrebbe fatto lui stesso.
La Ghemara chiede un chiarimento sull'insegnamento di R'Nachman:
Il fuggitivo di cui parla R'Nachman fugge per quale motivo? Se diciamo che fugge per via della tassa governativa che deve pagare per i prodotti dei suoi campi e non ha i soldi - è lo stesso che per propria volontà, piuttosto diciamo che R'Nachman parla di uno che fugge dal carnefice che viene a giustiziarlo per omicidio.
 

La Ghemara riporta un altro din connesso al precedente:
Disse R'Yehuda in nome di Shmuel: Uno che venne fatto prigioniero e lasciò un campo di grano pronto per la mietitura, uve pronte per la raccolta, datteri pronti per essere tirati giù, olive da far cadere - il Bet Din entra nelle sue proprietà e vi nomina un tutore e quello procede alla raccolta del frumento, dell'uva, dei datteri e delle olive, e poi fanno entrare nelle sue proprietà un parente che le lavora come un mezzadro.
La Ghemara obietta:
E che mettano un tutore per sempre!? 
La Ghemara risponde:
Non si mette un tutore ai barbuti cioé gli adulti. Infatti il caso tipico di tutela è nel caso di orfani o per altre cose di breve durata.
 

La Ghemara porta altri dinim:
Disse R'Huna: Non si fa entrare un minore nelle proprietà di un prigioniero, e non un parente nelle proprietà di un minore, e non un parente di un parente nelle proprietà di un minore.
La Ghemara chiarisce:
Non si fa entrare un minore nelle proprietà di un prigioniero - perché forse la rovinerà. E non un parente di un parente nelle proprietà di un minore - nel caso di fratelli da parte di mamma di quel parente. [E non un parente nelle proprietà di un minore] - siccome quello il minore non protesta, il parente finisce per impadronirsene dicendo di averle ereditate.
 

La Ghemara riporta un din derivato dal precedente:
Disse Rava: Impara da quello che disse R'Huna: Non ci si può appropriare dei beni di un minore anche se sono stati in possesso di un parente per più di tre anni. [daf 39b] persino se nel frattempo è diventato grande.
La Ghemara limita l'insegnamento di R'Huna:
E non lo dissero in nome di R'Huna che non si fa insediare un parente nelle proprietà di un minore se non nei riguardi dei fratelli dalla parte paterna i quali potrebbero dire di aver ereditato quei beni dal padre del minore ma per i fratelli dalla parte materna - non abbiamo problemi a farveli insediare. 
E quanto ai fratelli dalla parte paterna non lo dissero se non nei riguardi dei terreni, ma per i fabbricati - non abbiamo problemi a farveli insediare.
E quanto ai terreni non lo dissero se non quando non fecero il documento di spartizione, ma se fecero il documento di spartizione - esso diviene una cosa risaputa e non si deve temere che un parente che si sia insediato in un terreno cerchi di appropriarsene in modo indebito.
La Ghemara respinge queste limitazioni:
Ma non è così! Non vi è differenza tra fratelli dalla parte paterna e fratelli dalla parte materna, non vi è differenza tra terreni e fabbricati e non vi è differenza tra quando fecero il documento di spartizione e quando non fecero il documento di spartizione - non facciamo insediare un parente nelle proprietà di un minore.
 

La Ghemara riporta un episodio connesso con l'insegnamento di R'Huna:
Si dà il caso di quella vecchia che aveva tre figlie, fu fatta prigioniera lei e una figlia, delle altre due figlie una morì e lasciò un bambino quando nel momento in cui accadde il fatto nessuna di esse, né la vecchia né le figlie avevano marito.
La Ghemara si domanda:
Disse Abbaye: Come dobbiamo procedere con i beni di questa vecchia che non sappiamo se è viva o morta? Se mettiamo i beni nelle mani della sorella viva che non è stata fatta prigioniera - forse la vecchia è morta e il bambino della figlia morta la eredita e non facciamo insediare un parente nelle proprietà di un minore. Daltronde se mettiamo i suoi beni della vecchia nelle mani del bambino - forse la vecchia non è morta, e non facciamo insediare un minore nelle proprietà di un prigioniero.
La Ghemara conclude:
Disse Abbaye: Perciò metà la consegnamo da amministrare alla sorella viva che non è stata fatta prigioniera, e per l'altra metà nominiamo un tutore per il bambino.
La Ghemara riporta un'opinione discordante:
Rava invece disse: Già che nominiamo un tutore per una metà - nominiamo un tutore per l'altra metà!
La Ghemara  porta la conclusione della vicenda:
Alla fine vennero a sapere che la vecchia era morta.
La Ghemara rivede le decisioni alla luce di questo nuovo dato:
Disse Abbaye: Un terzo lo consegnamo alla sorella che ci sta dinnanzi e che certo la erediterà dalla vecchia, un terzo lo consegnamo al bambino che lo eredita di certo da sua madre, e dell'altro terzo che è la parte della sorella prigioniera ne consegnamo un sesto che è la metà di tale parte alla sorella che ci sta dinnanzi, e per l'altro sesto nominiamo un tutore per il bambino. 
La Ghemara riporta un'opinione discordante:
Rava invece disse: Già che nominiamo un tutore per una sesto - nominiamo un tutore per l'altra sesto!
 

La Ghemara porta un altro episodio connesso con l'argomento in questione:
A Mari figlio di Isak che si era da tempo insediato nelle proprietà di Isak suo padre venne un sedicente fratello da Bet Chozai paese lontano in cui molti anni prima si era recato Isak. Gli disse: Dividi con me i beni di nostro padre! Gli disse Mari: Non ti conosco. Quello si recò da R'Chisda per protestare dell'accaduto. R'Chisda gli disse: Ti ha detto bene, perché è detto (Genesi 42, 8) E Giuseppe riconobbe i suoi fratelli ma essi non lo riconobbero e ciò insegna che era uscito senza senza la barba e venne ora alla loro presenza con la barba. 
La Ghemara continua il racconto con il consiglio di R'Chisda:
Gli disse R'Chisda al sedicente fratello di Mari: Va e porta testimoni che sei suo fratello. 
Gli disse quello: Ho testimoni, ma essi hanno paura di lui di Mari perché è un tipo violento. 
Al che R'Chisda disse allo stesso Mari: Se non vuoi che ordini la spartizione va e porta tu dei testimoni che quello non è tuo fratello. 
Gli disse Mari: Questa è la legge? Quello che vuol portar via dal suo compagno è lui che deve portare le prove! 
Gli disse R'Chisda: Questa è la legge per te e per tutti i violenti come te. 
Gli disse Mari di rimando: Alla fin fine verrano testimoni ma non testimonieranno il vero perché hanno paura di me ed io mi terrò i beni di mio padre! 
Gli disse R'Chisda: Due cose non faranno di non testimoniare per l'uno e di testimoniare il falso per l'altro.
La Ghemara riporta la conclusione dell'episodio:
Alla fine vennero dei testimoni e testimoniarono che era suo fratello. 
Gli disse il fratello di Mari a R'Chisda: Che divida con me anche le vigne e gli orti che lui ha piantato sulle terre di nostro padre. 
Gli disse R'Chisda a Mari: Ha detto bene tuo fratello perché la Mishna insegna Baba Batra 143b: LASCIÒ FIGLI GRANDI E PICCOLI, E I GRANDI APPORTARONO DELLE MIGLIORIE ALLA PROPRIETÀ - APPORTARONO DELLE MIGLIORIE A METÀ cioé le migliorie vanno divise con i fratelli piccoli.

È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein