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È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein
La Ghemara solleva un dubbio:
Disse R'Shmuel bar Yehuda a R'Yehuda: Ci hai detto in nome di Shmuel: R'Yose dissentiva dalla shita di Rabbanan [38a]anche nella prima Mishna del capitolo e riteneva che sempre il doppio pagamento vada al proprietario dell'oggetto dato in affidamento. Anche in questo caso l'halacha segue la sua opinione o l'halacha non segue la sua opinione?
La Ghemara risponde:
Gli disse R'Yehuda a R'Shmuel bar Yehuda: R'Yose dissentiva dalla shita di Rabbanan anche nella prima Mishna e l'halacha segue la sua opinione anche nella prima Mishna.
La Ghemara riporta altri responsi di Amoraim su questo argomento:
Venne anche detto: Disse R'Elazar: R'Yose dissentiva dalla shita di Rabbanan anche nella prima Mishna l'halacha segue la sua opinione anche nella prima Mishna. E R'Yochanan disse: R'Yose riconosceva che l'opinione di Rabbanan è valida nella prima Mishna e che il doppio pagamento viene corrisposto al custode quando egli abbia già pagato in anticipo il risarcimento per l'oggetto affidato.
La Ghemara obietta:
Se pagò  in anticipo il risarcimento per l'oggetto affidato - che il custode incassa il doppio pagamento, non pagò ma solo si dichiarò disposto a pagare - no? Ma non disse R'Chiya bar Abba in nome di R'Yochanan: Non che pagò, che pagò veramente, piuttosto dal momento che disse: Eccomi che pago, benché ancora non avesse pagato?
La Ghemara corregge le parole di R'Yochanan:
Di' piuttosto: R'Yose riconosceva che l'opinione di Rabbanan è valida nella prima Mishna e che il doppio pagamento viene corrisposto al custode quando egli abbia già detto: Eccomi che pago, benché ancora non avesse pagato.
 

Mishna. DISSE A DUE: HO RUBATO UN MANE A UNO DI VOI, MA NON SO A QUALE DI VOI. OPPURE: IL PADRE DI UNO DI VOI MI AFFIDÒ UN MANE E NON SO QUALE È - DEVE DARE A QUESTO UN MANE E A QUESTO UN MANE, PERCHÉ L'HA CONFESSATO LUI STESSO.
DUE CHE DEPOSITARONO DA UNO, QUESTO UN MANE E QUESTO DUECENTO, QUESTO DICE I DUECENTO SON MIEI E QUELLO DICE I DUECENTO SON MIEI - DEVE DARE A QUESTO UN MANE E A QUESTO UN MANE, E IL RESTO STIA LÌ FINO A CHE ARRIVA ELIAHU. DISSE R'YOSE: SE È COSÌ COSA HA PERSO IL TRUFFATORE? PIUTTOSTO, TUTTA LA SOMMA RESTI DEPOSITATA FINO A CHE ARRIVA ELIAHU.
E COSÌ DUE OGGETTI UN CHE VALE UN MANE E UNO CHE VALE MILLE ZUZ, QUESTO DICE QUELLO DI VALORE È MIO E QUESTO DICE QUELLO DI VALORE È MIO - DÀ IL PICCOLO A UNO DI ESSI, E DAL GRANDE DÀ IL COSTO DI UN PICCOLO ALL'ALTRO, E IL RESTO STIA LÌ FINO A CHE ARRIVA ELIAHU. DISSE R'YOSE: SE È COSÌ COSA HA PERSO IL TRUFFATORE? PIUTTOSTO, IL TUTTO RESTI DEPOSITATO FINO A CHE ARRIVA ELIAHU.
Ghemara. La Ghemara indica una contraddizione tra l'inizio della Mishna e la sua continuazione:
Quindi da quanto la Mishna dice all'inizio che il ladro deve dare un mane a questo e un mane a quello, anche se egli deve un solo mane, in base ad un dubbio portiamo via denaro e non diciamo: Resti il denaro in possesso di chi lo possiede fino a che verrà Eliahu. Ora questo è in contrasto con il seguito della nostra Mishna: DUE CHE DEPOSITARONO DA UNO, QUESTO UN MANE E QUESTO DUECENTO, QUESTO DICE I DUECENTO SON MIEI E QUELLO DICE I DUECENTO SON MIEI - DEVE DARE A QUESTO UN MANE E A QUESTO UN MANE, E IL RESTO STIA LÌ FINO A CHE ARRIVA ELIAHU. E qui vediamo che in base ad un dubbio parte del denaro di uno dei due gli viene portato via e lasciato in deposito fino a che verrà Eliahu.
La Ghemara risponde:
Tu metti a contrasto un caso di deposito con un caso di furto? Il furto in cui commise una trasgressione - Rabbanan lo multarono, e costrinsero il ladro a risarcire anche denaro che non doveva, il deposito in cui non commise alcuna trasgressione - Rabbanan non lo multarono e gli comandarono di restituire solo il danaro che egli sicuramente deve e quanto a quello in dubbio - che resti fino a che verrà Elihahu.
 

La Ghemara mette in luce altre contraddizioni:
Tuttavia ci sono contraddizioni nella Mishna tra brani che parlano di deposito e brani che parlano di deposito, e ci sono contraddizioni tra brani che parlano di furto e brani che parlano di furto. Ci sono quindi contraddizioni tra brani che parlano di deposito e brani che parlano di deposito, perché la Mishna insegna nella resha: OPPURE: IL PADRE DI UNO DI VOI MI AFFIDÒ UN MANE E NON SO QUALE È - DEVE DARE A QUESTO UN MANE E A QUESTO UN MANE in cui Rabbanan gli ordinarono di restituire anche denaro che egli non deve. Ora questo è in contrasto con il seguito della nostra Mishna: DUE CHE DEPOSITARONO ecc. in cui Rabbanan comandarono di restituire solo il danaro che egli sicuramente deve e quanto a quello in dubbio - che resti fino a che verrà Elihahu.
La Ghemara scioglie questa contraddizione:
Disse Rava: Quanto al caso descritto nella resha lo si tratta come il caso di quel tale presso cui depositarono del denaro in due fagotti cioé in due tempi diversi, e Rabbanan gli ordinarono di restituire anche il denaro che egli non deve, perché avrebbe dovuto fare attenzione e ricordare chi gli aveva consegnato ogni diversa somma. Quanto al caso descritto nella sefa lo si tratta come il caso di quel tale presso cui depositarono del denaro in un solo fagotto in cui Rabbanan comandarono di restituire solo il danaro che egli sicuramente deve e quanto a quello in dubbio - che resti fino a che verrà Elihahu perché non era tenuto a fare particolare attenzione, come ad esempio nel caso in cui depositarono tutti e due assieme nella stessa occasione, perchè avrebbe potuto dir loro: Voi stessi non diffidaste uno dell'altro, io avrei dovuto diffidare?
 

La Ghemara mette in luce altre contraddizioni:
E ci sono contraddizioni tra brani che parlano di furtoe brani che parlano di furto. Infatti viene insegnato qui DISSE A DUE: HO RUBATO UN MANE A UNO DI VOI, MA NON SO A QUALE DI VOI. OPPURE: IL PADRE DI UNO DI VOI MI AFFIDÒ UN MANE E NON SO QUALE È - DEVE DARE A QUESTO UN MANE E A QUESTO UN MANE in cui Rabbanan gli ordinarono di restituire anche denaro che egli non deve. Ora questo è in contrasto con quanto insegna la Mishna (Yevamot 118b): DERUBÒ UNA DI CINQUE PERSONE E NON SA CHI DI LORO DERUBÒ, QUESTO DICE DERUBÒ ME E QUESTO DICE DERUBÒ ME - DEPONE IL MALTOLTO TRA LORO E SE NE VA, PAROLE DI R'TARFON. 
La Ghemara deduce:
Quindi dalla Mishna di Yevamot deduciamo che in base ad un dubbio non portiamo via denaro e diciamo: Resti il denaro in possesso di chi lo possiede fino a che verrà Eliahu. 
La Ghemara obietta:
Ma da dove sappiamo che la nostra Mishna qui va secondo l'opinione di R'Tarfon? La nostra Mishna potrebbe anche seguire l'opinione di R'Akiva, che nella Mishna di Yevamot dissentiva da R'Tarfon e sosteneva che il ladro era tenuto a restituire il maltolto a ciascuno dei cinque che si dicono derubati. 
La Ghemara porta una prova:
La nostra Mishna segue l'opinione di R'Tarfon perché a proposito di quella Mishna di Yevamot una Baraita insegna: AMMETTE R'TARFON NEL CASO DI UNO CHE DICE A DUE: HO RUBATO UN MANE A UNO DI VOI, MA NON SO A QUALE DI VOI, CHE DEVE DARE A QUESTO UN MANE E A QUESTO UN MANE. Ma se la nostra Mishna segue l'opinione di R'Tarfon, perché egli non obbliga il ladro, anche nella Mishna di Yevamot, a pagare a tutti i cinque che si dicono derubati?
La Ghemara spiega:
nella Mishna di Yevamot, in cui egli deve pagare solo la somma rubata è nel caso in cui lo avevano citato, qui nella nostra Mishna, in cui deve pagare ad entrambi gli accusatori è nel caso di uno che vuol uscire dalle mani del cielo cioé che vuole essere sicuro che il derubato venga veramente risarcito e non gli restino conti in sospeso con il cielo.
La Ghemara fa osservare a riprova di quanto detto:
Si può anche dedurlo dalla nostra Mishna, che insegna PERCHÉ L'HA CONFESSATO LUI STESSO e non perché è stato citato. Da qui si vede che la nostra Mishna parla di uno che vuole regolare i propri conti con il cielo. Impara da qui che la nostra Mishna non obbliga a pagare a tutti gli accusanti in base ad un criterio giuridico, ma in base ad uno scrupolo spirituale.
 

La Ghemara passa ad esaminare la Mishna di Yevamot:
Ma colà nella Mishna di Yevamot, nel caso in cui lo avevano citato e tutti i cinque ipotetici derubati lo avevano accusato, lui cosa sostiene in propria difesa? R'Yehuda disse in nome di Rav: Lui tace, R'Matna disse in nome di Rav: Lui [daf 37b] grida.
La Ghemara spiega i due punti di vista:
Quello che disse: Lui grida a ognuno dei cinque che lo accusa che egli sta mentendo, e con questo viene assolto dal dover pagare a tutti cinque, il silenzio, tuttavia, sarebbe come una confessione. Quello che disse invece: Lui tace - è dell'opinione che il silenzio in questo caso non è come una confessione, infatti potrebbe dirgli il ladro a ciascuno dei cinque accusanti: Il motivo per cui che ho taciuto alle accuse di ciascuno è perché mi dissi: Forse questo è lui quello a cui ho rubato, ma con questo non ho certo accettato che ciò fosse la verità.
 

La Ghemara continua ad esaminare la Mishna di Yevamot:
Disse uno degli studiosi (R'Tarfon): DEPONE IL MALTOLTO TRA LORO E SE NE VA.
La Ghemara si meraviglia:
E se la prendono la somma rubata tutti quei cinque accusanti e se ne vanno? Ma in questo modo il vero derubato non verrà mai in possesso di ciò che gli è stato tolto! Ma non disse R'Abba bar Zavda in nome di Rav: Quando vi è un sospetto che un oggetto privo di segni di risconoscimento sia stato deposto in un dato luogo dal proprietario che intende forse venirlo a prendere, lechatchila non lo tiri su perché non potrà annunciarne il ritrovamento essendo senza segni di riconoscimento e il proprietario non lo ritroverà se verrà a cercarlo e se lo tirò su, non lo restituisca? Come mai R'Tarfon prescrive al ladro di deporre il maltolto tra i cinque accusanti ed andarsene? Essendo quello un oggetto di cui non si conosce con certezza il proprietario, il ladro non dovrebbe restituirlo, ma tenerlo fino a chiarimento o "fino a che venga Eliahu".
La Ghemara offre un'altra interpretazione della Mishna:
Disse R'Safra: R'Tarfon intende dire: Ed egli deponga l'oggetto rubato dinnazi al Bet Din e se ne vada da questo processo.
 

La Ghemara continua ad analizzare la Mishna di Yevamot ed indica una contraddizione:
Disse Abbaye a Rava: Non disse forse R'Akiva a proposito di quanto disse R'Tarfon NON È QUESTA LA VIA CHE LO ALLONTANA DALLA TRASGRESSIONE FINO A CHE NON PAGHI IL MALTOLTO A CIASCUNO dei cinque accusatori? Quindi in base ad un dubbio portiamo via denaro e non diciamo: Resti il denaro in possesso di chi lo possiede fino a che verrà Eliahu. Questo tuttavia contraddice quanto è detto da R'Akiva in una Mishna di Baba Batra 158b: CADDE LA CASA SU DI LUI E SU SUA MADRE, GLI EREDI DEL FIGLIO DICONO: LA MADRE MORÌ PER PRIMA, E GLI EREDI DELLA MADRE DICONO: IL FIGLIO MORÌ PER PRIMO, SIA QUESTI CHE QUELLI cioé sia Bet Hillel che Bet Shammai CONCORDANO CHE DIVIDANO l'eredità in due. MA R'AKIVA DISSE: AMMETTO IN QUESTO CASO CHE I BENI RESTANO NELLE LORO MANI di chi li possiede e non vengono divisi. Qui R'Akiva dice espressamente: Resti il denaro in possesso di chi li possiede.
La Ghemara spiega:
Gli disse Rava: nel caso dell'eredità ci troviamo in un caso di forse e forse infatti nessuno dei due lati può sostenere di aver certamente ragione e per questo R'Akiva lascia i beni nelle mani di chi li possiede, nel caso di quello che rubò uno di cinque - ci troviamo in un caso in cui ognuno degli accusanti sostiene che certo egli è stato derubato, e il ladro dice a ciascuno: Forse eri tu ma forse era il tuo compagno, per questo R'Akiva acconsente ad una riscossione di denaro in base ad un dubbio.
La Ghemara muove un'obiezione a questa spiegazione:
Ma allora la Mishna qui DISSE A DUE: HO RUBATO UN MANE A UNO DI VOI che è un caso di forse e forse infatti ognuno dei due accusatori dice solamente: Forse ero io il derubato, e il ladro dice a ciascuno: Forse non eri tu, e ciò nonostante la Mishna insegna: DEVE DARE A QUESTO UN MANE E A QUESTO UN MANE?
La Ghemara conferma la precedente obiezione:
E da dove impariamo che essa cioé la nostra Mishna che la Ghemara cita per sollevare un'obiezione alla Mishna di Baba Batra, che riflette espliciatamente l'opinione di R'Akica, riflette anch'essa l'opinione di R'Akiva? Perché fu insegnato in una Baraita che si riferisce a quella Mishna di Yevamot in cui si parla di quello che rubò ad uno di cinque: AMMETTE R'TARFON NEL CASO DI UNO CHE DICE A DUE: HO RUBATO UN MANE A UNO DI VOI, MA NON SO A QUALE DI VOI ecc. che deve dare a questo un mane e a questo un mane. Di fronte a chi R'Tarfon ammette, (non) di fronte a R'Akiva il suo avversario nella disputa di Yevamot? Sussiste quindi la contraddizione tra il verdetto della nostra Mishna e quello della Mishna di Baba Batra.
La Ghemara produce un'ulteriore conferma:
E da dove impariamo che essa la nostra Mishna riflette un caso del tipo forse e forse? Può essere in effetti che i due accusatori dicono: Io sono il derubato, ed è per questo che la Mishna ordina di pagare a ciascuno! Contro questa possibilità ci sono due prove: una: Che la nostra Mishna non insegna: Essi lo accusano, e inoltre: Ma R'Chiya non insegna così nella Tosefta a proposito della nostra Mishna: QUESTO DICE: NON SO E QUESTO DICE: NON SO? Nonostante ciò R'Akiva ordina di pagare anche in caso di dubbio e non come nella Mishna di Baba Batra.
La Ghemara spiega la contraddizione:
Ma abbiamo già detto che essa la nostra Mishna si occupa di uno che vuol uscire dalle mani del cielo cioé che vuole essere sicuro che il derubato venga veramente risarcito e non gli restino conti in sospeso con il cielo, in questo caso non gli resta che pagare tutti i possibili derubati, tuttavia in caso di "forse e forse" anche R'Akiva sostiene che non si deve far pagare.
 

La Ghemara solleva un'obiezione nei riguardi di una distinzione fatta da Rava in precedenza:
Disse Ravina a R'Ashi: Quando mai disse Rava che ogni qual volta che viene fatto un deposito in due fagotti egli deve controllare quale sia la somma depositata da ciascuno? Eppure Rava disse, e c'è chi disse che fu R'Pappa: Tutti concordano nel caso di due che dettero in consegna l'uno un capretto e l'altro due ad un pastore, che se vengono tutti e due e sostengono entrambi di aver dato in consegna due capretti il pastore depone il capretto contestato tra di loro e se ne va. Perchè anche qui Rava non dice che il pastore doveva controllare quanti capretti diede ciascuno in consegna e se non lo fece deve dare a ciscuno due capretti?
La Ghemara spiega:
Gli disse R'Ashi a Ravina: le parole di Rava si riferivano ad un caso in cui dettero in consegna i capretti nel gregge del pastore senza che questi vi facesse caso. 
 

La Ghemara cita un altro passo della nostra Mishna:
E COSÌ DUE OGGETTI UN CHE VALE UN MANE E UNO CHE VALE MILLE ZUZ ecc.
La Ghemara chiede perchè la Mishna deve insegnare questo caso degli oggetti quando ha gia insegnato lo stesso caso con somme di danaro:
Tuttavia è necessario entrambi i casi, perché se avesse insegnato solo quel primo caso delle somme di danaro - potremmo pensare in questo caso soltanto dissero Rabbanan che la somma in dubbio resti presso di loro fino all'arrivo di Eliahu perchè se delle somme di denaro restono in deposito non vi è danno, non si rovinano e quando il caso si dovesse chiarire il legittimo proprietario riceverà quello che gli era dovuto. Tuttavia in quello nel caso degli oggetti, in cui vi è la perdita di quello più grande che viene venduto per dare l'equivalente del piccolo ad uno dei due accusatori, potremmo dire che Rabbanan danno ragione a R'Yose. E se avesse insegnato solo in riferimento a quel caso degli oggetti - potremmo pensare in questo caso soltanto disse R'Yose che tutti gli oggetti restano in deposito fino all'arrivo di Eliahu, ma in quello nel caso di somme di danaro - potremmo dire che dà ragione a Rabbanan. 
La Ghemara conclude:
Per questo è necessario insegnare entrambi i casi.

È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein