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È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein
La Ghemara arriva all'obiezione che da questa Mishna deriva a R'Huna:
E se [daf 35a] è giusto quel che disse R'Huna che ogni custode deve giurare che l'oggetto affidatogli non è in suo possesso, dal momento che il malve giura che il pegno non è in suo possesso - come può successivamente esibirlo? Ora, siccome Rabbanan obbligarono il malve a giurare sul valore del pegno affinché egli non possa esibirlo dopo che il love avesse giurato sul suo valore, non può essere che egli sia obbligato al giuramento di R'Huna che il pegno non è in suo possesso!
La Ghemara spiega limitando l'applicazione del din della Mishna:
Disse Rava: La Mishna si occupa di un caso in cui ci sono testimoni che il pegno andò bruciato. Solo in questo caso Rabbanan imposero al malve il giuramento suo valore del pegno. In un caso normale il malve giura che il pegno non è in suo possesso e allora il love può giurare sul valore del pegno.
La Ghemara obietta:
Se così è che il pegno è andato bruciato da dove lo prende il malve per esibirlo dopo il giuramento del love, come sospettano Rabbanan?
La Ghemara riporta una diversa limitazione del din della Mishna:
Invece, disse R'Yosef: Rabbanan imposero al malve il giuramento suo valore del pegno quando ci sono testimoni che esso fu rubato.
La Ghemara obietta:
Ma alla fin fine se il pegno fu rubato da dove lo prende il malve per esibirlo dopo il giuramento del love?
La Ghemara spiega:
R'Yosef parla di un caso in cui il malve si dette da fare e lo trovò.
La Ghemara obietta:
Se così è, anche se fu il malve a giurare può darsi che è il love  a darsi da fare e a trovarlo dimostrando che il malve è stato spergiuro. Se ammettiamo che il pegno può essere trovato, che differenza c'è tra love e malve?
La Ghemara respinge l'obiezione:
Si può capire per il malve - egli sapeva chi entrava e usciva dalla sua casa e poteva essere il ladro del pegno, quindi cominciò a darsi da fare e alla fine lo trovò, il love invece, sa forse chi entra ed esce dalla casa del malve come può scoprire l'eventuale ladro?
La Ghemara propone un'altra spiegazione:
Abbaye dice: Rabbanan imposero al malve di giurare sul valore del pegno al posto del love anche dopo aver giurato che non è in suo possesso come provvedimento nel caso in cui il malve sostenesse di aver giurato il vero ma gli dicesse al love: Dopo che ebbi prestato il giuramento che non era in mio possesso, lo trovai.
La Ghemara propone un'ultima spiegazione:
R'Ashi disse: Questo giura e questo giura - questo il malve giura che non è in suo possesso, e questo il love giura quanto valeva. E così disse il Tanna della Mishna: Chi giura per primo? Il malve giura per primo affinché non giuri questo illove e l'altro il malve tiri fuori il pegno e dimostri che il love è spergiuro.
 

La Ghemara apre un'altra discussione intorno all'insegnamento di R'Huna:
R'Huna bar Tachlifa disse in nome di Rava: La resha della sefa è una confutazione per R'Huna: SU DI ESSO MI PRESTASTI UN SELA' E NE VALEVA DUE,  E QUELLO GLI RISPONDE: NIENTAFFATTO, INVECE SU DI ESSO TI PRESTAI UN SELA' E VALEVA UN SELA' - È PATUR dall'obbligo di giurare che il pegno valeva un sela. Ma se è giusto quel che disse R'Huna che il malve deve sempre giurare che l'oggetto affidatogli in pegno non è in suo possesso, sorge una difficoltà: Visto che il malve giura che il pegno non è in suo possesso - che giuri anche come estensione dello stesso giuramento su quanto valeva! Infatti la Tora insegna che quando ad un imputato vengono rivolte due accuse, una delle quali comporta giuramento, il giuramento viene esteso anche all'altra accusa.
La Ghemara spiega:
Disse R'Ashi: Portai questa discussione dinnanzi a R'Kahana ed egli mi disse: Che questo insegnamento della Mishna si riferisca a uno un love che gli crede al malve che il pegno non è in suo possesso e non gli impone di giurarlo. Per questo non vi è alcuna base per l'estensione del giuramento su quanto il pegno valeva, come disse la Mishna.
La Ghemara obietta:
Se così è, che il love crede al malve, ma che il love creda al malve anche su quanto il pegno valeva! 
La Ghemara risponde:
Su questo il love non crede al malve perché a lui il pegno non sta tanto a cuore e non ne ha presente il valore.
La Ghemara obietta ancora:
E allora che il malve creda al love in quantoa lui il pegno sta certo a cuore e ne ha presente il valore.
La Ghemara risponde:
No, qui si parla di un caso in cui il malve non gli crede al love.
La Ghemara obietta:
Che differenza c'è tra il love che crede al malve e che differenza c'è tra il malve che non crede al love? Perché il Tanna della Mishna dovrebbe insegnare un caso così particolare in cui il love crede al malve ma il malve non crede al love?
La Ghemara risponde:
Il love applica al malve il versetto dei Proverbi 11, 3: La perfezione dei giusti li guiderà a compiere con rettitudine la buona azione del prestito senza interesse e li mette in una posizione di maggior credito, mentre il malve applica al love la seconda parte dello stesso versetto dei Proverbi 11, 3: e la falsità dei traditori li deruberà dei loro beni e li porrà nella situazione di dover domandare prestiti e quindi il loro credito sarà, ovviamente, inferiore a quello di chi può prestare.
 

La Ghemara riporta un episodio connesso all'argomento trattato nella nostra Mishna:
C'era un tale che depositò degli orecchini presso un suo amico. Tempo dopo gli disse il proprietario degli orecchini ad depositario: Dammi i miei orecchini. Quello gli disse: Non so dove li ho messi. Si presentò il proprietario degli orecchini alla presenza di R'Nachman il quale gli disse al depositario: Ogni espressione del tipo: Non so - altro non è che negligenza, va e paga il risarcimento degli orecchini. Quello però non pagò, e allora R'Nachman andò e gli portò via il palazzo per pagare il debito. Alla fine gli orecchini furono trovati, ed erano rincarati rispetto al prezzo che era stato incassato dal depositario. Disse R'Nachman: Gli orecchini tornano al loro proprietario e il palazzo torni al suo proprietario.
La Ghemara discute questa decisione:
Disse Rava: Sedevo di fronte a R'Nachman e il capitolo di quello che deposita era allora allo studio, ed io gli dissi: Come mai nel caso precedente il prezzo maggiorato degli orecchini non andò al depositario? In fondo la Mishna insegna: PAGÒ MA NON VOLLE GIURARE - il doppio pagamento va al depositario e non al proprietario dell'oggetto dato in custodia! Ma R'Nachman non mi dette risposta. E fece bene a non darmi risposta. Per quale motivo? Là nel caso di cui parla la Mishna, il custode pagò di propria iniziativa e non lo costrinse a ricorrere al Bet Din per questo il proprietario acconsentì che egli acquistasse un eventuale doppio pagamento, qui nel caso narrato dalla Ghemara, il depositario non voleva pagare e non lo costrinse a ricorrere al Bet Din. In questo caso è logico presupporre che il proprietario degli orecchini, al momento del risarcimento degli orecchini grazie all'intervento del Bet Din, non acconsentì a che egli acquistasse un eventuale maggiorazione del prezzo al momento del rinvenimento degli orecchini.
 

La Ghemara esamina una conseguenza del verdetto di R'Nachman:
Sarebbe come dire che R'Nachman è dell'opinione che un terreno colpito da esproprio del Bet Din per pagare un debito può ritornare all'originale proprietario dopo che questi abbia saldato il debito?
La Ghemara respinge questa possibilità:
Dal caso degli orecchini non si può arrivare a questa conclusione perché lì è diverso, in quanto si trattava di un esproprio per errore, essendo gli orecchini presenti fin dall'inizio e solo creduti scomparsi. Tuttavia quando l'esproprio è effettivo non abbiamo prove che R'Nachman ritenesse che il pagamento del debito potesse annullarlo.
 

La Ghemara amplia la sua indagine sull'argomento della reversibilità dell'esproprio:
Dissero gli studiosi di Nehardea: L'esproprio può tornare indietro fino a dodici mesi dal momento dell'esecuzione. E disse Amemar: Io sono di Nehardea e sono dell'opinione che un esproprio torna indietro in ogni tempo in cui l'originale proprietario ha i soldi per pagare il debito.
La Ghemara  riporta il verdetto halachico:
Ed è halacha: Un esproprio torna indietro in ogni tempo in base a quanto è detto: (Deuteronomio 6, 18) Tu farai il giusto e il bene.
La Ghemara esamina questo verdetto nel caso in cui il bene in questione sia uscito dalla proprietà del malve originario:
È ovvio che se espropriarono un campo a favore di un creditore, e questi a sua volta lo cedette al prorio creditore, se successivamente si presenta l'originario proprietario con il danaro dovuto noi gli diciamo al creditore del creditore: Tu non sei meglio di quello al posto del quale tu vieni. Come il creditore è tenuto a restituire il campo se il debitore paga il debito, così pure il creditore del creditore. Tuttavia se il creditore vendette quel terreno ad un acquirente, o morì e lo lasciò ai propri eredi, o lo donò a qualcuno - certo costoro fin dall'inizio vi entrarono con l'intenzione di possedere il terreno, e non vi entrarono con l'intenzione di possedere dei soldi! Quindi non si può obbligarli a restituire il terreno in forza del versetto: Tu farai il giusto e il bene.
La Ghemara riporta un caso analogo:
Se espropriarono un terreno in favore di una donna e poi lei si sposò portando quel terreno come nichse melog o espropriarono una donna di un terreno dei suoi nichse melog e poi lei si sposò e in fine morì durante la vita del marito - marito è considerato acquirente dei nichse melogdella moglie, egli non deve restituire al debitoreun terreno che la moglie ricevette come esproprio per un debito insoluto e che portò nel matrimonio come nichse melog, e non restituiscono a lui in cambio del pagamento di un debito un campo che fu espropriato alla moglie prima del matrimonio. Perché R'Yose bar Chanina disse: Quando il Sinedrio era a Usha stabilirono: Se una donna vendette dei nichse melog durante la vita del marito e poi morì - il marito può toglierli di mano agli acquirenti in quanto egli si considera un acquirente anteriore, acquistando retroattivamente i beni della moglie, alla morte di lei, fin dal tempo del matrimonio. [daf 35b]
La Ghemara propone un altro caso:
Se fu lui stesso il love a pagare con il campo il suo debito, e poi venne con il denaro del debito per riprendersi il campo, discordarono le opinioni di R'Acha e Ravina: Uno diceva: Ritorna, e uno diceva: Non ritorna.
La Ghemara spiega la base della machloket:
Quello che diceva: Non ritorna - pensava: Quella è una vendita compiuta, infatti quello cedette il campo a pagamento del debito di propria volontà. E quello che diceva: Ritorna - pensava: Quella non è una vendita compiuta, e ciò che cedette il campo di propria volontà e non venne a giudizio - è per via della vergogna che cedette il campo per pagare il debito e non per propria volontà.
 

La Ghemara chiede:
Da quando un malve può mangiare l'usufrutto di un campo ottenuto per esproprio da parte del Bet Din? Rava disse: Da quando il documento di esproprio giunge in sua mano. Abbaye disse: Sono i testimoni quando firmano il documento di esproprio che gli fanno acquistare il campo anche se il documento non è ancora giunto in suo possesso. Rava disse: Da quando finirono i giorni del bando pubblico di acquisto del terreno emanato dal Bet Din.
 

Mishna. UNO CHE PRESE A NOLO UNA MUCCA DA UN SUO AMICO E LA DIEDE IN PRESTITO AD UN ALTRO E QUESTA MORÌ DI MORTE NATURALE - CHI LA PRESE A NOLO GIURA CHE È MORTA DI MORTE NATURALE E QUELLO CHE LA PRESE IN PRESTITO LA PAGHI A QUELLO CHE LA PRESE A NOLO. DISSE R'YOSE: COME AVVIENE CHE QUELLO FA AFFARI CON LA MUCCA DEL SUO AMICO? PIUTTOSTO, CHE TORNI LA MUCCA AL PROPRIETARIO.
 

Ghemara. La Ghemara si interroga sul motivo della decisione della Mishna:
Disse R'Idi bar Avin ad Abbaye: Ordunque, quello che prese a nolo quella mucca in quale maniera la acquistò? Con il giuramento che egli fa al proprietario della mucca di non averne causato la morte? Ma quello che diede a nolo potrebbe dire a quello che prese a nolo: Basta con te e basta con il tuo giuramento, ed io me la vedrò in giudizio con quello che la prese a prestito. 
La Ghemara spiega:
Gli disse Abbaye: Forse pensavi che quello che prese  a nolo quella mucca l'ha acquistata con il giuramento? È dal momento della morte che egli acquista quella mucca, e il giuramento è solo mettere in pace il proprietario.
 

La Ghemara prende in esame una conseguenza della decisione della Mishna:
Disse R'Zera: A volte succede che il proprietario della mucca data a nolo  risarcisce alcune mucche a colui che la prese a nolo. Come sarebbe a dire? Ciò avviene nel caso in cui Ruben prese a nolo da lui da Shimon cento giorni di lavoro della mucca Carolina, e tornò Shimon a prendere in prestito da Ruben la Carolina per novanta giorni di lavoro impegnandosi a restituirgliela in modo che restassero a lui dieci giorni. Ma Ruben prese di nuovo a nolo da lui da Shimon la Carolina per ottanta giorni, e di nuovo Shimon la prese a prestito da lui da Ruven per settanta giorni impegnandosi a restituirgliela in modo che restino a lui dieci giorni, e alla fine Carolina morì durante il periodo del prestito. In un simile caso Shimon, che è il proprietario di Carolina, deve fornire a Ruben quattro mucche, perché per ogni volta che egli prese Carolina in prestito, Shimon diventa debitore di una mucca - e sono due mucche che appartengono completamente a Ruben, inoltre deve fornire due mucche per i due periodi di dieci giorni che rappresentano il completamento del nolo.
La Ghemara obietta:
Disse R'Acha da Difti a Ravina: A onor del vero si tratta di una sola mucca, che entra in uno stato ed esce da un altro stato, esce dal nolo ed entra nel prestito, esce dal prestito ed entra nel nolo! Quindi alla fine Shimon deve a Ruben una mucca, al posto di Carolina, morta durante il prestito, e venti giorni di lavoro di una seconda mucca, per completare il nolo pattuito.
La Ghemara spiega:
Gli disse Ravina: Forse che la mucca Carolina è dinnanzi agli occhi che possiamo dire così a Ruven? Se Carolina fosse in vita dovrebbe lavorare per Ruben venti giorni e poi tornerebbe a Shimon. Ora che è morta, e Ruben l'ha acquistata al momento della morte, Shimon deve rispondere di due prestiti distinti e portare a Ruben due mucche oltre ai due periodi di dieci giorni per completare il nolo.
La Ghemara riporta un primo tentativo di soluzione da parte dello stesso R'Yehuda:
La Ghemara riporta il parere di un secondo Amora che la pensa come R'Acha:
Mar bar R'Ashi disse: Ruben non può pretendere da lui da Shimon se non due mucche, una per il prestito e una per il nolo, infatti vi è in definitiva un solo prestito e vi è in definitiva un solo nolo, la mucca relativa al prestito - Ruben l'acquista completamente, la mucca relativa al nolo - una volta che lavorò con lei i venti giorni del suo nolo, la restituisce al proprietario.
 

La Ghemara riporta una serie di dinim relativi a sacrifici, quando tra i sacrificanti vi sono rapporti simili a quelli della nostra Mishna:
Disse R'Yirmiya: A volte succede che sono entrambi nell'obbligo di portare un chattat.

È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein