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È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein.
La Ghemara tenta di portare una prova a favore di Rava da una Baraita:
Vieni a sentire una prova a favore di Rava: Una Baraita insegna: IL LADRO CHE PRESE DA QUESTO E DIEDE A QUESTO, E COSÌ IL RAPINATORE CHE PRESE DA QUESTO E DIEDE A QUESTO, [daf 22a] E ALLO STESSO MODO IL GIORDANO CHE PRESE DA QUESTO E DIEDE A QUESTO, QUELLO CHE HA PRESO - HA PRESO, E QUELLO CHE HA DATO - HA DATO. Uno può possedere l'oggetto spostato dal rapinatore o dal fiume perché il proprietario dispera di tornarne in possesso.
La Ghemara chiarisce come da questa Baraita derivi una prova a favore di Rava:
Si capisce quando si tratta di un rapinatore o il fiume Giordano - perché il proprietario lo vede quell'oggetto portato via dal rapinatore o trascinato dal fiume e dispera di tornare ad averlo, ma quando si tratta di un ladro che agisce di nascosto forse che il proprietario vede e si dispera? Ora, se la Baraita mette il ladro sullo stesso piano del rapinatore vuol dire che l'abbondono inconsapevole è un valido abbandono, come vuole Rava.
La Ghemara spiega:
Interpretò R'Pappa la Baraita che parla di un ladro nel senso di un bandito armato ed è questa la ragione dell'immediato abbandono.
La Ghemara obietta:
Ma se così è, il ladro di cui parla la Baraita è lo stesso del rapinatore! Perché la Baraita lo nomina due volte?
La Ghemara spiega:
Si tratta di due tipi di rapinatore che agiscono entrambi con violenza senza curarsi di essere visti, ma uno è normale e uno vive "in un rifugio segreto come un ladro" perché armato, ma la Baraita non parla di un semplice ladro che agisce in segreto e quindi non si presta per fornire una prova a Rava.
 

La Ghemara porta una Baraita con una prova nella direzione di Abbaye:
Vieni a sentire una prova a favore di Abbaye da questa Baraita: Se UN FIUME PORTÒ VIA LE SUE TRAVI, IL SUO LEGNAME E LE SUE PIETRE E LI POSÒ NEL CAMPO DEL SUO PROSSIMO - ORA QUELLI APPARTENGONO A LUI PERCHÉ IL PROPRIETARIO DISPERÒ di tornarne in possesso.
La Ghemara deduce dalle parole della Baraita:
La ragione per cui il materiale diviene proprietà del padrone del campo è perché in caso di inondazione si può esser certi che il proprietario disperò di tornarne in possesso, ma semplicemente senza inondazione - no! Ecco una prova che un abbandono inconsapevole non è un valido abbandono!
La Ghemara respinge la deduzione:
Qui in questa Baraita di cosa ci stiamo occupando? In quale caso potremmo dedurre dalla Baraita che, quando non si tratta di una inondazione, chi trova quei materiali non può appropriarsene se non è certo che il proprietario disperò di recuperarli? Quando egli il proprietario può salvare per séquei materiali perché essi hanno un segno di riconoscimento e tramite di esso egli conta di tornarne in possesso. 
La Ghemara obietta:
Se così è che la Baraita deve essere interpretata, andiamo a leggere la sefa: SE IL PADRONE GLI CORRE DIETRO ai materiali portati via dal fiume - chi li trova È TENUTO A RESTITUIRE. Se come tu sostieni la Baraita parla del caso in cui il proprietario può salvare il materiale - perché bisogna dire che se il proprietario gli corre dietro allora chi li trova è tenuto a restituire? Persino se il proprietario non gli corre dietro siccome ci sono dei segni di riconoscimento egualmente chi li trova deve restituirli! Se la Baraita dice nella resha che chi li trova può appropriarsene è perché la resha tratta di un caso in cui il padrone non può salvare quel materiale perché privo di segni di riconoscimento.
La Ghemara modifica la precedente spiegazione:
Qui in questa Baraita di cosa ci stiamo occupando? Del caso in cui il proprietario può salvarli con difficoltà, se gli corre dietro dà segno che non dispera di recuperarli, se non gli corre dietro - vuol dire che, nonostante vi siano dei segni di riconoscimento ed egli potrebbe riaverli, dispera di recuperarli e allora chi li trova può appropriarsene.
 

La Ghemara porta una prova a favore di Rava da una Baraita che si occupa del prelievo della teruma:
Vieni a sentire una prova a favore di Rava da questa Baraita: IN CHE MODO DISSERO CHE CHI PRELEVA LA TERUMA INCONSAPEVOLMENTE IL SUO PRELIEVO È una valida TERUMA. ORA, SE UNO ENTRÒ NEL CAMPO DEL SUO COMPAGNO E RACCOLSE i frutti del campo E PRELEVÒ LA TERUMA SENZA PERMESSO, SE QUELLO il padrone VI VEDE UNA RUBERIA - IL SUO PRELIEVO NON È TERUMA, E SE NO - IL SUO PRELIEVO È TERUMA. E DA DOVE QUELLO SÀ SE QUELLO VI VEDE UNA RUBERIA O NO? ORA SE VENNE IL PADRONE DI CASA E LO TROVÒ, E GLI DISSE: VA' a raccogliere DAI frutti PIÙ BELLI, SE CE N'ERANO DI PIÙ BELLI - IL SUO PRELIEVO È TERUMA, E SE NO - IL SUO PRELIEVO NON È TERUMA. Se anche IL PROPRIETARIO RACCOLSE frutti E LI AGGIUNSE A QUELLI - SIA COSÌ CHE COLÌ IL SUO PRELIEVO È TERUMA
La Ghemara chiarisce come dalla Baraita esca una prova a favore di Rava:
E come la Baraita insegna CE N'ERANO DI PIÙ BELLI - IL SUO PRELIEVO È TERUMA, e perché? Nel momento in cui prelevò quello non lo sapeva! Ora, se il prelievo della teruma all'insaputa del proprietario a posteriori può rivelarsi valido, anche l'abbandono inconsapevole a posteriori si rivela valido, come voleva Rava.
La Ghemara respinge questa prova:
Rava spiegò la Baraita alla maniera di Abbaye e cioé che essa parla del caso in cui il padrone del campo lo nominò shaliachper il prelievo della teruma e quindi non c'è alcun nesso con il problema dell'abbandono inconsapevole.
La Ghemara ribadisce la validità di quest'ultima spiegazione:
E così pure sembra sia questa la spiegazione della Baraita, perchè se tu volessi dire che non lo fece shaliach, forse che il suo prelievo sarebbe una valida teruma? E infatti "voi" e "anche voi" disse il Misericordioso c'é nella Tora (Numeri 18, 28) un elemento pleonastico che serve per includere nella possibilità di prelevare la teruma i vostri shelichim, come voi prelevate secondo la vostra intenzione, anche i vostri shelichim prelevano secondo la vostra intenzione e nel caso che uno avesse prelevato senza la vostra intenzione non essendo vostro shaliach il prelievo non avrebbe alcun valore anche se alla fine voi foste consenzienti.
La Ghemara torna a completare la spiegazione della Baraita:
Ma qui di cosa ci stiamo occupando? Di un caso in cui lo fece shaliach e gli disse: Va a prelevare, e non gli disse: Preleva da quello. E, generalmete parlando, quando il padrone di casa preleva la teruma la preleva dai frutti mediocri, e quello lo shaliach andò e prelevò dai frutti più belli. E venne il padrone e lo trovò e gli disse: Va a prelevare la teruma dai frutti più belli, se vi sono dei frutti più belli di quelli che aveva prelevato lo shaliach, il suo prelievo è una valida teruma, e se no - non è una validateruma, perché lo shaliach evidentemente non ha rispettato l'intenzione del padrone.
 

La Ghemara porta un episodio connesso con la legge or ora studiata:
Amemar, Mar Zutra e R'Ashi capitarono nel frutteto di Mari bar Isak, il suo mezzadro portò datteri e melograne e li pose dinnanzi a loro. Amemar e R'Ashi mangiarono, Mar Zutra non mangiò. Nel frattempo arrivò Mari bar Isak, li trovò e disse al suo mezzadro: Perché non gli hai portato a Rabbanan di quelli più belli? Dissero Amemar e R'Ashi a Mar Zutra: Ora perché Sua Signoria non mangia? Eppure una Baraita insegna: SE CE N'ERANO DI PIÙ BELLI - IL SUO PRELIEVO È TERUMA! Quindi con le sue parole Mari bar Isak ha manifestato la sua approvazione per l'offerta di frutta del mezzadro e noi mangiamo con il permesso del padrone! 
La Ghemara riporta la risposta di Mar Zutra:
Disse loro Mar Zutra: Così disse Rava: Non dissero che l'espressione: Va a prendere dai più belli, vale a rivelare l'intenzione del padrone se non esclusivamente nei riguardi della teruma, per il fatto che si tratta di una mitzva, e gli conviene al padrone di casa uscire dall'obbligo del prelievo della teruma. Qui tuttavia nel caso di Mari bar Isak - è solo per la vergogna di dire altrimenti che egli disse così, ma non abbiamo alcuna prova che approvasse veramente il comportamento del mezzadro.
 

La Ghemara porta una prova a favore di Abbaye da una Baraita che parla delle condizioni che predispongono a contrarre la tuma:
Vieni a sentire una prova a favore di Abbaye da questa Baraita: SE LA RUGIADA È ANCORA SU DI ESSE E LUI GIOÌ i frutti bagnati dalla rugiada SI TROVANO IN quel versetto della Tora (Levitico 11, 38) da cui si imparano le condizioni che predispongono alla tuma KI IUTTAN - QUANDO VENGA VERSATA, SE SI ASCIUGARONO prima che lui se ne accorgesse BENCHÉ LUI ABBIA GIOITO quando ha saputo della rugiada  [daf 22b] NON SI TROVANO IN KI IUTTAN - QUANDO VENGA VERSATA. E la ragione qual'è? Non è perché non diciamo: Siccome è venuto fuori che ora gli va bene, anche all'inizio gli andava bene? E questo potrebbe costituire una prova a favore della tesi di Abbaye che l'abbandono inconsapevole non è un valido abbandono. 
La Ghemara respinge questa prova:
dove si tratta di condizioni per contrarre la tuma è diverso perché è scritto o, visto che la Tora non riporta le vocali, potremmo anche leggere invece che ki iuttan ki itten che vuol dire fino a quando verserà il padrone dei frutti un liquido su di essi, in altre parole l'inumidimento dei frutti deve essere consapevole e se si bagnarono e si asciugarono senza che il padrone lo sapesse non giova a renderli suscettibili di tuma.
La Ghemara chiede:
Se così è, anche nel caso descritto da la reshanon dovrebbero esser divenuti suscettibili di tuma perché non fu il padrone a versare il liquido su di essi.
La Ghemara chiarisce:
nella resha il motivo per cui i frutti divennero suscettibili di tuma è secondo R'Pappa. Infatti R'Pappa obiettò: È scritto ki itten - quando verserà,e leggiamo ki iuttan- quando verrà versata, come sarebbe a dire? Come si ha da spiegare il versetto in modo che non vi sia contraddizione tra lo scritto e il letto? Il versetto insegna che ci vuole un ki iuttan- quando verrà versata, simile al ki itten - quando verserà, come l'ittenindica che lo fece consapevolmente - anche il ki iuttan deve essere avvenuto consapevolmente.
 

La Ghemara porta una prova conclusiva a favore di Abbaye:
Vieni a sentire quanto abbia ragione Abbaye perché disse R'Yochanan in nome di R'Yishmael ben Yehotzadak: Da dove impariamo che l'oggetto perduto che fu portato via dal fiume è permesso e chi lo trova può appropriarsene? Perché è scritto (Deuteronomio 22, 3) E così farai al suo asino e così farai al suo abito e così farai ad ogni oggetto smarrito del tuo fratello che gli sia andato smarrito e tu la troverai - il versetto insegna che è incluso nel precetto della restituzione colui a cui è andato smarrito un oggetto che può essere trovato presso chiunque e deve essere restituito, mentre viene escluso dal precetto costui a cui è andato smarrito un oggetto portato via dal fiume e pertanto non può esser trovato presso alcuno e chi lo trovasse può appropriarsene. E gli oggetti di cui è proibito appropriarsi sono simili agli oggetti di cui è permesso appropriarsi, come questi ultimi - sia che portino un segno di riconoscimento sia non portino un tale segno sono permessi, così pure i primi - sia che portino un segno di riconoscimento sia non portino un tale segno sono proibiti. Da qui si impara che, a prescindere dalla presenza di segni di riconoscimento, ogni oggetto perduto è proibito fino a che non sia noto l'abbandono da parte dei proprietari e ciò che costituisce in questo caso una confutazione di Rava, è una definitiva confutazione. 
La Ghemara conclude:
E l'halacha segue l'opinione di Abbaye  come in tutte le sei machlokot che egli discusse con Rava secondo lo mnemonico ia'a"l  kaga"m di cui la prima lettera di ia'a"l è la i che sta per iush slo mida'at - abbandono inconsapevole.
 

La Ghemara in riferimento al verdetto espresso sopra, si chiede:
Disse R'Acha il figlio di Rava a R'Ashi: Ora, dal momento che Rava è stato confutato, quei datteri spiccati dal vento com'è che li mangiamo? Probabilmente i proprietari non li hanno ancora abbandonati! 
La Ghemara risponde:
Disse R'Ashi a R'Acha: Siccome ci sono vermi e altri piccoli animali che razzolano nei dintorni e se ne cibano, i proprietari li hanno abbandonati a priori.
La Ghemara chiede ancora:
E se i proprietari di quelle palme da cui caddero i datteri fosseroorfani minori incapaci di condonare e quindi anche di abbandonare, quale è il din? Non dovremmo asteneci dal mangiare datteri buttati giù dal vento per timore che appartengano ad orfani che non hanno la possibilità legale di condonare?
La Ghemara risponde:
Una valle non la riteniamo tutta terra di orfani certo la maggioranza dei terreni non appartengono a orfani e ciò fa si che non dobbiamo temere che quei datteri siano caduti proprio dagli alberi degli orfani.
La Ghemara chiede ancora:
Se si tratta di un terreno già ritenuto di proprietà di orfani quale è il din dei datteri che si trovano sul terreno accanto ad esso? E ancora: Se si tratta di datteri che caddero da palme circondate da un recinto in muratura, quale è il din dei datteri che si trovano sul terreno accanto ad esso?
La Ghemara risponde:
Gli disse R'Aschi a R'Acha: In questi casi i datteri sono in effetti proibiti.
 

La Ghemara porta ora il passo successivo della nostra Mishna:
MANNELLI di spighe NEL DOMINIO PUBBLICO . . .  QUESTI APPARTENGONO A LUI.
La Ghemara riporta una machloket di Amoraim in rapporto a tale ordinamento:
Disse Rabba: E persino nel caso in cui vi sia un segno di riconoscimento chi trova dei mannelli nel dominio pubblico può appropriarsene.
La Ghemara conclude circa la tesi di Rabba:
Quindi Rabba era dell'opinione che un segno di riconoscimento suscettibile di essere calpestato - non è un valido segno di riconoscimento.
La Ghemara riporta un'opinione contrastante:
Rava disse: Non insegnarono che è permesso appropriarsi di mannelli nel dominio pubblico se non nel caso in cui non vi sia un segno di riconoscimento, tuttavia se vi è un segno di riconoscimento - chi le trova è tenuto ad annunciarlo.
La Ghemara conclude circa la tesi di Rava:
Quindi Rava era dell'opinione che anche un segno di riconoscimento suscettibile di essere calpestato - è un valido segno di riconoscimento.
La Ghemara riporta una versione alternativa della machloket di cui sopra:
E c'è chi riferisce questo insegnamento per conto suo e non come un commento alla Mishna, in questa forma: A proposito di un segno di riconoscimento suscettibile di essere calpestato - Rabba disse: Non è un valido segno di riconoscimento, e Rava disse: È un valido segno di riconoscimento.
 

La Ghemara cerca di portare una prova a favore di Rabba a partire dalla nostra Mishna:
È insegnato nella nostra Mishna: MANNELLI NEL DOMINIO PUBBLICO . . .  QUESTI APPARTENGONO A LUI, e nella prossima Mishna: MANNELLI NEL DOMINIO PRIVATO LI RACCOGLIE ED ANNUNCIA.
La Ghemara esamina questi ordinamenti:
Come sarebbe a dire? Se non vi è alcun segno di riconoscimento - nel dominio privato cosa annuncia? Non è invece il caso in cui c'è un segno di riconoscimento? Eppure la Mishna insegna: NEL DOMINIO PUBBLICO . . .  QUESTI APPARTENGONO A LUI, quindi: Un segno di riconoscimento suscettibile di essere calpestato - non è un valido segno di riconoscimento, e ciò rappresenta una confutazione di Rava!
La Ghemara respinge questo ragionamento:
Rava ti potrebbe dire: Continuo a sostenere che la Mishna si riferisce a un caso in cui non vi è alcun segno di riconoscimento ed è questo il motivo per cui i mannelli nel dominio pubblico appartengono a chi li ha trovati, e quanto a quello che chiedesti: Nel dominio privato cosa annuncia? Ecco la mia risposta: Egli annuncia il luogo in cui fu trovato un oggetto smarrito senza dire che cosa sia l'oggetto smarrito. Una persona che venisse a dire di aver smarrito in quel posto l'oggetto che è stato in effetti ritrovato avrebbe fornito un valido segno di riconoscimento.
 

La Ghemara riferisce il motivo di Rabba per non spiegare come Rava:
E invece Rabba disse: Il luogo non è un valido segno di riconoscimento. Perché è detto: A proposito del luogo, Rabba disse: Non è un valido segno di riconoscimento, e Rabba disse: È un valido segno di riconoscimento.
 

La Ghemara riporta una Baraita che richiede un chiarimento sia nei riguardi di Rabba che di Rava:
Vieni a sentire cosa insegna questa Baraita: Se trovò MANNELLI NEL DOMINIO PUBBLICO - QUESTI APPARTENGONO A LUI, MANNELLI NEL DOMINIO PRIVATO - LI RACCOGLIE ED ANNUNCIA. MA se trovò FASCI GRANDI SIA NEL DOMINIO PUBBLICO CHE NEL DOMINIO PRIVATO - LI RACCOGLIE ED ANNUNCIA. 
La Ghemara chiede:
Questa Baraita che fa distinzione tra mannelli e fasci grandi di spighe come la spiega Rabba e come la spiega Rava?
La Ghemara risponde:
Rabba la spiega a modo suo - con il segno di riconoscimento e cioé che c'è un segno di riconoscimento ma per mannelli nel dominio pubblico non serve perché viene calpestato e cancellato, ciò che non avviene nel dominio privato o comunque per fasci grandi e Rava la spiega a modo suo - con il luogo e cioé che nel dominio pubblico il luogo non è un segno di riconoscimento.
La Ghemara spiega ora la Baraita secondo la shita di Rabba:
Rabba la spiega a modo suo - con il segno di riconoscimento: MANNELLI NEL DOMINIO PUBBLICO - QUESTI APPARTENGONO A LUI - dal momento che

È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein.