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La Ghemara respinge questa prova:
Questo non rappresenta una difficoltà. [daf 8a] Dividere il mantello non lo danneggia del tutto perché un mezzo mantello va bene ai bambini.
 

La Ghemara riporta il responso di Rava a supporto dell'asserzione che la decisione: "Dividano", vuol dire che dividano il valore dell'oggetto e non l'oggetto stesso:
E quanto a quello che disse Rava: Se il mantello era dorato lo dividano, anche qui vuol dire che lo debbono materialmente dividere in due parti? Ma se così facendo lo rovinerebbero! Sicuramente quando Rava disse: "Dividano" si riferiva la valore del mantello e questo è il significato usuale di questa espressione.
La Ghemara respinge anche questa prova:
Questo non rappresenta una difficoltà.Dividere il mantello dorato non lo danneggia del tutto perché un mezzo mantello dorato va bene ai principini. E quindi Rava ammette che anche un mantello dorato possa essere materialmente diviso in due.
 

La Ghemara riporta ora la nostra Mishna a supporto dell'asserzione che la decisione: "Dividano", vuol dire che dividano il valore dell'oggetto e non l'oggetto stesso:
E quanto a quello che insegna la nostra Mishna: DUE litiganti che si presentarono al Bet Din che ERANO A CAVALLO DI UN ANIMALE ecc. nel qual caso la nostra Mishna ordina di dividere anche qui vuol dire che lo debbono materialmente dividere in due parti? Ma se così facendo lo rovinerebbero! 
La Ghemara spiega il perché questa prova è in effetti decisiva:
Vada se si tratta di un animale puro - macellarlo e dividerlo in due non lo rovina del tutto perché va bene per essere consumato come carne, ma se si tratta di un animale impuro - se viene ucciso e la sua carcassa divisa certo che lo rovinerebbero! Invece certamente quando la Mishna ordina di dividerlo intende di dividerlo secondo il suo valore, anche qui per quanto riguarda l'ordinamento di Rabban Shimon il documento viene diviso  secondo il suo valore.
 

La Ghemara ritorna a discutere un argomento direttamente connesso con la nostra Mishna e cioé con quello che la Mishna insegna che se un mantello viene sollevato contemporaneamente da due, ciascuno ne acquista la metà:
Disse Rami bar Chama: Ciò il fatto che se due sollevano contemporaneamente un oggetto da terra lo acquistano implica: Se uno solleva un oggetto rinvenuto per un suo amico - il suo amico ha acquisito quell'oggetto. Perché se ti venisse in mente che se uno solleva un oggetto il suo amico non acquista - diverebbe questo lato del mantello di cui parla la nostra Mishna come posato a terra e non sollevato per determinarne il kinyane questo il secondo lato del mantello come posato a terra e non vi sarebbe kinyan non per questo litigante né per quello. Non vi è invece da dedurre dal fatto che la nostra Mishna insegna che il kinyan avviene che se uno solleva un oggetto rinvenuto per un suo amico - il suo amico ha acquisito?
La Ghemara respinge la deduzione:
Disse Rava: Continuerò a dirti: Se uno solleva un oggetto rinvenuto per un suo amico - il suo amico non ha acquisito quell'oggetto, e qui nella nostra Mishna questa è la ragione per cui il kinyan entra in vigore e ciascuno dei due litiganti acquista metà del mantello - siccome uno dei litiganti lo acquista per sé lo acquista anche per il suo amico. Per Rava, benché uno non abbia la facoltà di acquisire esclusivamente per il suo amico, ha sì la facoltà di acquisire per sé stesso e per il suo amico.
La Ghemara porta una prova:
Sappilo, se uno disse al suo shaliach esci e ruba per me, e quello rubò - il mandante è paturdal pagamento del doppio che la Tora impone come punizione per il furto. Tuttavia se due soci rubarono anche se solo uno eseguì il furto, entrambi sono chayavim. Anche di due soci noi diciamo: Siccome ruba per sé ruba anche per il suo compare. Ma lo shaliach che vuol rubare solo per il mandante non incrimina il mandante.
La Ghemara conclude:
Quale è il motivo? Non è forse perché diciamo: Siccome uno acquista per sé acquista anche per il suo amico? Impara da ciò che questo è un valido principio e a ragione Rava respinge la deduzione di Rami bar Chama.
 

La Ghemara applica il principio "Siccome" ad un altro caso:
Disse Rava: Ora che hai accettato che si dice: "Siccome", possiamo dire che nel caso in cui un sordomuto e un sano sollevarono un oggetto rinvenuto, siccome il sordomuto ha acquisito una parte dell'oggetto il sano ha altresì acquisito una parte.
La Ghemara obietta:
Si può capire che il sordomuto acquista - perché per lui acquistò uno dotato di comprendonio, ma il sano in qual modo ha acquistato? Sicuro che il sordomuto non ha acquistato per il sano!
La Ghemara propone una modificazione per l'insegnamento di Rava:
Dì piuttosto: Il sordomuto ha acquistato, il sano non ha acquistato.
La Ghemara respinge questa modificazione:
E che ne è del "Siccome" principio secondo cui il sano acquista per il sordomuto quando egli acquista per sé? Se il sano non acquista anche il sordomuto non acquista!
La Ghemara risponde:
Siccome due sordomuti che sollevarono assieme un oggetto rinvenuto generalmente lo acquistano - anche questo sordomuto che ha sollevato un oggetto con un sano lo acquista.
La Ghemara obietta:
Che razza di ragionamento è questo? Persino se tu volessi dire: Quando uno acquisisce un oggetto rinvenuto per il suo amico, il suo amico lo acquisisce - ciò avviene a condizione che egli lo sollevi per conto del suo amico soltanto e non per sé, questo invece, di cui noi stiamo parlando, che sollevò l'oggetto assieme al sordomuto e tu dici che solo il sordomuto acquistò, lo sollevò per conto proprio con l'intenzione di averlo per sé, e secondo quanto tu dici, egli non lo acquista e all'altro al sordomuto lo fa acquistare? Ma il principio del "Siccome" dice: "Siccome egli lo acquista per sé lo acquista anche per il suo compagno"! Il fatto che lo acquista per sé è la condizione per farlo acquistare all'altro.
La Ghemara propone un'altra modificazione dell'insegnamento di Rava:
Dì piuttosto: Siccome non acquisì il sano non acquisì nemmeno il sordomuto. [daf 8b]
La Ghemara chiede:
E se chiederai: In cosa è differente questo caso in cui nessuno dei due acquisice dal caso di due generici sordomuti che hai detto che acquistano se sollevano l'oggetto assieme?
La Ghemara risponde:
nel caso di due sordomuti furono Rabbanan a disporre che essi acquistino per concessione rabbinica l'oggetto rinvenuto in modo che non giungano ad un litigio se qualcuno dicesse loro che la loro acquisizione non ha valore e tentasse di toglier loro l'oggetto rinvenuto, qui nel caso in cui furono un sordomuto e un sano a sollevare l'oggetto in questione - il sordomuto non litigherebbe se l'oggetto gli fosse tolto direbbe tra sé e sé: Il sano non ha acquisito una parte di questo oggetto, io dovrei acquisirlo? 
 

La Ghemara chiede quale sia esattamente il punto della nostra Mishna dal quale Rami bar Chama dedusse il suo insegnamento che se uno solleva un oggetto rinvenuto per conto di un suo amico - il suo amico acquisisce quell'oggetto:
Disse R'Acha il figlio di R'Ada a R'Ashi: La deduzione i Rami bar Chama da dove da che punto della nostra Mishna proviene? 
La Ghemara chiede:
Se diremo che proviene dalla resha DUE TENGONO UN MANTELLO, ciò è impossibile perché nella resha della nostra Mishna questo litigante dice "è tutto mio ed io l'ho sollevato tutto intero", e questo litigante dice "è tutto mio ed io l'ho sollevato tutto intero", e nessuno dei due dice di averlo sollevato per l'altro.
La Ghemara esamina un'altra possibilità: 
Piuttosto diciamo che Rami bar Chama lo deduce da quello che la Mishna insegna: QUESTO DICE: È TUTTO MIO, E QUESTO DICE: È TUTTO MIO. anche questo oltre a quello che già affermò dicendo: L'ho trovato io - a cosa mi serve? E allora da questo insegnamento superfluo impara: Uno che solleva un oggetto rinvenuto per conto  del suo amico, il suo amico acquisisce quell'oggetto.
La Ghemara respinge questa possibilità:
Ma abbiamo già interpretato la resha "L'ho trovato io" insegna su un caso di rinvenimento di un oggetto, e la sefa "È tutto mio" insegna su una compravendita.
La Ghemara esamina un'altra possibilità: 
Piuttosto diciamo che Rami bar Chama lo deduce dalla frase che viene dopo: QUESTO DICE: È TUTTO MIO, E QUESTO DICE: LA SUA METÀ È MIA, anche questo quando la Mishna già affermò che l'oggetto conteso viene diviso in parti uguali - a cosa mi serve? E allora da questo insegnamento superfluo impara: Uno che solleva un oggetto rinvenuto per conto  del suo amico, il suo amico acquisisce quell'oggetto.
La Ghemara  respinge anche questa possibilità:
E da dove sai che la Mishna parla lì di un rinvenimento? Forse parla di una compravendita?
La Ghemara muove un'obiezione a questa secondo possibilità:
E se tu dirai: Se la Mishna parla di una compravendita - perché dirlo? La precedente frase già insegnò che nel caso di una compravendita contesa si divide.
La Ghemara  respinge questa obiezione::
É comunque necessario che la Mishna lo affermi, altrimenti potrebbe venirti in mente di dire: Questo litigante che disse: La sua metà è mia, potrebbe essere come uno che restituisce un oggetto smarrito, e quindi potrebbe essere esentato dal giuramento, per questo ci insegna la Mishna che egli deve comunque giurare perché costui sta cercando di imbrogliare. Egli potrebbe così ragionare: Se dirò "è tutta mia" - dovrò giurare, diciamo invece così "la sua metà è mia" che sarò come uno che restituisce un oggetto smarrito, e sarò esentato dal giuramento. E così, siccome la Mishna potrebbe riferirsi ad una compravendita, essa non prova la deduzione di Rami bar Chama.
La Ghemara propone il prossimo passo della Mishna come origine della deduzione di Rami bar Chama:
Piuttosto diciamo che Rami bar Chama lo deduce dal seguente passo della nostra Mishna: DUE ERANO A CAVALLO DI UN ANIMALE, anche questo che è soltanto l'applicazione del principio della nostra Mishna al caso di un animale a cosa mi serve? E allora da questo insegnamento superfluo impara: Uno che solleva un oggetto rinvenuto per conto  del suo amico, il suo amico acquisisce quell'oggetto.
La Ghemara respinge questa possibilità:
Ma forse questo ci insegna - che anche colui che cavalca l'animale acquista?
La Ghemara propone il passo della Mishna che è all'origine della deduzione di Rami bar Chama:
Piuttosto diciamo che Rami bar Chama lo deduce dall'ultimo passo della nostra Mishna: QUANDO ESSI AMMETTONO di aver preso possesso del bene in questione simultaneamente O CHE HANNO TESTIMONI - DIVIDANO SENZA GIURAMENTO. Su cosa la nostra Mishna afferma questo? Se su una compravendita - ha bisogno di insegnarlo? Se essi concordano o ci sono testimoni che comprarono il tale oggetto simultaneamente è ovvio che debono dividere.
La Ghemara conclude:
Non è che sta parlando di un rinvenimento? E siccome due che sollevano un oggetto contemporaneamente lo acquistano entrambi impara da ciò: Uno che solleva un oggetto rinvenuto per conto  del suo amico - con l'intenzione di farlo acquistare interamente al suo amico, il suo amico acquisisce quell'oggetto. 
La Ghemara ricorda la posizione di Rava in contrasto con quella di Rami bar Chama:
Ma Rava ti direbbe il principio per cui due che sollevano contemporaneamente un oggetto lo acquistano è che siccome ognuno lo acquisisce per sé stesso lo acquisisce anche per il suo amico. Se invece lo volesse acquisire soltanto per il suo amico, il suo amico non lo acquisirebbe.
 

La Ghemara cita un altro passo della nostra Mishna:
DUE ERANO A CAVALLO. Disse R'Yosef: Mi disse R'Yehuda: [daf 8b] Ho sentito dal maestro Shmuel due diversi insegnamenti a proposito di uno che è a cavallo di un animale e uno che conduce un animale, che uno acquista e uno non acquista, e non so quale dei due è quello che acquista e quale dei due è quello che non acquista.
La Ghemara chiede:
A cosa assomiglia il caso di cui parlò Shmuel? Se tu dici che Shmuel parlò di uno che è a cavallo da solo senza che vi sia uno che conduce, e di uno che conduce da solo - ciò non è possibile infatti quanto a uno che conduce un animale da solo forse che vi è qualcuno che disse che non acquista? Condurre un animale per la cavezza è il tipico modo di acquistarlo!
La Ghemara conclude:
Se invece sussiste la possibilità di dire a proposito di uno a cavallo o di uno che conduce che non acquista - è a proposito di uno che è a cavallo che c'è la possibilità di dirlo. Quindi non può essere che R'Yehuda sentì il responso di Shmuel a proposito di due casi distinti.
La Ghemara rivela il caso di cui parlò Shmuel:
Invece R'Yehuda era in dubbio su uno che è a cavallo in presenza di uno che conduce. Quale è il din? Viene prima nella capacità di acquistare quello che è a cavallo - infatti egli lo tiene, o forse viene prima quello che conduce - infatti il cavallo procede per sua iniziativa?
La Ghemara riporta un primo tentativo di soluzione da parte dello stesso R'Yehuda:
Disse R'Yosef: Mi disse R'Yehuda: Vediamo noi se possiamo risolvere questo quesito a partire da quanto insegna questa Mishna: QUELLO CHE CONDUCE una carrozza trainata da kilaym (due animali di diversa specie come un bue e un asino) SI PRENDE LE QUARANTA, E QUELLO CHE SIEDE IN CARROZZA SI PRENDE LE QUARANTA, R'MEYR ESENTA QUELLO CHE SIEDE IN CARROZZA. E dal fatto che Shmuel inverte la paternità delle affermazioni della Mishna e insegna: MA I CHACHAMIM ESENTANO QUELLO CHE SIEDE IN CARROZZA, impara da ciò: Quello che sta a cavallo da solo non acquista, e tanto meno uno che sta a cavallo in presenza di uno che conduce.
 

La Ghemara si oppone alla presentazione della prova fatta da R'Yosef:
Disse Abbaye a R'Yosef: Eppure molte volte ci insegnasti quel responso che comincia con le parole "Vediamo noi", ma non ce lo insegnasti in nome di R'Yehuda!
La Ghemara risponde:
Gli disse di rimando R'Yosef ad Abbaye: Eppure è vero che fu R'Yehuda a portare quella prova, anzi persino ricordo che gli risposi: Come fa il maestro a derivare il din di quello che sta a cavallo dal din di quello che siede in carrozza? Quello che siede in carrozza non tiene le briglie, quello che sta a cavallo - tiene le briglie, e lui mi rispose: Rav e Shmuel dissero entrambi: Uno che afferra le briglie non acquista un animale abbandonato con tale azione.
 

La Ghemara riporta una versione alternativa della discussione appena riportata:
Ci son quelli che dicono: Disse Abbaye a R'Yosef: Come fa il maestro a derivare il din di quello che sta a cavallo dal din di quello che siede in carrozza? Quello che siede in carrozza non tiene le briglie, quello che sta a cavallo - tiene le briglie. Gli rispose R'Yosef: Così insegnava Idi a partire da una Baraita: Uno che afferra LE BRIGLIE NON ACQUISTA un animale abbandonato con tale azione e non vi è alcuna differenza tra sedere a cavallo e sedere in carrozza nei riguardi del kinyan.
 

La Ghemara cita un altro insegnamento che prova l'insufficienza dell'azione di tenere le briglie agli effette del kinyan:
Fu anche detto dagli Amoraim: Disse R'Chelbo in nome di R'Huna: Afferrare le briglie, se uno lo fa per acquistare un animale da un suo amico, è un azione che acquista, se lo fa per acquistare un animale che ha trovato abbandonato o per acquistarlo dai beni di un proselita che morì senza eredi - è un azione che non acquista.
 

La Ghemara chiede:
Quale è l'etimologia di mossera - briglia? 
La Ghemara risponde:
Disse Rava: Me lo spiegò Idi - come un uomo che consegna in ebraico mosser un oggetto ad un suo amico.
La Ghemara spiega come tale definizione si adatti alla distinzione fatta da R'Huna:
Si capisce come uno che prenda le briglie di un animale da un suo amico acquista l'animale - infatti il suo amico glielo ha in tal maniera consegnato, invece per quanto concerne il rinvenimento e i beni del proselita - chi glielo ha consegnato in modo che egli lo acquisti? Nessuno! Ne deriva che chi prende possesso di un animale abbandonato prendendolo per le briglie non lo acquista.
La Ghemara lancia una Braita contenente una contraddizione nei riguardi del din di R'Yehuda:
Essi attaccarono la conclusione di R'Yehuda dalla nostra Mishna: DUE ERANO A CAVALLO DI UN ANIMALE ecc., ecco che esplicitamente la nostra Mishna afferma che cavalcare un animale ne è un effettivo kinyan
La Ghemara verifica la paternità delle affermazioni contenute nella Mishna:
Di chi è tale proposizione? Diciamo che sia di R'Meyr - ora se uno che siede in carrozza acquista, su uno che è a cavallo siamo in dubbio? Se questa affermazione appartiene a R'Meyr essa risulta superflua perché R'Meyr insegnò altrove che persino uno che siede in carrozza acquista.
La Ghemara lancia la sua obiezione:
Invece non si tratta forse di Rabbanan? E impara da qui: Uno che sta a cavallo acquista anche se uno che siede in carrozza non lo fa? Questo confuta la posizione di R'Yehuda!
La Ghemara respinge questo attacco:
Ma qui di cosa ci stiamo occupando? Di uno che conduce l'animale colpendolo con le proprie gambe. Star seduti passivamente a cavallo è equivalente a sedere in carrozza e non ha valore di kinyan. Ma non è di questo che parla la nostra Mishna.
La Ghemara attacca questa interpretazione:
Ma se è così è lo stesso che uno che conduce andando a piedi! Perchè la Mishna tra uno che cavalca e uno che conduce? Dica semplicemente: Due che conducono!
La Ghemara risponde:
Ci sono due maniere di condurre tirare un animale per le briglie e dirigerlo a colpi di gambe cavalcandolo. 
La Ghemara giustifica la necessità dei due tipi di "conduzione":
Cosa sarebbe se tu dicessi: Quello che cavalca è di più acquista meglio di quello che conduce per le briglie - infatti conduce l'animale e inoltre lo tiene saldo tra le gambe, per questo la Mishna ci insegna che non è così e non vi è preferenza tra i due modi di condurre un animale agli effetti del kinyan.
 

La Ghemara cita una Baraita a sostegno della posizione di R'Yehuda:
Vieni a sentire una prova da una Baraita: DUE CHE STAVANO TIRANDO IL SUO CAMMELLO O CONDUCENDO UN ASINO O SE UNO LO TIRAVA E UN ALTRO LO CONDUCEVA,