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È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein
La Ghemara obietta:
E se fosse come disse R'Yochanan, che quanto disse R'Yosi Haglili, che i kodashim kalim sono suo denaro, fosse vero quando sono vivi,  perché Ravina si sforza tanto di eliminare la contraddizione tra l'affermazione di R'Nachman e la Mishna di R'Yosi Haglili fino ad affermare che essa si riferisce solo a un primogenito nato all'estero? [daf 13a] Che Ravina insegni: Così insegna R'Yosi Haglili, così insegnano Rabbanan! E R'Nachman era della stessa opinione di Rabbanan che i kodashim kalim sono sempre possesso del Tempio!
La Ghemara risponde:
Stavi parlando a quanto pare delle parti da dare ai Kohanim di cui fa parte il primogenito? Le parti da dare ai Konanim fanno eccezione rispetto agli altri kodashim kalim, per i quali vale la regola di R'Yosi Haglili che da vivi appartengono ai loro proprietari, perché nei loro riguardi quando i Kohanim le ricevono, le ricevono dall'Alto Tavolo cioé dal Tempio e non sono loro proprietà, ad eccezione del primogenito nato all'estero, il quale, non essendoci il Tempio, appartiene ai Kohanim.
 

La Ghemara si sofferma sulla Baraita di cui sopra e la cita nella sua completezza:
A proposito della Baraita citata sopra: (Levitico 5, 21) Un anima che peccò E SCAMBIÒ UNO SCAMBIO CON IL SIGNOREe mentì al suo prossimo - VIENE PER INCLUDEREI KODASHIM KALIM, CHE SONO SUO DENARO, PAROLE DI R'YOSI HAGLILI. BEN AZAI DICE: PER INCLUDERE GLI SHELAMIM. ABBA YOSI BEN DOSTAI DICE: NON LO DISSE BEN AZAI CHE PER IL PRIMOGENITO SOLTANTO.
La Ghemara prende ora in considerazione le varie asserzioni della Baraita:
Disse l'autore della Baraita: BEN AZAI DICE: PER INCLUDERE GLI SHELAMIM. Ciò Ben Azai lo insegna per escludere che cosa? Diciamo che serve ad escludere il custode di un primogenito nato all'estero dal din del giuramento di non essersi appropriato dell'oggetto dato in custodia, che si applica quando tale oggetto è denaro del proprietario e non quando è proprietà del Tempio. Quindi Ben Azai verrebbe ad insegnare che il primogenito di un animale non è denaro del proprietario ma denaro del Tempio.
La Ghemara repinge tale conclusione:
Ora, se nel caso degli shelamim che hanno l'obbligo dell'imposizione delle mani, delle libagioni e dell'elevazione del petto e della gamba dicesti che sono denaro del proprietario, quanto al primogenito nato all'estero c'è bisogno di chiederselo? Certo che il primogenito nato all'esero è denaro del proprietario e quindi non può essere che Ben Azai si riferisse ad esso.
La Ghemara riporta una soluzione:
Disse invece R'Yochanan: Ben Azai lo insegna per escludere il ma'aser degli animali come insegna la Baraita: QUANTO AL PRIMOGENITO È DETTO: (Numeri 18, 17) NON lo RISCATTARE, E PUÒ VENIR VENDUTO SE È SENZA DIFETTI - VIVO E SE HA UN DIFETTO - VIVO O MACELLATO, QUANTO AL MA'ASER È DETTO: (Levitico 27, 33) NON VENGA RISCATTATO, E NON PUÒ ESSER VENDUTO NÉ VIVO NÉ MACELLATO, NÉ SENZA DIFETTI E NÉ SE HA UN DIFETTO. 
 

La Ghemara riporta un altro procedimento di studio sulla stessa Baraita:
Ravina insegnava il ragionamento di R'Yochanan a partire dalla sefa: ABBA YOSI BEN DOSTAI DICE: NON LO DISSE BEN AZAI CHE PER IL PRIMOGENITO SOLTANTO. Ciò Abba Yosi ben Dostai lo insegna per escludere che cosa? Diciamo che serve ad escludere gli shelamim.
La Ghemara repinge tale conclusione:
Ora, se nel caso del primogenito di un animale che è consacrato fin dal ventre della madre dicesti che è denaro di lui del proprietario della madre, quanto agli shelamimc'è bisogno di chiederselo? Certo che gli shelamim sono denaro del proprietario e quindi non può essere che  Abba Yosi ben Dostai si riferisse ad esso.
La Ghemara riporta una soluzione:
Disse invece R'Yochanan: Abba Yosi ben Dostai lo insegna per escludere il ma'aser degli animali come insegna la Baraita: QUANTO AL PRIMOGENITO È DETTO: (Numeri 18, 17) NON lo RISCATTARE, E PUÒ VENIR VENDUTO SE È SENZA DIFETTI - VIVO E SE HA UN DIFETTO - VIVO O MACELLATO, QUANTO AL MA'ASER È DETTO: (Levitico 27, 33) NON VENGA RISCATTATO, E NON PUÒ ESSER VENDUTO NÉ VIVO NÉ MACELLATO, NÉ SENZA DIFETTI E NÉ SE HA UN DIFETTO. 
La Ghemara obietta:
Ma Abba Yosi ben Dostai PER IL PRIMOGENITO SOLTANTO lo ha detto! Quindi come si può dire che era sua intenzione comprendere anche gli shelamim come denaro del proprietario?
La Ghemara ammette di trovarsi dinnanzi ad una difficoltà di interpretazione:
In effetti è difficile.
 

La Ghemara torna a prendere in esame la nostra Mishna:
Rava disse: Cosa vuol dire il Tanna della nostra Mishna con l'espressione BENI NON SOGGETTI A MEYLA?
La Ghemara risponde:
Il Tanna voleva dire: Beni sui quali non vi è il din di meyla.
La Ghemara interroga:
E quali sarebbero?
La Ghemara risponde:
Quelli degli hediotot.
La Ghemara obietta:
Se questa è l'intenzione del Tanna della Mishna, e che lo insegni espressamente: I beni degli hediotot!
La Ghemara ammette di trovarsi dinnanzi ad una difficoltà di interpretazione:
In effetti è difficile.
 

La Ghemara prende in esame un altro insegnamento:
Disse R'Abba: Se furono animali dei sacrifici di shelamim che recarono danno - il danneggiato riscuote dalla loro carne e non riscuote dai loro imurim.
La Ghemara obietta:
È ovvio! gli imurim vanno al Tempio cioé vengono immolati sull'altare e sono proprietà del Tempio!
La Ghemara risponde:
Ciò che R'Abba ha detto - che il danneggiato da un animale destinato agli shelamim non riscuote dai loro imurim - non serve che a colui che riscuote dalla sua carne dell'animale che arrecò danno l'equivalente degli imurim.
La Ghemara si domanda:
Secondo il parere di chi R'Abba enunciò il proprio insegnamento? Se è secondo il parere di Rabbanan, è ovvio e non c'è necessità di dinsegnarlo, infatti fu detto da Rabbanan: Quando un animale ha spinto un altro in un pozzo e questo è morto per effetto della spinta e del pozzo quando non c'è di che pagare da questo dal padrone dell'animale che ha spinto non ti fai pagare da quello dal padrone del pozzo. E invece se è secondo il parere di R'Natan, egli disse: Quando non c'è di che pagare da questo dal padrone dell'animale che ha spinto fatti pagare da quello dal padrone del pozzo. E questo non è certo quello che disse R'Abba.
La Ghemara risponde:
Se vuoi di' che R'Abba seguiva il parere di R'Natan, se vuoi di' che seguiva il parere di Rabbanan.
La Ghemara espone i lati della propria risposta:
Se vuoi di' che R'Abba seguiva il parere di Rabbanan, e disse: Quello che dissero Rabbanan vale per il caso di un animale che spinse un altro in un pozzo, in cui il danno fu causato da due elementi - l'animale e il pozzo, ma nel caso di un solo elemento come è il caso dell'animale destinato agli shelamim in cui la distinzione è interna tra parte destinata agli offerenti e parte destinata all'altare, il danneggiato può dirgli al danneggiatore: Da ogni parte che io voglio posso pagarmi perché da questo animale sono stato danneggiato. Quindi è necessario che R'Abba insegni che non può riscuotere l'equivalente degli imurim, perché Rabbanan non distinguono tra due elementi e uno solo.
La Ghemara espone il secondo lato:
Se vuoi di' che R'Abba seguiva il parere di R'Natan, e disse: nel caso dell'animale che spinse l'altro nel pozzo avviene che il proprietario del bue caduto nel pozzo potrebbe dire al proprietario del pozzo: Io ho trovato il mio bue morto nel tuo pozzo, quello che non posso pagarmi da quello dal proprietario del bue danneggaitore me lo pago da te, [daf 13b] ma qui nel caso di un bue di shelamim che recò danno, forse che il danneggiato può dire: La carne ha danneggiato, gli imurim no? E siccome la carne non danneggia più degli imurim, R'Abba pensava che R'Natan fosse dell'opinione che in questo caso non si può riscuotere dalla carne la parte che corrisponde agli imurim.
 

La Ghemara prende in esame un problema connesso al precedente:
Disse Rava: Nel caso di un animale dedicato come sacrificio di toda che arrecò danno - il danneggiato riscuote dalla sua carne ma non riscuote dal suo pane i quaranta pani che devono essere portati al Tempio assieme all'animale.
La Ghemara obietta:
Il pane, è ovvio che non si può riscuotere dal pane, non è mica stato il pane a recar danno?
La Ghemara ci orienta:
È la sefa di questo insegnamento che Rava ha necessità di insegnarci: Un danneggiato che ha riscosso dalla carne di un sacrificio di toda il risarcimento del danno arrecato dall'animale destinato al sacrificio, mangia la carne del sacrificio dopo l'immolazione degli imurim, e l'espiante porta il pane anche se non mangia la carne del sacrificio.
La Ghemara obietta:
Anche questo è ovvio!
La Ghemara spiega:
Cosa sarebbe se tu dicessi, siccome il pane è ciò che rende possibile il sacrificio, il danneggiatore potrebbe dirgli al danneggiato: Tu ti mangeresti la carne e io dovrei portare il pane! Già che la carne la mangi tu - porta anche il pane!
La Ghemara conclude:
Viene quindi Rava ad insegnarci che il pane è un obbligo del proprietario del sacrificio, ossia dell'espiante, sia che lui mangi o non mangi la carne.
 

La Ghemara ritorna alla nostra Mishna:
BENI DI CORRELIGIONARI.
La Ghemara chiede:
Cosa viene a escludere dall'obbligo di risarcire i danni, questa espressione della nostra Mishna? Se viene per escludere i beni degli idolatri, ora viene insegnata nel seguito: UN BUE DI UN ISRAEL CHE HA INCORNATO UN BUE DELL'IDOLATRA - È ESENTE dall'obbligo halachico del risarcimento, anche se può esservi obbligato per altri motivi.
La Ghemara spiega:
Il Tanna qui insegna il din e vi ritorna nel seguito per illustrarne i particolari.
 

La Ghemara porta un altro passo della nostra Mishna:
BENI APPARTENENTI AD UN PROPRIETARIO DEFINITO.
La Ghemara chiede:
Cosa viene a escludere dall'obbligo di risarcire i danni, questa espressione della nostra Mishna?
La Ghemara risponde:
Disse R'Yehuda: Viene a escludere il caso di questo dice: Il tuo bue ha recato danno, quello dice: Il tuo bue ha recato danno.
La Ghemara obietta:
Ma viene insegnata nel seguito: DUE CORREVANO DIETRO A UNO, QUESTO DICE: IL TUO BUE HA RECATO DANNO E QUELLO DICE: IL TUO BUE HA RECATO DANNO - ENTRAMBI SONO ESENTI.
La Ghemara spiega:
Il Tanna qui insegna il din e vi ritorna nel seguito per illustrarne i particolari.
 

La Ghemara sottopone a un ulteriore esame la parte della Mishna appena citata:
Quando la nostra Mishna insegna: BENI APPARTENENTI AD UN PROPRIETARIO DEFINITO, intende - all'infuori di beni abbandonati.
La Ghemara chiede:
Come sarebbe a dire? Diciamo che si tratti del caso in cui un nostro bue abbia incornato un bue abbandonato.
La Ghemara ragisce:
Sembra ovvio che il proprietario del bue è esente da ogni risarcimento, infatti chi è che dovrebbe citarlo in giudizio? Il bue abbandonato non ha un proprietario che possa ritenersi danneggiato!
La Ghemara risponde:
Diciamo piuttosto che si tratta del caso in cui un bue abbandonato abbia incornato un nostro bue. Anche in questo caso non c'è molto da dire - che il proprietario del bue danneggiato vada e prenda possesso del bue danneggiatore, nulla glielo impedisce!
La Ghemara spiega:
Si tratta del caso in cui, dopo l'incidente in cui il suo bue fu danneggiato dal bue abbandonato, qualcun altro lo prevenne e ne prese possesso. In questo caso particolare la Mishna deve affermare che il neo-proprietario non è tenuto al risarcimento di danni fatti dal bue quando era abbandonato.
La Ghemara lancia un'altra possibilità di interpretazione:
Ravina disse: Quando la nostra Mishna insegna: BENI APPARTENENTI AD UN PROPRIETARIO DEFINITO è per escludere dal risarcimento nel caso di un bue che colpì e successivamente il suo proprietario lo dedicò al Tempio, o nel caso in cui un bue colpì e successivamente il suo proprietario lo abbandonò.
La Ghemara porta una Baraita a sostegno di Ravina:
C'è anche una Baraita cha insegna così: DISSE INOLTRE R'YEHUDA: PERSINO COLPÌ E SUCCESSIVAMENTE il proprietario lo DEDICÒ al Tempio, COLPÌ E SUCCESSIVAMENTE il proprietario lo ABBANDONÒ - il proprietario È ESENTE dal risarcimento PERCHÉ FU DETTO: (Esodo 21, 29) E FU SEGNALATO AL SUO PROPRIETARIO . . . E CAUSÒ LA MORTE ecc., vuol dire che non vi è condanna al risarcimento fino a che non sia la morte e la convocazione a giudizio sempre con uno con un unico proprietario, se invece tra l'incidente e la convocazione a giudizio vi è un cambiamento di proprietà non vi è condanna.
La Ghemara chiede:
E non ci vuole che anche la sentenza finale sia sotto lo stesso proprietario? Eppure il bue sia lapidato è scritto alla fine dello stesso versetto citato nella Baraita a proposito della sentenza finale e questo dovrebbe insegnarci che anche la sentenza finale deve essere sotto lo sesso proprietario!
La Ghemara corregge quanto detto in precedenza:
Diciamo allora: Non vi è condanna al risarcimento fino a che non sia la morte e la convocazione a giudizio e la sentenza finale sempre con uno con un unico proprietario.
 

La Ghemara prende in esame un nuovo passo della nostra Mishna: 
Vi è condanna al risarcimento MENO CHE NELL'AMBITO PRIVATO DEL DANNEGGIATORE.
La Ghemara spiega:
Perché questi il danneggiatore potrebbe dirgli al danneggiato: Cosa cercava il tuo bue nel mio ambito?
 

La Ghemara prende in esame un nuovo passo della nostra Mishna: 
E NELL'AMBITO DEL DANNEGGIATO E DEL DANNEGGIATORE cioé in un cortile di proprietà comune ai due.
La Ghemara porta una prima spiegazione:
Disse R'Chisda in nome di Avimi: Quando si tratta di un cortile di proprietà comune - la Scrittura condanna in esso uno dei proprietari per un danno provocato da un suo animale con il dente e lo zoccolo, come quando l'animale ha mangiato i prodotti dell'altro o si è steso sui suoi vasi, in quanto tale cortile comune è sempre considerato "il cortile dell'altro", e così il Tanna della nostra Mishna intendeva dire: MENO CHE NELL'AMBITO PRIVATO DEL DANNEGGIATORE che è esente dal risarcimento del danno per il motivo detto sopra, E invece NELL'AMBITO DEL DANNEGGIATO E DEL DANNEGGIATORE -  QUANDO ABBIANO FATTO DANNO, CHI NE È IL RESPONSABILE  È TENUTO A PAGARE IL RISARCIMENTODEL DANNO CON LA MIGLIOR TERRA.
La Ghemara porta una seconda spiegazione:
E invece R'Elazar disse: Se l'animale di uno dei proprietari di un cortile fa un danno, il proprietario in questione è esente dall'obbligo del risarcimento per danni provocati con il dente e lo zoccolo, in quanto tale cortile comune è sempre considerato "un dominio pubblico",e così il Tanna della nostra Mishna intendeva dire: MENO CHE NELL'AMBITO PRIVATO DEL DANNEGGIATORE che è esente dal risarcimento del danno per il motivo detto sopra, E NELL'AMBITO DEL DANNEGGIATO E DEL DANNEGGIATORE è anche esente, in quanto tale cortile comune è sempre considerato "un dominio pubblico",e l'espressione QUANDO ABBIANO FATTO DANNO, CHI NE È IL RESPONSABILE  È TENUTO serve ad insegnare che se l'animale di uno dei proprietri di un cortile comune che recato danno con il corno allora il proprietario è obbligato al risarcimento, perché il corno è condannato a risarcire i danni arrecati nel dominio pubblico.
La Ghemara obietta:
Ammesso che ciò vada bene per Shmuel, per il quale il corno non fa parte dei quattro progenitori di arrecatori di danni, che sono: lo zoccolo, il pozzo, il dente e il fuoco, tuttavia per Rav che disse: Il Tanna della Mishna ha insegnato il toro con tutte le caratteristiche del toro quindi anche dente, zoccolo e corno sono compresi nel toro - l'espressione QUANDO ABBIANO FATTO DANNO, CHI NE È IL RESPONSABILE  È TENUTO [daf 13b] cosa insegna?
La Ghemara risponde:
L'espressione QUANDO ABBIANO FATTO DANNO, CHI NE È IL RESPONSABILE  È TENUTO viene per insegnare quanto dissero Rabbanan: QUANDO ABBIANO FATTO DANNO, CHI NE È IL RESPONSABILE  È TENUTO - PER INCLUDERE i quattro custodi: IL CUSTODE GRATUITO E COLUI CHE PRESE A PRESTITO, IL CUSTODE A PAGAMENTO E COLUI CHE PRESE A NOLO, QUANDO L'ANIMALE PORTÒ DANNO NEL LORO AMBITO, nella regola che L'INGENUO PAGA MEZZO DANNO E IL SEGNALATO PAGA IL DANNO INTERO. Ma se il custode chiuse l'animale in un recinto ma VI SI APRÌ casualmente UNA BRECCIA NELLA NOTTE O VI APRIRONO UNA BRECCIA I PREDONI, E l'animale USCÌ E FECE DANNO - il custode È ESENTE dall'obbligo del risarcimento.
 

La Ghemara prende in esame le parole della Baraita e chiede:
Disse uno studioso: L'espressione QUANDO ABBIANO FATTO DANNO, CHI NE È IL RESPONSABILE  È TENUTO - viene PER INCLUDERE i quattro custodi: IL CUSTODE GRATUITO E COLUI CHE PRESE A PRESTITO, IL CUSTODE A PAGAMENTO E COLUI CHE PRESE A NOLO. Come sarebbe a dire?
La Ghemara tenta una prima soluzione:
Diciamo che il bue del prestatore danneggiò il bue del prestatario. 
La Ghemara obietta:
Questi il prestatario potrebbe dirgli: Se il mio bue avesse danneggiato un generico bue dovresti pagare tu che dovevi custodirlo, ora che  il mio bue ha danneggiato il tuo bue dovrei pagare io?
La Ghemara propone una soluzione alternativa:
Piuttosto diciamo che il bue del prestatario danneggiò il bue del prestatore!
La Ghemara obietta:
Questi il prestatario potrebbe dirgli: Se il mio bue fosse stato danneggiato da un generico bue dovresti pagare come custode tutto il mio bue,  ora che il tuo bue ha danneggiato, mi pagheresti mezzo danno?
La Ghemara propone una terza soluzione:
Resta che il caso in questione è quello in cui il bue del prestatore danneggiò il bue del prestatario, solo che qui di cosa ci stiamo occupando? Del caso in cui il custode prese su di sé la custodia del suo corpo

È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein