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È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein
La Ghemara porta una Baraita che rivela i versetti da cui si impara l'obbligo del risarcimento in casi di danni causati da un dente o da uno zoccolo:
Infatti insegna una Baraita: (Esodo 22, 4. Quando uno abbia portato gli animali al pascolo per un campo o una vigna e mandò il suo bestiame e divorò il raccolto in un campo altrui, pagherà con il suo miglior campo o con la sua miglior vigna ) E MANDÒ - QUESTO È LO ZOCCOLO, E INOLTRE EGLI DICE: (Isaia 32, 20) CHE MANDATE LO ZOCCOLO - IL TORO E L'ASINO, (Esodo 22, 4) E DIVORÒ - QUESTO È IL DENTE, E INOLTRE EGLI DICE: (Re I 14, 10) COME DIVORERÀ [daf 3a] IL DENTE FINO ALLA SUA FINE.
 

La Ghemara riporta la prima parte della Baraita per sollevare una difficoltà:
Disse il Tanna della Baraita: E MANDÒ - QUESTO È LO ZOCCOLO, E INOLTRE EGLI DICE: (Isaia 32, 20) CHE MANDATE LO ZOCCOLO - IL TORO E L'ASINO. Vorrebbe dire che se sappiamo che l'espressione e mandò si riferisce allo zoccolo è grazie al fatto che il Misericordioso ha scritto in Isaia 32, 20 - Che mandate lo zoccolo - il toro e l'asino, ma se non fosse così, l'espressione e mandò a cosa la farei riferire? Forse si riferisce a un corno o ad un dente!!
La Ghemara espone la difficoltà:
Se vuoi dire che si riferisce a un corno, per il corno il riferimento scritturale è già stato scritto! Se vuoi dire che si riferisce a un dente, per il dente il riferimento scritturale è già stato scritto! Per esclusione e mandò si deve riferire allo zoccolo e quindi il versetto di Isaia è superfluo!
La Ghemara risponde:
Il versetto di Isaia è necessario, perché potresti pensare che quello il versetto e mandò e quello il versetto e divorò si riferscono entrambi al dente, e questo il versetto e divorò si rifersce al dente quando elimina la pianta con tutto il fondo, quello il versetto e mandò si rifersce al dente quando non elimina la pianta con tutto il fondo, ma lascia intera la parte inferiore da cui la pianta può rigenerarsi, anche se non come prima. Quindi ci vuole il versetto di Isaia che ci informa che le cose non stanno così e il versetto e mandò si riferisce allo zoccolo.
La Ghemara domanda:
Ma ora che il versetto e mandò lo hai fatto riferire allo zoccolo, il danno di un dente che non elimina il fondo da dove lo impariamo?
La Ghemara spiega:
Il dente si comporta a somiglianza dello zoccolo, come lo zoccolo - non fa differenza se elimina il fondo, né fa differenza se non elimina il fondo, così il dente - non fa differenza se elimina il fondo, né fa differenza se non elimina il fondo.
 

La Ghemara riporta la seconda parte della Baraita per sollevare una difficoltà:
Disse il Tanna della Baraita: E DIVORÒ - QUESTO È IL DENTE, E INOLTRE EGLI DICE: (Re I 14, 10) COME DIVORERÀ IL DENTE FINO ALLA SUA FINE. Vorrebbe dire che se sappiamo che l'espressione e divorò si riferisce al dente è grazie al fatto che il Misericordioso ha scritto nei Re 14, 10 Come divorerà il dente fino alla sua fine, ma se non fosse così, l'espressione e divorò a cosa la farei riferire? Forse si riferisce a un corno o ad uno zoccolo!!
La Ghemara espone la difficoltà:
Se vuoi dire che si riferisce a un corno, per il corno il riferimento scritturale è già stato scritto! Se vuoi dire che si riferisce a uno zoccolo, per lo zoccolo il riferimento scritturale è già stato scritto! Per esclusione e divorò si deve riferire al dente e quindi il versetto dei Re è superfluo!
La Ghemara risponde:
Il versetto dei Re è necessario, perché potresti pensare che quello - il versetto e mandò, e quello -il versetto e divorò, si riferscono entrambi a uno zoccolo, e questo - il versetto e divorò, si rifersce allo zoccolo quando va da solo, quello - il versetto e mandò, si rifersce allo zoccolo quando lui il proprietario dell'animale lo mandò. Quindi ci vuole il versetto dei Re che ci informa che le cose non stanno così e il versetto e divorò si riferisce al dente.
La Ghemara domanda:
Ma ora che il versetto e divorò lo hai fatto riferire al dente, il danno di uno zoccolo che va da solo da dove lo impariamo?
La Ghemara spiega:
Lo zoccolo si comporta a somiglianza del dente, come il dente - non fa differenza se lui lo mandò, né fa differenza se va da solo, così lo zoccolo - non fa differenza se lui lo mandò, né fa differenza se va da solo.
 

La Ghemara solleva un'altra difficoltà:
E che il Misericordioso scriva e mandò e non occorre e divorò infatti e mandò può riferirsi a uno zoccolo e può riferirsi a un dente, può riferirsi a uno zoccolo perché è scritto: (Isaia 32, 20) Che mandate lo zoccolo - il toro e l'asino. Può riferirsi a un dente perché è scritto: (Deuteronomio 32, 24) E il dente delle bestie manderò su di essi
La Ghemara risponde:
Se non fosse per il versetto "superfluo" e divorò, sarei portato a dire che il versetto e mandò non insegna l'obbligo di risarcire i danni di entrambi i tipi ma o questo o quello, o quello causato da uno zoccolo, perché il danno da esso causato è frequente ma il danno causato dal dente, non essendo così frequente non dà luogo all'obbligo del risarcimento, o quello causato da un dente, perché il danno da esso causato dà godimento all'animale, ma il danno causato dallo zoccolo, siccome non gli dà alcun godimento non dà luogo all'obbligo del risarcimento.
La Ghemara controbatte:
Davvero! Ma i motivi che giustificano l'obbligo del risarcimento nei due casi sono pari tra loro! Che si deducano entrambi dal versetto e mandò, perché quale dei due escluderesti? E il versetto e divorò resta "superfluo"!
La Ghemara risponde:
Il versetto e divorò è necessario! Potresti credere di dire che ciò avviene che si crea l'obbligo del risarcimento solo quando egli mandò il suo bestiame, ma quando andò da solo no non si crea tale obbligo, quindi ci vuole il versetto e divorò che ci informa che le cose non stanno così e vi è obbligo di risarcimento in entrambi i casi.
 

La Ghemara rivela quali siano i derivati del dente:
Quale è il derivato del dente? Si è strofinata contro il muro per il suo godimento e ne ha causato la caduta, ha insudiciato il raccolto per il suo godimento per esempio rotolandovisi sopra ed ora non si può vendere al prezzo di prima. 
La Ghemara paragona ora il progenitore e i derivati:
Quale cosa differenzia il dente? Che c'è godimento nel suo recar danno, ti appartiene e sei tenuto alla sua custodia. Anche per ciascuno di quelli i derivati del dente sopra citati c'è godimento nel suo recar danno, ti appartiene e sei tenuto alla sua custodia. 
La Ghemara conclude:
Piuttosto, il derivato del dente è come il dente, e quando R'Pappa si pronunciò - dicendo che i suoi derivati non sono come i progenitori - si pronunciò sul derivato dello zoccolo.
 

La Ghemara rivela quali siano i derivati dello zoccolo:
Quale è il derivato dello zoccolo? Danneggiò con il suo corpo mentre camminava, con il suo pelo mentre camminava, con il carico che essa porta su di lei, con il morso che ha in bocca, con il campanaccio che porta al collo.
La Ghemara paragona ora il progenitore e i derivati:
Quale cosa differenzia lo zoccolo? Che il suo danno è frequente, ti appartiene e sei tenuto alla sua custodia. Anche per ciascuno di quelli i derivati dello zoccolo sopra citati il suo danno è frequente, ti appartiene e sei tenuto alla sua custodia. 
La Ghemara conclude:
Piuttosto, il derivato dello zoccolo è come lo zoccolo, e quando R'Pappa si pronunciò - dicendo che i suoi derivati non sono come i progenitori - si pronunciò sul derivato del pozzo.
 

La Ghemara rivela quali siano i derivati del pozzo:
Quale sarebbe il derivato del pozzo? Diciamo che il progenitore è profondo dieci, il derivato è profondo nove.
La Ghemara obietta:
Né nove è scritto, né dieci è scritto!
La Ghemara respinge questa obiezione:
Questa non è una vera difficoltà: (Esodo 21, 34) E il morto sarà suo disse il Misericordioso a proposito del pozzo, quindi il pozzo di cui parla la Tora è tale da causare la morte a un animale che vi cada, per cui Rabbanan stabilirono: Dieci tefachimcausano la morte, nove tefachim causano un danno ma non causano la morte.
La Ghemara muove un'obiezione a questa spiegazione:
Alla fin fine questo il pozzi di dieci tefachim è un progenitore per la morte e questo il pozzi di nove tefachim è un progenitore per un danno piuttosto che un derivato!
La Ghemara accetta l'obiezione e passa ad un'altra spiegazione:
Piuttosto, quando R'Pappa parla di un derivato che non è simile al progenitore, forse si riferisce a una sua pietra, a un suo coltello o a un suo carico che lasciò nel dominio pubblico e recarono danno.
La Ghemara chiede:
Come sarebbe? Se egli li rese hefker, sia per Rav che per Shmuel si tratta di un pozzo vero e proprio, e non di un suo derivato, [daf 3b] ma se non li rese hefker, per Shmuel, che disse tutti i tipi di inciampi li impariamo dal pozzo, si tratta di derivati del pozzo, e sono in effetti i derivati del pozzo di cui forse R'Pappa disse che non sono simili al pozzo nel creare l'obbligo del risarcimento dei danni, per Rav, che disse tutti i tipi di inciampi li impariamo dal toro, si tratta di derivati del toro, nei riguardi del quale già imparammo che sono similmente al toro stesso danno luogo all'obbligo di risarcimento danni, e certo non sono quelli di cui parlò R'Pappa!
La Ghemara paragona ora il progenitore e i derivati del pozzo secondo Shmuel:
Quale cosa differenzia il pozzo? Che fin dall'inizio è atto a recar danno, ti appartiene e sei tenuto alla sua custodia. Anche per ciascuno di quelli i derivati del pozzo sopra citati fin dall'inizio è atto a recar danno, ti appartiene e sei tenuto alla sua custodia. 
La Ghemara conclude:
Piuttosto, il derivato del pozzo è come il pozzo, e quando R'Pappa si pronunciò - dicendo che i suoi derivati non sono come i progenitori - si pronunciò sul derivato del mav'e.
 

La Ghemara si chiede cosa sia il mav'e e quali siano i suoi derivati:
Quale sarebbe il derivato del mav'e? Secondo Shmuel, che disse che il mav'e è il dente, abbiamo già stabilito che il derivato del dente è come il dente e quindi non può essere il derivato di cui parlava R'Pappa. Secondo Rav, che disse il mav'e è l'uomo stesso che reca danno, che progenitori e che derivati vi sono?
La Ghemara propone una soluzione per subito respingerla:
E se dirai, il progenitore è l'uomo quando è sveglio, il derivato è l'uomo quando è addormentato, c'è una Baraita che insegna: UN UOMO È SEMPRE SEGNALATO come possibile arrecatore di danni, SIA DA SVEGLIO CHE DA ADDORMENTATO.
La Ghemara porta la soluzione:
Piuttosto, quando R'Pappa parla di un derivato che non è simile al progenitore, forse si riferisce al suo sputo e al suo muco.
La Ghemara chiede:
Come sarebbe? Se ha recato danno nel cadere su qualcosa, come sporcando un abito o rendendo disgustoso un cibo, è in forza di lui stesso ed è ovvio che crei l'obbligo di risarcire il danno come se lo avesse fatto con una parte del suo corpo. Se ha recato danno dopo che si è posato, sia per Rav che per Shmuel è un causatore di danni del tipo di un pozzo.
La Ghemara conclude:
Piuttosto, il derivato del mav'e è come il mav'e, e quando R'Pappa si pronunciò - dicendo che i suoi derivati non sono come i progenitori - si pronunciò sul derivato del fuoco.
 

La Ghemara rivela quali siano i derivati del fuoco:
Quale sarebbe il derivato del fuoco? Diciamo che quando R'Pappa parla di un derivato che non è simile al progenitore, forse si riferisce a una sua pietra, a un suo coltello o a un suo carico che lasciò in cima al tetto e caddero sospinti da un comune vento e recarono danno.
La Ghemara obietta:
Come sarebbe? Se hanno recato danno nel cadere su qualcosa, son lo stesso del fuoco. Quale cosa differenzia il fuoco? Che una forza estranea è in esso coinvolta, ti appartiene e sei tenuto alla sua custodia. Anche per quelli i derivati del fuoco sopra citati una forza estranea è in essi coinvolta, ciascuno di essi ti appartiene e sei tenuto alla sua custodia. 
La Ghemara conclude:
Piuttosto, il derivato del fuoco è come il fuoco, e quando R'Pappa si pronunciò - dicendo che i suoi derivati non sono come i progenitori - si pronunciò sul derivato dello zoccolo.
La Ghemara si meraviglia:
Zoccolo? Ma già stabilimmo che il derivato dello zoccolo è come lo zoccolo!
La Ghemara risponde:
R'Pappa si riferiva al mezzo danno dei ciottoli, come su di essi insegna una legge di origine mosaica. È una tradizione ricevuta da Mosé sul monte Sinai, che se un sasso schizzato dallo zoccolo di un animale fa un danno, benché sia stato l'animale a provocarlo, il danno si considera parziale e come tale viene risarcito. E come mai viene chiamato un derivato dello zoccolo? Siccome si paga come il danno causato dal corno, forse è un derivato del corno? Si considera un derivato dello zoccolo e non del corno in quanto si risarcisce dalla casa del proprietario dell'animale, e non dal corpo dell'animale stesso, come nel caso del danno da corno. Ciò ha particolare rilievo quando il danno è superiore al valore dell'animale stesso.
La Ghemara solleva un'obiezione circa quest'ultima spiegazione:
Eppure risultava problematico a Rava! Perché Rava si chiedeva: Il mezzo danno dei ciottoli, risarcisce dal suo corpo del bue che ha recato il danno, o risarcisce dalla casa del padrone del bue? 
La Ghemara risponde:
Per Rava era un problema, per R'Pappa era cosa ovvia che il mezzo danno dei ciottoli è un derivato dello zoccolo e il risarcimento vien fatto persino dalla casa del proprietario e non è limitato al valore del corpo dell'animale che ha recato il danno.
La Ghemara non è soddisfatta:
Comunque sia, per Rava che era in dubbio, perché il mezzo danno dei ciottoli viene chiamato derivato dello zoccolo piuttosto di derivato del corno? 
La Ghemara risponde:
Quanto all'esenzione dal risarcimento nel dominio pubblico il danno dei ciottoli è simile allo zoccolo e al dente che sono colpevoli solo quando invadono il dominio privato.
 

La Ghemara prende in considerazione il prossimo passo della nostra Mishna:
IL MAV'E E IL PROPAGARSI DEL FUOCO ecc.
La Ghemara si chiede:
Cos'è il mav'e
La Ghemara introduce la diatriba tra Rav e Shmuel sulla natura del mav'e:
Rav disse: Un mav'e è un uomo che arreca un danno, e Shmuel disse: Un mav'e è il dente di un animale domestico che arreca un danno. Rav disse: Un mav'e è un uomo, perché è scritto: (Isaia 21, 12) Disse il guardiano: È venuto il giorno e anche la notte se vorrete interrogare, interrogate (be'aiu). L'espressione contenente la radice comune a mav'e - cioé be'aiu, si riferisce a un uomo. E Shmuel disse: Un mav'e è il dente, perché è scritto: (Ovadia 1, 6) Come vennero frugati i figli di Esav, vennero scoperti (niv'u) i loro tesori nascosti. L'espressione contenente la radice comune a mav'e - cioé niv'u, si riferisce a qualcosa che viene scoperto, come il dente, che si scopre, a volte, e si ricopre.
La Ghemara chiede a proposito di questo ultimo versetto:
Come si impara da questo versetto che niv'u indica il dente?
La Ghemara riporta la traduzione aramaica del versetto:
Come traduce R'Yosef: Ichdin itbalish Esav, itgalin matmarohi. La traduzione di niv'u è itgalin che vuol dire viene scoperto, come il dente, che si scopre, a volte, e si ricopre.
La Ghemara chiede:
Ma perché Rav non disse come Shmuel?
La Ghemara risponde:
Rav ti direbbe: Forse che il Tanna della nostra Mishna ha insegnato niv'e che è un espressione passiva? Ha insegnato invece mav'e che è un espressione attiva che ha il significato di "scoprire" e non di "scoprirsi"!
La Ghemara chiede:
E Shmuel, perché non ha detto come Rav?
La Ghemara risponde:
Shmuel ti direbbe: Forse che il Tanna della nostra Mishna ha insegnato bo'e che è l'espressione giusta se dobbiamo imparare dal versetto di Isaia? 
La Ghemara obietta:
Ad ogni modo i versetti non son facili da interpretarsi né secondo questo maestro né secondo l'altro.
La Ghemara ritorna alla domanda già fatta in precendeza:
Perché Rav non disse come Shmuel?
La Ghemara fornisce una nuova risposta:
Secondo Rav mav'e non può essere il dente perché il Tanna della nostra Mishna ha insegnato "il toro" e con esso sono compresi tutti gli elementi del toro - il corno, il dente e lo zoccolo. Non può essere che poi si ripeta chiamando successivamente il dente con un altro nome.
La Ghemara obietta:
Ma anche per Shmuel il Tanna ha insegnato "il toro" in cui sono compresi tutti gli elementi del toro - il corno, il dente e lo zoccolo?
La Ghemara risponde con le parole di R'Yehuda:
Disse R'Yehuda: Il Tanna ha insegnato "il toro" solo per il suo corno e mav'e per il suo dente, e per dimostrare che l'uno non può essere dedotto dall'altro così disse: Il corno, che non trae godimento nel recar danno, ed è più facile da custodire, non è simile al dente che trae godimento dal recar danno, ed è quindi più difficile da custodire.

È permesso copiare e divulgare la presente pagina a condizione che a capo e a piè pagina sia riportata la scritta da "Chavruta" di Rav Mordechai Goldstein